libri Recensioni

Il sogno del drago di Enrico Brizzi: percorsi e passi di lettura

7 dicembre 2018
Il sogno del drago di Enrico Brizzi: percorsi e passi di lettura

Ho incontrato Il sogno del drago di Enrico Brizzi in una piccola libreria.

Accompagnavo un’amica e, mentre lei era impegnata a ordinare i libri scolastici per i figli, gironzolavo tra gli scaffali.

Il sogno del drago era adagiato su un tavolinetto. In parte ad esso c’era uno scomparto non visto che poteva essere aperto e rivelare altri libri. Tra questi ultimi c’è anche il prossimo libro da leggere ma, andiamo una tappa alla volta.

Senza fretta, c’è tempo. 🙂

Il sogno del drago di Enrico Brizzi: dodici settimane sul Cammino di Santiago da Torino a Finisterre

Il sogno del drago di Enrico Brizzi, autore anche di Jack Frusciante è uscito dal gruppo, è un romanzo di viaggio e di pellegrinaggio.

Suddiviso in tre parti, racconta la storia dei Buoni Cugini, così si chiamano fra loro i tre amici che decidono di partire da Torino alla volta di Finisterre, seguendo il cammino di Santiago.

Un viaggio che durerà dodici settimane e un percorso da svolgere a piedi, zaino in spalla. Una follia, un’avventura, una necessità da soddisfare una volta l’anno non appena si affaccia la bella stagione.

“[…] vecchio o nuovo che fosse, strutturato o improvvisato, ogni viaggio ci faceva sentire speciali e, allo stesso tempo, perfettamente identici nell’essenziale agli uomini del passato”.

Enrico, Leo e Ivan non sono alle prime armi. Hanno alle spalle tracciati che, per quanto abbiano stravolto e modificato le loro vite stanziali, continuano ad ispirare altri percorsi da intraprendere.

Camminano per mantenere viva l’aspirazione alla libertà di essere e, se possibile, ricollocare paure e responsabilità che filtrano in bolle che ispirano il diritto alla felicità, individuale e collettiva.

“[…] sognavi tutte le notti un drago spaventoso che scendeva dal cielo per ghermirti. […] Eri disperato come un naufrago, e ti eri salvato da quella stagione buia aggrappandoti a quel che poteva galleggiare sul mare in tempesta. Le sole cose che, per te, contassero davvero”.

Il sogno del drago è suddiviso in tre parti:

  1. I pellegrini senz’ombra – Da Torino al Delta del Rodano
  2. Di sovrani e di fantasmi – Dal Delta del Rodano ai Pirenei
  3. Verso la fine del mondo – Dai Pirenei a Santiago

E, mentre si parte a leggere un’esperienza vissuta in prima persona, ci si sente di buon umore. C’è l’entusiasmo che accompagna lo spirito d’avventura, la consapevolezza del non sapere a cosa si andrà incontro e la predisposizione a lasciarsi meravigliare.

Senz’ombra, i pellegrini si avviano lungo la prima frase del percorso tracciato e senz’ombra si lasciano alle spalle luoghi e persone incontrate lungo il cammino. Tutto sembra scorrere liscio, anche per il lettore.

Tutti sanno che ci sarà un punto in cui, tra le strade descritte e le pagine che le documentano, quelle ombre lasciate alle spalle riemergeranno in forme passate e presenti.

“E per arrivare dove tutto è sacro, bisogna gettarsi tutto alle spalle. L’istinto e la ragione devono diventare la stessa cosa. […] E prima o poi ti tocca incontrare quel signore cattivo. Quello che imbroglia i pensieri e confonde le acque”.

Ci saranno dei momenti in cui il futuro si presenterà sotto forma di fatica, di perdite, di racconti, di solitudini, di ritrovi. Tutti sanno che ci saranno, nessuno quando, puntuali, si verificheranno.

“La verità è che la natura è una regina un po’ matta. Non la si può costringere a fare quello che non vuole, ma non va nemmeno lasciata sola. L’uomo deve comportarsi con lei da cavaliere: serve ascoltarla, e darle aiuto”.

Malgrado ciò, si prosegue. Chi con lo zaino in spalla, chi con Il sogno del drago fra le mani.

Si prosegue e si ripassa la storia degli antichi e dei regni d’Europa. Un po’ per passare il tempo, un po’ per farsi forza le imprese Di sovrani e di fantasmi indugiano sui contesti attraversati, percorsi, da attraversare.

“La fiera forza d’animo e la quieta accettazione del destino ti sono apparse, per la prima volta, due facce della stessa medaglia; come un Giano bifronte, il pellegrino guarda con ambizione alla prossima meta da conquistare a forza di gambe, e sorride malinconico di fronte all’accettazione della propria debolezza. In ultima analisi, non gli resta che affidarsi”.

Emergono i dettagli che distinguono gli individui che compongono il terzetto pellegrino che poi diventerà un duo e, infine, individuo. La meraviglia di partenza però rimane intatta e consente di superare gli ostacoli previsti ma non pianificati. L’andatura rimane costante e, allo stesso tempo, riflette su sé stessa.

“[…] La grammatica di base della vostra disciplina non si fonda sulla conoscenza di gesti tecnici specifici, ché chiunque sia in grado di camminare può anche studiare un percorso sulle mappe, issarsi in spalla uno zaino e iniziare a macinare strada. Quel che dà gusto è andare sempre avanti, condividere il cammino con amici e prendere confidenza con gli sconosciuti”.

Tra i dettagli che emergono, la voce di Ivan che si accompagna a quella narrante diventa quasi familiare, rassicurante, presente. Forse perché si esprime un linguaggio dialettale che mescola all’italiano, al francese, allo spagnolo. Ovunque vadano, Ivan trova il modo di farsi capire e far passare piccole perle di saggezza e verità.

Ci si affeziona alla voce di Ivan, la si cerca tra le pagine e quando sparisce non ci si sente perduti e ben si accoglie l’ingresso di un’altra voce di accompagnamento nell’ultimo tratto di strada, verso la fine del mondo.

“Io non so cosa porti qui tutta questa gente, ma non può essere una cosa brutta. Sono tutti alla ricerca di qualcosa di buono, e tu devi aiutarli a raggiungere la meta. Incoraggiarli. Prenderli anche un po’ in giro, persino sgridarli, se serve, ma non devi mai smettere di voler loro bene. Mi prometti che lo farai, amico mio?”

Il passaggio di queste voci è impercettibile ma avviene. Sa di promessa rispettata.

Nell’ultima terza e ultima parte di questo romanzo di Enrico Brizzi però la lettura rallenta. Alla paura di arrivare del viandante si mescola la reticenza a lasciar andare anche le storie contenute nel libro.

Certo, si può tornare indietro, rileggere i passaggi più belli o rifiutarsi di finirlo per rimanere dentro il racconto ma non servirebbe a niente. Così si procede verso Finisterre e fino alla conclusione de Il sogno del drago salutando un libro incontrato per caso ma, forse, non a caso. 🙂

Autore: Enrico Brizzi
Titolo: Il sogno del drago Dodici settimane sul Cammino di Santiago da Torino a Finisterre
Casa editrice: Ponte Alle Grazie
Anno di pubblicazione: aprile 2017
Pagine: 318
Prezzo di copertina: € 14.90

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: