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Happy Hour di Mary Miller: storie di cattive abitudini, al femminile

15 Marzo 2019
Happy Hour di Mary Miller: storie di cattive abitudini, al femminile

Ci sono libri che percepisco come sicuri perché so che, in quanto classici della letteratura pubblicati da case editrici prestigiose, difficilmente mi deluderanno.

Con Happy Hour volevo spezzare la tradizione, variare voce narrante, casa editrice. Sentire cosa questa raccolta di racconti aveva da dire sulle cattive abitudini al femminile, seguire come Mary Miller avrebbe risposto alla domanda, sottintesa, sul perché le donne fanno scelte sbagliate trovandosi sempre inadeguate e fuori posto e capire in che modo la Black Coffee Edizioni avrebbe riportato il discorso che ne è scaturito.

Happy Hour di Mary Miller: e se non fosse una questione di scelte giuste o sbagliate?

Happy Hour di Mary Miller è una raccolta di racconti che parlano di donne:

“consapevoli dei loro errori e della necessità di un cambiamento, eppure non reagiscono, forse bloccate dalla paura o dalla semplice pigrizia”.

A partire da Istruzioni le figure femminili descritte in questo libro sanno che non possono più fare affidamento sulla controparte maschile come sono state abituate o educate a fare e ragionano su come scendere a patti con i ruoli che hanno o presumono di avere, senza però aver ben chiaro che cosa l’ambiente e l’umanità che la abita si aspetti da loro.

Devono fingere di essere stupide e incapaci perché così è più facile trovare qualcuno che si prenda cura di loro?

Adattarsi all’ottica maschile che In viaggio al termine della notte trova più facile rinunciare alla vita che all’amore e che, indirettamente, Mary Miller sembra riportare in Verso l’alto?

Imparare ad arrangiarsi con quello che gli uomini, sempre identificati come ex o ragazzi, sono disposti a dare?

Rinunciare all’idea che esista qualcuno in grado di vederle come esseri umani con i quali confrontarsi e/o confidarsi?

Accontentarsi di stare in Prima classe, in compagnia di altre donne con le quali non ci si diverte perché, qualunque sia il livello economico, culturale ed educativo dalla quale provengono, non ci sono alternative?

Sperare che una bambina si ricordi che c’è stata una donna che, pur consapevole del sistema affidatario americano raccontato ne Il linguaggio segreto dei fiori, ha comunque tentato di farle capire che al mondo non esiste solo un Amore grande, grosso e cattivo?

Cosa e come dovrebbero reagire le donne illustrate in Happy Hour, esattamente?

Perché il quadro complessivo messo insieme da Mary Miller mostra al lettore che la questione non è tanto capire perché il femminile fa scelte sbagliate ma rendersi conto che la libertà di scelta della donna è illusoria, priva di fondamento. In tal senso, la ricerca della felicità e del possibilismo tipica della cultura americana diventa una facciata dietro la quale nascondere la cultura reale, quella in cui l’unica cosa che può fare il femminile è chiudersi in una delle Tabelle a disposizione ed esercitarsi a sparire perché, tanto:

“Nulla nella vita è gratis”.

La ricerca di comprensione nei posti sbagliati sembra determinata dal fatto che alla crisi dei valori non corrisponde un effettivo crollo delle convenzioni che ne regolano il tessuto sociale e le relazioni fra uomo e donna. A prescindere dalla scala sociale o dal grado di ricchezza e di istruzione delle protagoniste, Mary Miller fa notare in modo realistico che non hanno molto margine di reazione che, più che pigre o insicure, appaiono stanche, da tempo giunte al limite della sopportazione.

A leggere Happy Hour le probabilità di coronare il desiderio di migliorare la propria condizione non sono molte e, di conseguenza, anche le possibilità di fare la scelta giusta si riducono nel racconto che dà il titolo alla raccolta e al quale si aggrappano, più per salvare le apparenze che per il puro piacere di vivere e amare.

Scegliendo di leggere i racconti di Mary Miller volevo spezzare la tradizione di leggere sempre e solo classici della letteratura, nella speranza di trovare una narrativa più moderna, controcorrente. Solo che, mentre leggevo queste sedici storie che “inchiodano il lettore alla pagina” più volte mi è venuto in mente che forse mi conveniva rileggere L’amante di Marguerite Duras che della condizione femminile attuale aveva già fatto il punto negli anni ’80. Che si tratti di letteratura classica o contemporanea sembra che non sia cambiato nulla perché ancora sono troppo poche le donne che tentano di trovare un modo per sbloccare quella che è, in realtà, una situazione stagnante.

Il pregio di Happy Hour è che, almeno, si continua a parlarne e se la Black Coffee Edizioni ha scelto di inserirlo nel proprio programma editoriale è, per me, un segnale di reazione positivo che, se non allontana dalla tradizione, riesce, nel suo piccolo, a dargli voce, valore e possibilità di scelta.

Ora, quali altri libri della Black Coffee Edizioni potrei leggere? Suggerimenti?

Autrice: Mary Miller
Titolo: Happy Hour
Titolo originale:
Traduzione: Sara Reggiani
Casa Editrice: Edizioni Black Coffee
Pubblicazione: maggio 2017
Pagine: 259
Prezzo di copertina: € 15

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