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Il libro del riso e dell’oblio di Milan Kundera: da leggere in silenzio

21 Dicembre 2018
Il libro del riso e dell'oblio di Milan Kundera: da leggere in silenzio

Il libro del riso e dell’oblio di Milan Kundera è il libro della settimana e l’ultima lettura dell’anno.

È una raccolta di racconti che ha un suono molto particolare. Per questo mi sono impegnata a leggere in rispettoso silenzio quelle che l’autore de L’insostenibile leggerezza dell’essere ha chiamato variazioni dello stesso tema.

Che tipo di variazioni? Quale tema?

Il libro del riso e dell’oblio di Milan Kundera: racconti che risuonano nel vuoto

Il libro del riso e dell’oblio di Milan Kundera è composto di sette racconti che si tengono stretti l’uno all’altro per mezzo della parola scritta, della ripetizione di due titoli su sette e per un dettaglio importante che si può cogliere solo leggendo fino alla fine.

Le lettere perdute sono l’assillo di Mirek, protagonista del primo racconto e sono conservate dall’ex amante Zdena, una donna che non vede da molti anni e della quale si vergogna al punto tale da odiarla.

Mirek ha bisogno di trovare le lettere e distruggere le prove della sua giovinezza perché:

“Era innamorato del proprio destino […] Capiremo bene: non ho detto che era innamorato di sé, ma del proprio destino. Sono due cose completamente diverse”.

Mirek sa che sono lettere compromettenti non tanto per quello che vi è scritto ma per quello che rappresentano, memoria. Memoria di sé, memoria della sua giovinezza, memoria del suo amore per una donna di cui si vergogna perché è brutta, non nell’anima ma nell’aspetto. Tutto questo deve finire nell’oblio perché, a quanto pare, è il solo modo per Mirek di sopravvivere al potere e alla prigionia alla quale è destinato.

La mamma è una donna anziana e sola perché così hanno stabilito Marketa e Karel, intenzionati a prendere le distanze dalla sua personalità e dalle sue storie di gioventù. È buona cortesia farle visita regolarmente ma è meglio che tutti restino separati nelle proprie case. Ciò non basta a tenere a bada i sensi di colpa e la sgradevole sensazione di aver abbandonato la mamma al suo destino la quale, non appena si rende conto che rischia di morire di noia e solitudine, cambia strategia.

Il risultato è un giorno in più in casa del figlio e della nuora che però attendono con desiderio l’arrivo di Eva.

“Chi è Eva dunque, stando alle parole di Eva? Eva è un’allegra cacciatrice di uomini. Ma non va a caccia a scopo matrimoniale. Ci va allo stesso modo in cui gli uomini vanno a caccia di donne. Per lei l’amore non esiste, non ci sono altro che l’amicizia e la sensualità”.

Eva è importante per Marketa e Karel, hanno bisogno di lei ma hanno paura di come potrebbe reagire la mamma di fronte a questa giovane ospite ma l’anziana signora vede le cose da un’altra prospettiva, ciò che è insignificante diventa importante e ciò che per gli altri sembra un problema insormontabile perde, invece, di significato.

Eva però le ricorda qualcuno e appena le viene in mente, lo racconta al figlio perché lo reputa importante.

“La mamma gli spiegò che i giovani avevano sempre un sacco di cose da dirsi e che le persone anziane dovevano ricordarsene e cercare di non disturbarli”.

Grazie al ricordo, la mamma rivive la sua stessa gioventù, Karel trova un modo per affrontare moglie e amante e Marketa si decide a cogliere la proposta al di sopra di ogni sospetto di Eva.

Con Gli angeli si incontrano Gabrielle e Michelle, le allieve predilette di Madame Raphaël. Devono svolgere un compito capace di indurre al riso.

“Un riso forzato. Un riso ridicolo. Un riso così ridicolo che ci veniva da ridere. Poi veniva il riso vero, un riso pieno, e ci portava a un’immensa liberazione”.

In questo racconto Kundera cita Parole di donna di Annie Leclerc e alla narrazione delle due allieve si sovrappone la storia della nascita del riso, quella del paese natale dell’autore e la visione che ha delle donne.

Nel racconto si legge che il riso originario parte dal maligno quando si determina l’illogico e l’insensato al quale si contrappone il riso degli angeli che però risulta comico, ridicolo, forzato.

Il libro del riso e dell'oblio, Milan Kundera, gli Adelphi

Le due metà che compongono l’animo umano si confondono nel momento in cui si dimentica con quali modalità farli comunicare, per ristabilire un equilibrio. Il riso del libro e dell’oblio riporta un esempio, una fotografia.

