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Le vite potenziali di Francesco Targhetta e la fatica di leggere un bel libro

28 novembre 2018
Le vite potenziali di Francesco Targhetta: trama, impressioni e paragoni

Sono in treno quando comincio a leggere Le vite potenziali di Francesco Targhetta.

Conscia della mia abitudine a cercare di indovinare, con discrezione, quello che stanno leggendo gli altri sono entrata in modalità lettore anonimo togliendo la copertina al libro della settimana.

Estraggo Le vite potenziali dalla borsa, lo poso sul tavolino, guardo le notifiche sullo smartphone. La compagna di viaggio seduta di fronte a me vede il romanzo, sorride e dice che è un libro molto bello. Un po’ pesante ma molto bello.

Scoperta la lettura della settimana che tanto mi ero premurata di nascondere, non mi resta altro che parlarne provando anche a far un po’ di luce sulla fatica di leggere.

Le vite potenziali di Francesco Targhetta: trama, impressioni e paragoni

Le vite potenziali di Francesco Targhetta ha attirato la mia attenzione in uno degli incontri organizzati da Pordenone Legge dedicato alla vita nella letteratura.

La storia è puntellata su tre personaggi cardine; Alberto Casagrande, titolare di una start up che opera nel digitale, Luciano, programmatore informatico e dipendente modello e Giorgio De Lazzari, abbreviato GDL, pre-sales dell’azienda fondata da Alberto.

Alberto è la somma dei tre per competenze tecniche, capacità relazionali e personalità e non sembra avere punti deboli, falle nel sistema che possono far crollare la gestione di quegli equilibri che ha saputo mettere in piedi nella sfera professionale e privata. Si presenta al lettore come una vita completa, al limite della perfezione.

Luciano e GDL, invece, sono imperfetti perché, rispettivamente, sono carenti di ambizione e di senso della misura.

Luciano è un invisibile che convive con la sua solitudine e ha cura di riempire una ciotola per gatti randagi in una zona in cui, di gatti randagi, non passano mai oltre che di tener aggiornati i genitori su ciò che non accade nella sua vita.

“Luciano si sentiva come quello studente di cui narrano le leggende scolastiche, il quale avrebbe consegnato in bianco il tema dal titolo ‘Descrivi cos’è per te il coraggio’. Il vuoto, con il passare del tempo, si impara che è la migliore descrizione che si possa dare a un numero sempre più consistente di cose”.

GDL è un solitario che ama farsi notare, abilissimo nel stringere nuove relazioni ma incapace di coltivare quei legami di fiducia necessari per ottenere quello che, in Alberto, invidia.

“Il mondo, per molti versi, va sempre migliorandosi, e la gente si lagna sempre di più: si lagna perché in realtà vuole l’attenzione degli altri, l’empatia, l’affetto, l’amore. La gente si dovrebbe lamentare solo di questo: che nessuno le vuole bene davvero”.

Luciano è statico, GDL è dinamico e, per questo, sono vite potenziali.

Su quali dei due Alberto Casagrande può fare affidamento per far sì che la sua azienda, in lotta con il bullismo aziendale e la diaspora di dipendenti, continui a crescere e a preservare il suo posto nel mondo? Questa è una possibile domanda di partenza per mettere in moto il romanzo che, parallelamente, indaga il bisogno di raccontarsi di chi ha scelto la realtà virtuale per nascondersi o farsi vedere, nell’illusione di scegliere con quali modalità esistere.

“È come stare sempre dentro un negozio, in un certo senso. Alla fine consiste tutto in questo, nel balletto, nel valzer dei postini e dei corrieri, nella staffetta dei prodotti, che è un groviglio incasinato, un tetris di cui perdi presto il controllo, anche perché il carrello non c’è, sta solo disegnato sui siti. E così accumuli ipotesi e opzioni di consumo […] ammucchi potenzialità […] possibilità di esperienza, perché poi finisce quasi sempre che ti manca il tempo per godere davvero quello che hai comprato, e allora si crea quel vuoto che ti spinge a comprare ancora, e intanto in cambio hai la sensazione di una vita ricca […] Vedi, noi diamo soprattutto questo, a prescindere dal prodotto specifico che vende il nostro cliente: diamo la sensazione di avere una vita che merita in continuazione, anzi, sempre di più, di essere vissuta”.

Si fa fatica a leggere Le vite potenziali perché:

  • la trama sembra disperdersi in descrizioni di stati d’animo e pensieri che si incrostano e sfumano tra ambientazioni reali e spazi virtuali,
  • ha un linguaggio ricercato che si mescola ai termini legati al mondo delle start up e ai suoi meccanismi, interni ed esterni,
  • la parsimonia dell’uso del punto e l’abbondanza di virgole fa sì che le frasi diventino lunghi e articolati periodi che chiedono al lettore di leggere più con concentrazione che con attenzione.

Le vite potenziali di Francesco Targhetta è un po’ pesante ma è anche un bel romanzo perché si interroga sul tempo, di come il mondo del web ne stia modificando la percezione e di come, in una reazione a catena, stia alterando il modo di pensare e di sentire. In pratica, di vivere o di esistere.

È un libro che, pur mantenendosi aderente alla realtà fisica (letteraria) riesce a mostrare il lato umano, invisibile e inosservato dell’immaginario connesso al virtuale o, almeno, quello che ne rimane.

Mentre mi chiedevo il perché Le vite potenziali fosse così bello e così faticoso da leggere ho guardato nei cassetti che compongono il mio archivio di lettore (la metafora di Murakami è decisamente efficace).

Un cassetto si è aperto all’improvviso sulle pagine ingiallite di un altro romanzo, Gli indifferenti di Moravia.

Il ricordo che ho di quello che è il romanzo d’esordio di Moravia è che i personaggi narrati non scelgono da quale parte stare, non agiscono, non reagiscono, si lasciano vivere.

Le vite potenziali di Francesco Targhetta è simile ed è diverso insieme. Qualche speranza c’è, perché togliersi la possibilità di leggerlo, anche se costa fatica?

Autore: Francesco Targhetta
Titolo: Le vite potenziali
Casa editrice: Mondadori
Anno di pubblicazione: marzo 2018
Pagine: 243
Prezzo di copertina: € 19

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