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Picasso Metamorfosi: l’artista e le opere a Palazzo Reale, Milano

23 novembre 2018
Picasso Metamorfosi: l'artista e le opere a Palazzo Reale, Milano

La mostra su Picasso a Palazzo Reale mi sembrava la degna conclusione dei giorni trascorsi a Milano per il BookCity e il Planetario perché dalla scrittura alla scienza c’è di mezzo l’arte in quanto strumento del fare ed espressione dell’essere.

Che tipo era Picasso e, quali sono le sue Metamorfosi?

Quanto si può comprendere di ciò che ha lasciato e quanto rimane di ciò che risulta inaccessibile e incompreso?

Picasso e le sue metamorfosi: storia di un percorso artistico ed esistenziale

Ho un vago ricordo del percorso artistico ed esistenziale di Picasso. Le Metamorfosi esposte a Palazzo Reale sono state un’ottima occasione per fare un ripasso sul linguaggio elaborato da un artista complesso, tormentato e mitologico.

Picasso Metamorfosi, Palazzo Reale, Milano

Le prime opere delle Metamorfosi di Picasso sviluppano il tema del bacio ma l’impatto, ad osservarle, non è affatto piacevole.

Linee morbide o spezzate riassemblate come a scomporre corpi e volti e colori violenti, applicati con gesti nervosi, non ispirano nulla della delicatezza e della tenerezza che, tutto sommato, il bacio di Rodin esprime. In comune, forse, la tensione spirituale descritta da Kandinsky. Tuttavia, mi sono soffermata a lungo di fronte a un piccolo quadro dedicato al tema. Per imprimere nella memoria la composizione, la tenuità dei colori e la sensazione di serenità che mi ispirava.

Proseguendo nel percorso stabilito dalla mostra, facendo attenzione a didascalie, opere e citazioni, si entra in uno stato onirico e dormiente.

Scorrono regolari i bozzetti che riproducono in modo realistico e dettagliato la stessa scena. Fotografano una modella, immersa nel sonno, contemplata dall’artista, dall’amante, dall’uomo per poi essere riportata sui quadri scomponendola e riassemblandola, in un ossessivo tentativo di fissare parte della realtà interiore dell’artista.

Se i bozzetti sono più decifrabili, nei quadri la storia del maschile che cerca di trarre dal femminile ciò di cui ha bisogno attraverso la sessualità, l’arte e la violenza diventa quasi più comprensibile.

Picasso fece voto, sempre leggendo le didascalie della mostra a lui dedicata, di rinunciare alla sua arte se la sorella fosse sopravvissuta alla tubercolosi. Non è stato così e la promessa è stata infranta e, in un certo senso, tradita. I risultati sono esposti in un labirinto di sogni, pensieri, tensioni tra materia e spiritualità, tra maschile e femminile, tra umano e animale.

Quindi, se Picasso si vedeva come il Minotauro non era solo per le influenze e lo studio dell’arte classica ma anche perché ne aveva interiorizzato tutti i simbolismi che lo contraddistinguono assimilando, sovrapponendo, adattando la sua complessità umana alla complessità del mito.

Nella figura del Minotauro si può avere anche una chiave di lettura delle Metamorfosi che Picasso ha proposto per illustrare l’opera di Ovidio, anch’esse esposte a Palazzo Reale. Appena appena si comincia ad intuire il percorso artistico ed esistenziale dell’artista ecco che la mostra volge alla sua conclusione e allo spazio dedicato ai souvenir.

Cosa lascio e cosa porto con me delle Metamorfosi di Picasso, infine?

L’abitudine a non portare con me il telefono per fotografare opere e citazioni si sta consolidando perché preferisco far affidamento su ciò che ho visto e percepito e provare a descriverlo a parole.

Picasso Metamorfosi souvenir

Lascio in questo post il consiglio di iscriversi alla newsletter di ArtPost Blog perché la mini guida sulla mostra mi è giunta proprio in prossimità dell’intenzione di visitarla prima di partire da Milano e porto con me la calamita che riproduce un bacio, un segnalibro dei toni dell’azzurro e, la mia preferita, una cartolina che riproduce una figura umana, perché incompleta e perché sembra fatta di stelle.

Basterà?

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