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Cesare o nessuno, Borgia e Leonardo Da Vinci: il principe di Giulio Leoni

3 Maggio 2019
Il principe di Giulio Leoni: o Cesare o nessuno, Borgia e Da Vinci

Cesare Borgia dichiarò:

“O Cesare o nessuno, questo ho scritto nella mia impresa.
[…]
Non posso restare qui, ad attendere il pugnale di qualche sicario che giunge nella notte”.

Su queste parole prende forma Il principe, romanzo storico di Giulio Leoni e al quale si agganciano due domande pre-lettura:

  1. Qual è il ritratto umano tratteggiato per questo temuto personaggio storico?
  2. Su quali basi si costruisce una relazione tra un feroce stratega militare e Leonardo Da Vinci, ai tempi sublime dipintore?

Romanzo di Cesare Borgia: meglio essere temuto o amato? Storia dello scorpione

Presentato a Pordenone Legge 2018, il romanzo storico di Giulio Leoni mi ha incuriosita per gli intenti dell’autore che volevano fare di Cesare Borgia un ritratto il più possibile vicino al vero, che colmasse quei vuoti in cui si nasconde l’umano e che, nell’opera di Machiavelli, non esistono.

Per eseguire questa operazione l’immagine di Cesare Borgia andava ripresa e ricostruita per darne una versione che comprendesse anche le sfaccettature ritenute, storicamente, meno interessanti.

A partire da una ricostruzione dell’educazione ricevuta, primo elemento interessante è la probabile sovrapposizione della percezione che Cesare aveva di sé stesso con l’immagine di Alessandro Magno e delle sue gesta, tramandata tra le carte del suo precettore. La fanciullezza e la giovinezza del maggiore dei figli di Innocenzo VI si confonde con il mondo antico.

Il futuro duca Valentino interiorizza e disegna la sua visione di un regno unificato a fil di spada, soggetto sotto il suo dominio. Un dominio da contrapporre al Papa, padre biologico ma assente, al fine di affrancarsi dal ruolo di pedina impostogli e che mal sopporta. Rodrigo Borgia diventa così Filippo II di Macedonia e Cesare si identifica con l’immagine che a sua volta trae dalla figura di Alessandro Magno.

Secondo elemento interessante, seppur cruento, è una scena in cui la formazione militare del giovane Cesare giunge a compimento e che fa combaciare la teoria machiavellica con la pratica. Nella gestione del potere, l’ago della bilancia si sposta verso l’abilità di incutere timore e conferma così l’intuizione del maestro che vede, nel maggiore dei fratelli Borgia, un individuo troppo taciturno ed introverso per essere amato.

Unica figura femminile che pare l’abbia amato è la sorella Lucrezia la quale compare strategicamente nei momenti salienti della formazione del fratello ed è la sola in grado di interrompere i cupi pensieri in cui il protagonista si immerge poco prima di un assedio o quando il dolore e le deturpazioni al volto, causati dalla sifilide, si acuiscono.

Lucrezia appare dunque l’unica capace di vedere in Cesare i suoi tratti umani a differenza dell’ambasciatore veneziano Andrea Mocenigo il quale, in seguito ad un incontro, così avvisa il Consiglio dei Dieci:

“[…]
non cadiate in inganno: dietro quei tratti seducenti si nasconde il temperamento di una belva. E il suo spirito non accetta di essere tagliato con acqua.
[…]
La Serenissima Repubblica si guardi da quest’uomo e dalle sue profferte. E non stringa con lui e la sua genia alcun patto, che egli di certo tradirebbe alla bisogna.”

Uomo o demone, il volto di Cesare Borgia è un volto che Leonardo Da Vinci potrebbe ritrarre ma che non si arrischia ad eseguire sebbene il concetto di Bello e di Vero possa essere definito anche per mezzo delle tenebre e non solo della luce.

Sono plausibili, ne Il principe di Giulio Leoni, le conversazioni tra il sublime dipintore e lo spietato condottiero. Sono gli unici frangenti in cui, con coerenza, la personalità geniale e luminosa di Leonardo mostra un Cesare inedito, dotato di una certa sensibilità arroccata al di là di una maschera irrimediabilmente fusa e legata con l’idea che il protagonista ha della morte.

Sono momenti in cui Cesare sembra concedersi il lusso di essere sé stesso e non ciò che è stato destinato a rappresentare e del quale si rende sempre più consapevole nel corso della narrazione. Momenti che assumono un valore tale per il Borgia che, per ricompensare Da Vinci, lo fa assistere di nascosto alla strage di Senigallia che, vagamente, ricorda le Nozze Rosse di Game of Thrones per come vengono messe in atto le modalità da seguire per eliminare avversari politici e militari.

A Leonardo, in pratica, viene fatto il dono di poter osservare la vera natura di Cesare e, senza far la fine della storia della rana e dello scorpione.

Il principe di Giulio Leoni: romanzo di Cesare Borgia

Rileggendo i versi apposti come preludio a Il principe di Giulio Leoni mi sono chiesta da dove provenissero. Facendo una veloce ricerca, i versi di Shakespeare:

“Visto, perciò, che non posso fare il galante,
in questi tempi dalla loquela tornata,
ho deciso di fare il furfante
e di odiare gli oziosi piaceri del giorno d’oggi.”

provengono da Riccardo III, personaggio della storia inglese tratteggiato seguendone le ombre e non le luci così come Giulio Leoni ha ritratto, a suo modo, il duca Valentino.

A quanto pare tutto combacia in questo libro piacevole da leggere e in linea, dall’inizio alla fine, con gli intenti dell’autore: fornire al lettore una versione verosimile di quello che fu Cesare Borgia non solo come politico e stratega militare ma anche come essere umano, senza eccedere troppo con l’immaginazione.

Però, se Cesare Borgia avesse ricevuto un’educazione diversa e la lealtà di un amico e non la devozione di un sicario al suo servizio, quali scelte avrebbe compiuto? Quale traccia avrebbe lasciato del suo passaggio e, in rapporto a Leonardo Da Vinci, sarebbe stato ricordato diversamente?

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