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Brand Festival 2019: identità, comunicazione e libri a Jesi

5 Aprile 2019
Brand Festival 2019: identità, comunicazione e libri a Jesi

Oggi si conclude, a Jesi, la terza edizione del Brand Festival e, come souvenir dei giorni trascorsi nelle Marche, condivido con te appunti e impressioni raccolti durante gli incontri di apertura di una manifestazione dedicata all’identità di marca e alla comunicazione pubblicitaria.

Vieni a leggere com’è andata?

Brand Festival 2019: Brand Kaleido, tra le Marche e il Mondo, “Bill” la mostra e Lead & Read

L’input di scendere a Jesi per il Brand Festival mi è stato dato subito dopo l’intervista all’esperta di retorica Flavia Trupia e, dato che le stesse tematiche attraversano anche questo spazio web, ero interessata a:

  • seguire la sfida della contaminazione lanciata da Brand Kaleido,
  • ascoltare il confronto Tra le marche e il mondo,
  • visitare la mostra sul concetto di pubblicità secondo Bill Bernbach
  • raccogliere un po’ di quelle tracce digitali tra umano e futuro che si sono date appuntamento per un aperitivo Lead & Read e,
  • approfondire le tematiche affrontate nel workshop formativo Storybranding – Il gioco delle verità.

Brand Festival 2019: incontri di apertura all'evento

Brand Kaleido – Live Challenge

La sfida di Brand Kaleido era coinvolgere aziende e agenzie di comunicazione in un contest in cui le agenzie dovevano candidarsi per rispondere alle domande dei brand interessati a capire in che modo si può valorizzare, con creatività e coerenza, l’identità di marca attraverso una strategia di comunicazione efficace.

Le risposte convergevano sul come analizzare mercato e comportamenti di consumo per selezionare i servizi e i social network più adeguati agli obiettivi del brand ma, alla menzione di termini come storytelling e influencer, Paolo Iabichino è intervenuto per fare dei chiarimenti.

Per quanto riguarda l’utilizzo degli influencer ha specificato, nello spazio di un minuto, che gli unici modi per utilizzarli in modo intelligente sono:

  1. guardare nel cuore dell’azienda, tra i propri dipendenti, per favorire una strategia di advocacy o
  2. assumere gli influencer che hanno dimostrato, online, di avere competenze specifiche riguardo a un determinato prodotto di marca.

Il chiarimento sul termine storytelling ha richiesto più tempo perché si collegava a un quesito insoluto posto da Roberto Olivi di BMW Group (ospite anche a Pordenone Legge 2018 con il suo libro La comunicazione è un posto dove ci piove dentro) e che si apriva con una citazione di Alessandro Baricco:

“Sfila via i fatti dalla realtà: quel che resta è storytelling”

Cristiano Carriero di La Content Academy e curatore della collana Web & Marketing Hoepli ha spiegato che lo storytelling, secondo lui, deve operare nel campo del verosimile in quanto, un’azienda, non può sfilarsi dalla realtà.

“Storytelling è comunicare attraverso le storie, non raccontare storie (con le storie)”

Dal punto di vista di Roberto Olivi, invece, la definizione di Baricco non esclude la realtà aziendale dalla strategia di storytelling ma invita a ricercare una chiave di unione tra la comunicazione delle attività di business e la comunicazione delle attività rivolte al sociale portate avanti da un’azienda.

Chi ha vinto la sfida lanciata da Brand Kaleido? La semantica, credo. 🙂

Tra le Marche e il mondo – Istanze locali e globalizzazione, tra identità territoriali e cittadinanze universali

La tavola rotonda tra le identità territoriali alle prese con la globalizzazione ha riunito sette Top Manager che, oltre a presentarsi con il titolo professionale che li contraddistingue, hanno portato con sé il titolo del libro con cui si identificano di più. E così:

Con questa piccola accortezza, si è aperta una finestra sul lato umano di chi decide le strategie di Marketing & Comunicazione di Brand che operano sia sul territorio nazionale sia al di fuori di esso impegnandosi a:

  • mantenere la cultura di base dell’impresa lavorando sul dialogo con i propri clienti;
  • curare, con la qualità dei prodotti, un unico mercato e un’unica famiglia di consumatori;
  • prendere coscienza che le attività aziendali possono essere utili anche per migliorare lo stile di vita delle persone alle quali ci si rivolge;
  • raccontare la propria radice identitaria senza aver paura del diverso e raccogliere una sfida narrativa aziendale senza risultare autoreferenziale;
  • riportare i tratti distintivi del territorio sui prodotti realizzati per altri Brand;
  • favorire il passaggio, anche attraverso l’ausilio delle moderne tecnologie, da aziende multinazionali ad aziende multiculturali e, infine,
  • invertire le tendenze degli anni ‘90 tipiche dello slogan “Pensa locale, agisci globale”.

