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Elogio della parola di Lamberto Maffei: voci e conversazioni sul linguaggio

22 Febbraio 2019
Elogio della parola di Lamberto Maffei: voci e conversazioni sul linguaggio

Elogio della parola di Lamberto Maffei è un breve saggio dedicato al linguaggio dove, alla parola, sono dedicate lodi e onori.

Come si fa a elogiare la parola, strumento principe per favorire il dialogo e la comprensione, con altre parole?

Lo spiega il libro della settimana che raccoglie le voci di pensieri e ragionamenti capaci di invitare alla lettura, all’ascolto e alla conversazione.

Elogio della parola di Lamberto Maffei: otto argomenti di conversazione

Prima di trarre le sue conclusioni su come il linguaggio ha portato alla costruzione della civiltà, Lamberto Maffei si sofferma sul ruolo e sulla natura di Shahrazad, il cuore e la mente delle narrazioni salvifiche raccolte nelle Mille e una notte.

“La lettura, a mio parere, è conversazione”.

È la frase portante sulla quale si costruisce il discorso che prende il titolo di Elogio della parola ed è provvisto di un indice sul quale si dispongono, in ordine, otto argomenti di conversazione:

  • Il linguaggio della parola fa un ripasso sulle modalità con le quali si sviluppa e si esprime il pensiero per arrivare al dialogo:

“La parola, attraverso il suo significato, è un mediatore, un traduttore del pensiero”.

  • Verso una lingua unica è un sostare su come la consapevolezza di diversi linguaggi abbia portato alla ricerca di un lingua unica nell’esperanto e nel globish. Esperimenti linguistici che, sebbene nascano con l’intento di semplificare le norme che regolano il dialogo e facilitare gli interlocutori nella comprensione del pensiero espresso sono risultati fallimentari ma che continuano ad essere testati facendo sempre più affidamento sugli strumenti della comunicazione digitale. Strumenti che, però:

“ci allontanano dalla ricchezza umana della parola […]”

    • Educare alla parola, dopo quanto ripetuto e riflettuto nei primi due capitoli, appare qui l’unica azione concreta per avviare un percorso in cui cultura umanistica e comunicazione digitale possono trovare il giusto compromesso per collaborare fra loro e gestire, in modo plausibile ed equilibrato, mezzi e fini di un dialogo che persuada sia ad intrattenere sia a ragionare;
  • Innovazione o involuzione? si interroga su benefici e rischi del digitale che, pur lasciando ampio margine di libertà alle parole ne riduce, per paradosso, le possibilità di utilizzo in conversazione facendo nascere l’impressione in cui:

“[…] La parola sembra perdere il suo peso conoscitivo ed emotivo”.

  • Il buon governo funge da esempio sul come mantenere e coordinare le relazioni tra gli elementi del linguaggio e sue peculiarità introdotti e spiegati nei capitoli precedenti;
  • Questo non è un cervello introduce al mondo dell’arte d’avanguardia ed è il tipo di provocazione che ha senso lanciare tramite la parola e le immagini che le vengono attribuite. Anche solo per distinguere la chiacchiera dalla conversazione;

“[…] il pittore con provocatoria ironia ci scuote dell’accettazione passiva del messaggio visivo ricordandoci la necessità di sottoporre i messaggi sia visivi che verbali al vaglio della ragione”.

  • Guardare vedere parlare sono azioni diverse e ben distinte disposte in sequenza e che si svolgono nel momento in cui si approccia a un libro o a un’opera d’arte. È uno di quei capitoli che meritano di essere letti e riletti;
  • La cultura, vi piaccia o no, è cervello chiude le fila del discorso di Elogio della parola e invece di persuadere il lettore ad abbracciare o rifiutare la comunicazione digitale lo convince a pensarci su vagliando alcune delle possibilità dialogiche che offre.

Elogio della parola è un saggio che si legge un po’ come se fosse una storia che ne racconta altre di più piccole ma non meno importanti.

Tramite una metanarrazione di pensieri selezionati ed espressi nero su bianco il mondo digitale viene ricontestualizzato al ruolo di contorno alla conversazione e, tenendo conto del fatto che la sua cornice sociale si sta facendo sempre più elaborata e complessa, spiega con semplicità in che modo la parola, portatrice di valori culturali e umanistici, non si rifletta nell’utilizzo utilitaristico che ne fanno gli utenti del digitale, condizionati più dalla chiacchiera che dal contenuto.

Dopo aver letto il libro di Lamberto Maffei, mi sono chiesta:

C’è un modo pratico per far sì che la cultura della parola trovi anche nel mondo digitale il suo valore dialettico oltre che comunicativo?

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