libri Recensioni

La comunicazione è un posto dove ci piove dentro di Roberto Olivi e l’azione salvifica dei libri

10 Maggio 2019
La comunicazione è un posto dove ci piove dentro di Roberto Olivi e l'azione salvifica dei libri

La comunicazione è un posto dove ci piove dentro di Roberto Olivi è stato scritto per condividere l’esperienza professionale acquisita negli anni e per motivare perché i libri salveranno il marketing.

Il libro, edito Le navi di Teseo, non è un romanzo ma un esempio di storytelling sul ruolo del comunicatore il quale, per definirsi e aggiornarsi, ha scelto Lezioni americane di Italo Calvino come guida.

Date le premesse, in che modo, o senso, La comunicazione è un posto dove ci piove dentro?

La comunicazione è un posto dove ci piove dentro di Roberto Olivi: sovrapposizioni letterarie e storytelling d’azienda

La comunicazione è un posto dove ci piove dentro di Roberto Olivi, introdotto da Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, prende come riferimento le Lezioni americane di Italo Calvino e le contestualizza affiancando dei libri a tema e, a loro volta, raccolti in una nota bibliografica semplice ed essenziale.

A partire dall’introduzione il testo comunica sia sul piano professionale sia su quello umano. Da una parte si chiarisce al lettore quali saranno i temi e i consigli pratici che verranno disposti nei capitoli successivi e, dall’altra, gli si fa sapere quali obiettivi e benefici verranno raggiunti grazie a questa specifica lettura.

Fin da subito, La comunicazione è un posto dove ci piove dentro attira l’attenzione e, una volta ottenuta, fa in modo che chi legge si senta partecipe di un progetto. Chiarite le condizioni e le modalità del percorso di lettura segue una considerazione di Roberto Olivi sullo stato della comunicazione oggi.

Ribadendo il concetto che:

“Per scrivere prima bisogna leggere, come per parlare prima bisogna ascoltare”.

si comincia a disporre il panorama dei libri selezionati.

Alle Lezioni americane di Calvino si aggancia On Writing di Stephen King. Appare subito il tema dello storytelling che, per quanto d’effetto, non sembra aver risolto le problematiche che sorgono quando si prende atto della natura molteplice della comunicazione e della complessità dei suoi strumenti di marketing. Problematiche che si riscontrano anche (e paradossalmente) quando si ha a che fare con i contenuti:

Quando vedo comunicati stampa scritti male, siti incomprensibili ed email sgrammaticate, penso che ci sia qualcosa di sbagliato e irrimediabilmente distorto. La comunicazione scritta funziona se è ben scritta.

e ai quali ci si approccia scambiando la leggerezza calviniana per superficialità. Questa distorsione, alterazione degli strumenti del comunicatore necessita un minimo di approfondimento e che è possibile attraverso la lettura di libri come La stanza intelligente di David Weinberger e Internet ci rende stupidi? di Nicholas Carr.

Scrive Roberto Olivi:

Nella rete troviamo tutto e il contrario di tutto. Ma quello che leggiamo non sono più fatti, ma interpretazioni, opinioni, punti di vista. E spesso non ne siamo consapevoli. Un paragone calzante che utilizza Weinberger è quello del lettore curioso che entra in una libreria con una quantità sterminata di libri. Come si orienta? O meglio come si orientava? Una volta era semplice, il libraio svolgeva la funzione di filtro. […] Oggi Internet ci pone di fronte una biblioteca sterminata dove i testi non solo sono infiniti, ma, all’interno di ogni scritto, attraverso i collegamenti ipertestuali, la moltiplicazione delle informazioni rischia di farci perdere. […] Quante volte ci è capitato, di fronte a una notizia curiosa o strana, di sentirci dire: “L’ho letto su Internet?” –

Sintetizzato questo, La comunicazione è un posto dove ci piove dentro re-inquadra il concetto di leggerezza e, proseguendo con la consultazione di Lezioni americane come guida, si arriva alle prime indicazioni con Le sette leggi della velocità di Ajaz Ahmed e Stefan Olander:

  1. Una Smith & Wesson batte quattro assi;
  2. Si fa prima a farlo che a dirlo;
  3. La miglior forma di pubblicità (o advertising) non è la pubblicità;
  4. Conveniente è nemico di giusto;
  5. Rispettare la natura umana;
  6. Nessuna barzelletta sopravvive a un comitato di sei persone;
  7. Avere un proposito più grande di noi.