A questo punto ho smesso di prendere appunti per il puro piacere di ascoltare come, in sintonia con le cariche che ricoprono, emergevano le caratteristiche personali degli esperti di comunicazione riuniti a questo incontro.

La pubblicità attraverso gli occhi di Bill Bernbach

“Bill” – La mostra

Dall’udito alla vista, la mostra dedicata a Bill Bernbach è stata interessante per i quadri ad effetto per via delle modalità di rappresentazione del volto umano, per gli accostamenti di colore e per l’inserimento di simboli che lasciano spazio a varie impressioni e interpretazioni.

Alle immagini erano accostate delle didascalie che sintetizzano il pensiero di base dei pubblicitari riuniti per mezzo delle loro opere. Mi sarebbe piaciuto avere un catalogo che le raccogliesse. Per rileggere con calma ogni frase, al fine di comprendere meglio il tema della mostra basata sul:

“cercare di cambiare il concetto di pubblicità come regno dell’irrealtà per costruire civiltà e benessere”.

In mancanza di un catalogo, ho fotografato tutte le citazioni. 😉

Lead & Read – Tracce digitali tra umano e futuro

Nominato Lead & Read, per indicare un aperitivo con i guru ospiti al Brand Festival, l’incontro moderato da Paolo Iabichino ha presentato i libri scritti dalla pubblicitaria Mafe De Baggis e dal sociologo Francesco Morace, entrambi sulle tracce digitali tra umano e futuro.

Il nodo da sciogliere in questa chiacchierata era indagare in che modo la comunicazione è cambiata rispetto alla società e agli strumenti di approccio ad essa al fine di instaurare un dialogo più umano, con il corretto utilizzo dei nuovi media digitali.

Il finale è rimasto aperto e il dialogo, che vuole mantenere la speranza di riuscire a costruire un futuro consapevole in un presente incerto, prosegue nei libri che, dal Brand Festival, ho scelto di portare a casa e per questo blog:

  1. Scripta Volant – Un nuovo alfabeto per scrivere (e leggere) la pubblicità oggi, Paolo Iabichino, Codice Edizioni, marzo 2019, € 16
  2. #Luminol – La realtà rivelata dai media digitali, Mafe De Baggis, Hoepli, tracce, € 14.90
  3. Futuro + Umano Quello che l’intelligenza artificiale non potrà mai darci, Francesco Morace, Egea, settembre 2018, € 24

Libri e letture dal Brand Festival a ParoleOmbra

Poco prima di questo incontro mi è stato chiesto cosa mi ha portato a Jesi.

A portarmi al Brand Festival è stato il Brand Festival.

In ogni incontro ho percepito che l’interesse a comunicare bene e a raggiungere obiettivi pratici, se si fanno le domande giuste, non preclude la necessità di soffermarsi a riflettere sul concetto di identità e a domandarsi su quale sia il modo migliore per coltivare relazioni umane e professionali fondate sulla trasparenza, sulla collaborazione e sulla fiducia reciproca tra tutti i soggetti che fanno, subiscono e necessitano di nuove strategie di comunicazione.

Per concludere, colgo l’occasione per ringraziare l’esperto di comunicazione che mi ha chiesto cosa mi ha portata a Jesi. In quel momento, per me, era la domanda giusta per formulare, a mia volta, una risposta da condividere con te.

Vuoi leggere anche gli appunti del workshop
Storybranding – Il gioco delle verità
con Valentina Vellucci, Alex Orlowsky, Matteo Flora e Andrea Fontana?

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così ti racconto anche un po’ di Jesi come (bellissima) località turistica. 🙂

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