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Il Planetario di Milano: dalle stelle alle entità oscure

21 novembre 2018
Il Planetario di Milano: dalle stelle alle entità oscure

Il Planetario di Milano è il luogo donato ai suoi abitanti da Ulrico Hoepli e prima tappa del mio percorso all’interno del BookCity.

Volevo vedere le stelle di mattina ma c’era già una dimostrazione in corso e così sono tornata la sera, in concomitanza con l’incontro di presentazione del libro Le entità oscure – Viaggio ai limiti dell’Universo di Cristiano Galbiati.

Pur di vedere che effetto fa vedere il Planetario in funzione mi sono adattata ad ascoltare argomenti dei quali non ho alcuna cognizione ma che ho seguito con interesse trovandoli, alla fine, affascinanti e che, per questo, riporto in questo post.

Vieni a vedere le stelle e a far conoscenza con le entità oscure?

Il Planetario di Milano e le entità oscure: il viaggio ai limiti dell’universo spiegato da Cristiano Galbiati

L’interno del Planetario, oltre allo strumento ottico dal quale prende il nome, ha una decorazione che ricopre la cornice tra le pareti e la cupola. La decorazione riproduce la città di Milano com’era negli anni ‘30 e, mentre veniva spiegato questo, le luci si abbassavano simulando il tramonto per poi scivolare nel cielo notturno.

Mentre la volta si faceva via via più cupa e le stelle più luminose, la voce narrante mostrava come è possibile vedere il cielo senza l’inquinamento luminoso delle grandi città rivelando la natura del dono che Hoepli ha fatto ai milanesi. Costruire e lasciare a disposizione un luogo in cui potersi fermare a guardare.

Per un attimo, e grazie a un’illusione resa possibile attraverso la tecnica, lo spazio e gli elementi che lo compongono sono parsi reali, concreti e troppo belli per non provare un moto di meraviglia.

Planetario di Milano, interno

Tornare agli interni del Planetario, dopo lo spettacolo appena riprodotto, è stato un po’ meno meraviglioso ma necessario per permettere a Cristiano Galbiati, ricercatore in Fisica e docente presso la Princeton University, di affermare che quello che il pubblico aveva appena visto non sarebbe esistito senza le entità oscure.

“Da miliardi di anni svolgono un ruolo antagonista che ha determinato la formazione dell’universo come oggi noi lo conosciamo. Sono due entità invisibili e ignote, sono la materia oscura e l’energia oscura”.

Il relatore ha proseguito descrivendo la materia oscura. Scoperta negli anni ‘30, si tratta di un’entità estremamente densa, pesante, lenta e priva di energia che ha permesso, in quanto centro di forza gravitazionale, la creazione delle galassie e delle stelle, incroci della rete di cui è composto l’universo.

L’energia oscura, rilevata da poco più di un ventennio è ancora più misteriosa e si presenta come un campo di forza che accelera l’espansione dell’universo di cui, non avendo certezza dei suoi limiti, non si sa se è infinito.

Dallo studio delle entità oscure la ricerca scientifica scende nel particolare con l’illustrazione dei progetti DarkSide e Aria portati avanti, rispettivamente, nei laboratori presenti in Abruzzo e Sardegna. Progetti che Galbiati ha definito entusiasmanti poiché la scomposizione e l’analisi degli elementi che costituiscono la materia oscura possono portare grandi benefici anche in campo medico.

Il discorso di Galbiati porta a credere e a convincersi, in modo concreto e realistico, che siamo fatti della stessa materia di cui sono fatte le stelle. In quest’ottica, il dono di Hoepli, chiuso nello spazio finito del Planetario, assume un significato infinito così come sono infinite le possibilità di migliorare il mondo in cui viviamo.

L’ora trascorsa al Planetario, seduta ad ascoltare cose che non conosco mi ha fatto tornare in mente libri come Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams e Io credo – Dialogo tra un’atea e un prete di Margherita Hack e Pierluigi Di Piazza.

Che possano essere dei percorsi di lettura trasversali per avvicinarsi a comprendere il senso dell’esistenza? Chi lo sa tuttavia, in tanto correre da una parte all’altra della città, è stato proprio bello fermarsi nel Planetario di Milano e cercare di portartici, con questo post. 🙂

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