Senza dimenticare un richiamo al Cluetrain Manifesto (allegato alla fine del libro) le leggi elencate svolgono la funzione di punti di riferimento per orientarsi su come:

  • definire, in Storytelling e azienda come media company, una strategia di comunicazione e i soggetti chiamati a portarne avanti idee e modalità di esecuzione;
  • riflettere su Come nascono le idee senza farsi condizionare dalla paura di sbagliare e, anzi, cercando di gettare le basi per definire una diversa cultura dell’errore;

Spesso siamo così travolti dall’idea di fare cose che non solo ci dimentichiamo di celebrare le iniziative di successo, ma ci scordiamo delle iniziative stesse. Questo è un errore perché, non solo da passato si può imparare ma, talvolta, si possono anche riprendere idee vincenti adattandole ai tempi che cambiano.

  • cominciare a unire i puntini andando là dove ci sono le teorie e gli strumenti pratici per farlo e che Roberto Olivi indica nel capitolo Due giorni alla Scuola Holden;
  • non dimenticare le priorità e, in particolare di una ben precisa intitolata È la reputazione, bellezza. Il titolo di questo capitolo – tappa suggerisce, indirettamente, di leggere anche È la stampa, bellezza di Giorgio Bocca (scrivo indirettamente perché, pur non essendo menzionato nella nota bibliografica, mi è venuto in mente ripensando al Curriculum Del Lettore di Mary Sciarrone);
  • raccogliere materiale e testimonianze su esempi di successo e che sono tali in quanto, per concretizzarsi, hanno seguito i punti di riferimento predisposti in precedenza e illustrati attraverso il Progetto SpecialMente come idea virus;
  • rileggere le strategie di comunicazione e i contenuti realizzati per trarre la morale della storia e che si esplica in L’intercultura come valore strategico per la responsabilità d’impresa;
  • utilizzare quanto appreso per comprendere le persone più adatte allo svolgimento della trama e perché, come è stato tratteggiato in Il ruolo dei Brand Ambassador: Alex Zanardi e Carlotta Visconti e, infine,
  • chiudere le fila con altri esempi riportati in Comunicare l’innovazione: l’app iFoodies e Il design come linguaggio della differenza.

Gli ultimi due capitoli, per quanto interessanti, hanno corso il rischio di essere letti come una reiterazione superflua, non necessaria ai fini dichiarati all’inizio del libro. Il rischio di perdere la concentrazione in fase di lettura potrebbe essere stata determinata dal puntuale riferimento, tra incisi, all’azienda in cui l’autore lavora (BMW Italia). Eccesso di trasparenza comunicativa o deformazione professionale?

Mentre elaboravo le mie impressioni o percezioni di lettura, un bambino di otto anni mi ha chiesto di cosa parlava e a cosa mi serviva leggere questo libro.

Mi sono limitata a dire che volevo imparare qualcosa sul lavoro della comunicazione e, non sapendo spiegarmi meglio, ho trovato provvidenziale che i suoi coetanei lo invitassero a giocare a calcio. Era troppo attento e interessato e, a mia volta, non capivo perché o cosa avesse acceso la sua curiosità. È stato un momento curioso che mi ha portata a sospendere l’osservazione di possibili pregiudizi e a spostare la prospettiva di lettura.

Se si guarda alla comunicazione come se fosse un gioco (complesso e ricco di incognite ma, un gioco) allora questo significa che ha delle regole da rispettare per competere con gli altri giocatori, senza litigare e rimanendo coerenti a un minimo di spirito sportivo. In tal senso, col rischio di ribadire l’ovvio, il libro di Roberto Olivi è decisamente utile per capire quali sono le regole da comprendere e gli strumenti da applicare e utilizzare correttamente. Le impressioni potenzialmente negative emerse negli ultimi due capitoli sono scivolate via come gocce di pioggia lungo la tela di un ombrello aperto.

Persuasa quindi del perché i libri salveranno il Marketing resto tuttavia convinta che i libri possono fare di più e di meglio. Anche se tante volte passano inosservati, non letti, è in questo senso che interpreto (e porto alla fine) la citazione posta all’inizio di La comunicazione è un posto dove ci piove dentro:

“La mente è come un paracadute.
Funziona solo se si apre.
La mente che si apre a una nuova idea non torna mai alla dimensione precedente.
Ogni cosa che puoi immaginare la natura l’ha già creata.
Il segreto della creatività è saper nascondere le proprie fonti.”

È bella perché appare più completa di quanto viene riportata e che, di solito, non va oltre le prime due frasi.
È bella perché ti invita a procedere per comprensione, a fare buon uso dell’immaginazione.
È anche divertente, per il rompicapo con la quale si chiude e che, accennati gli strumenti della creatività, lascia trasparire la certezza che per arrivare a delle soluzioni (o verità o…) le possibilità sono infinite. 🙂

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply

error: Content is protected !!