“Così li ha visti il fotografo, che ha messo in rilievo questo contrasto eloquente: da un lato la polizia nell’unità falsa (imposta, comandata) dei ranghi, dall’altro i giovani nell’unità vera (sincera e naturale) del cerchio; […]
La danza in cerchio è magica e ci parla delle profondità millenarie della memoria umana”.

La narrazione di questo racconto sceglie le parole con cura e precisione e, nel complesso, l’insieme acquisisce una chiarezza cristallina che però introduce a un altro stato d’animo che sarà definito nelle pagine successive.

Le lettere perdute del quarto racconto sono lontane dalla giovinezza di Mirek e sono lontane dal nuovo personaggio che appare ne Il libro del riso e dell’oblio. L’inchiostro del testo scritto prende la forma di una lei. È bella, è giovane, è lontana dal suo paese e serve, in silenzio, caffè in un misero bar. È Tamina.

Tamina piace ai gestori del bar perché si accontenta di una paga misera e piace ai pochi clienti che le si accostano perché non ama parlare di sé e presta, gentile, l’orecchio alla madre che vuole parlare della sua visione del mondo e all’innamorato affascinato dalla sua bellezza e vedovanza. Le vogliono bene e sono ben disposti ad aiutarla perché, tanto, Tamina non chiede.

A lei, Kundera dedica una citazione di Thomas Mann:

“Come un anello d’oro che cade in un vaso d’argento, pensava…”

A cosa pensava, Tamina, quando finalmente si decide a chiedere? E davvero le verrà dato ciò di cui ha realmente bisogno? E perché, quando si accorge di essere stata tradita ci si sorprende del cambiamento del suo silenzio? Come va a finire la storia di Tamina?

Le domande su Tamina vengono messe da parte nel quinto racconto, Lítost. Uno studente desidera abbandonarsi all’amore fisico con una donna mediocre perché lui stesso si sente inferiore rispetto alle sue coetanee.

“La lítost è uno stato tormentoso suscitato dallo spettacolo della nostra miseria improvvisamente scoperta. Tra i rimedi consueti alla nostra personale miseria c’è l’amore. Perché chi è assolutamente amato non può essere miserabile”.

La possibilità che ha lo studente di dare sfogo ai suoi impulsi viene ostacolata dall’opportunità di dialogare con un gruppo di intellettuali ai quali Kundera assegna il nome di grandi poeti; Voltaire, Petrarca, Esenin, Lermontov, Goethe e di un non poeta, Boccaccio.

Disquisiscono sulla superiorità della donna e della sua capacità di amare. Lo studente prova un’inaspettata simpatia per l’orgoglioso Lermontov il quale non crede a una sola parola di quanto viene detto in questa singolare riunione e, a parte le parole del misogino Boccaccio, Lítost appare un racconto dedicato alla mediocrità dell’uomo e ai suoi tentativi di affrancarsi da essa. Dov’è Tamina?

Tamina torna nel sesto racconto, Gli angeli, che si intreccia con la tenera storia della morte del padre dell’autore. A questo punto della narrazione, Kundera ragiona su Kafka, sul tempo e sulla morte:

“Il tempo del romanzo di Kafka è il tempo di un’umanità che ha perduto la continuità con l’umanità, di un’umanità che non sa più nulla e non ricorda più nulla e abita in città che non hanno nome e le cui strade sono anch’esse senza nome o con un nome diverso da quello che portavano ieri, perché il nome è continuità con il passato e le persone che non hanno passato sono persone senza nome”.

Tamina si è lasciata trasportare, è andata oltre il confine. Tamina ha provato a reagire. Tamina ha provato ad adattarsi. Tamina ha cercato di sopravvivere e ha cercato di fuggire al peso della leggerezza dell’isola in cui Il libro del riso e dell’oblio l’ha immaginata, una volta che è sparita.

Ciò che resta è nel settimo e ultimo racconto, Il confine. Gli ultimi personaggi kunderiani non hanno timore a mostrarsi nella loro nudità perché, in fondo, sono solo involucri senz’anima.

L’indefinito stato d’animo introdotto nel terzo racconto diventa tristezza che, ne Il libro del riso e dell’oblio, descrive le variazioni di un pianto che risuona nel vuoto.

Una curiosità, il pianto compare poco ne Il libro del riso e dell’oblio. Sembra non esistere, come se l’autore avesse cercato di nasconderlo. Eppure, c’è.

Riusciresti ad ascoltarlo?

Autore: Milan Kundera
Titolo: Il libro del riso e dell’oblio
Titolo originale: Kniha smíchu a zapomnĕní
Traduzione: Alessandra Mura
Pubblicazione: gennaio 2003
Pagine: 273
Prezzo di copertina: € 10

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