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Educazione e onestà: sono valori passati fuori moda?

29 ottobre 2018
Educazione e onestà: sono valori passati fuori moda?

Educazione e onestà sono due bellissime parole ma è come se parlassero di valori fuori moda, incartati in luoghi non applicabili ai modelli presenti.

Che cos’è l’educazione? Siamo sufficientemente onesti con gli altri e con noi stessi per capire quando l’educazione è basata su sani principi e quando non lo è?

L’educazione, più che insegnare, conduce alla comprensione?

Le vacanze sul lago di Garda sono l’origine di un pensiero riguardante l’educazione e mi ha fatto sorgere il dubbio che, forse, viene confuso con l’insegnamento.

È probabile che ciò sia dovuto a come si vive un’esperienza, anche quando si tratta di qualche giorno di vacanza e dalle aspettative che si hanno. Con questa ipotesi, ho provato a cambiare sguardo su panorami e persone e di osservare varie impressioni.

All’inizio, mi ha affascinato chi si faceva i selfie o si metteva in posa per farsi immortalare. Sembravano davvero contenti e leggeri e vacanzieri mentre si esercitavano in smorfie e sorrisi. In seguito ho guardato anatre e cigni e, come personaggi di una storia, li ho visti avvicinarsi a riva. Una famigliola stava lanciando loro qualcosa da mangiare.

Un cigno si è avvicinato a pochi centimetri di distanza al bambino. Ha allungato il collo e, per un attimo, ho avuto l’impulso di allontanare il bambino dall’animale. In effetti, il bambino aveva fatto un passo indietro però i genitori l’hanno mantenuto in quella che era una potenziale situazione di pericolo e hanno continuato a passargli il cibo per tenere a bada un animale bellissimo ma pur sempre selvatico. Guardando più attentamente, ho notato che l’elemento di avvicinamento tra esseri umani e mondo animale erano patatine in sacchetto. Colpo di scena o pregiudizio? Flashback.

I miei genitori mi portavano allo zoo, da piccola. E mi ricordo i cartelli che dicevano:

  • Non battere sui vetri,
  • Non fare rumore,
  • Non dare da mangiare agli animali

Erano le regole di comportamento da applicare in un determinato contesto. L’insegnamento sta nel far sì che esse vengano rispettate e applicate. Se vengono comprese, favoriscono il giusto approccio per relazionarsi con il contesto in cui ci si muove e con chi lo abita e costituiscono l’educazione di base di un individuo. Scritta così, l’educazione è qualcosa di semplice, preciso, concreto. Nella scena del cigno con il bambino la mia impressione è stata che non ci fosse. In trasparenza, ho preferito tenermi per me questa opinione. Fino ad ora, in questo post.

Quando non sapevo una parola, chiedevo ai miei genitori. Da bambini sono tante le parole che non si conoscono e, di conseguenza, andavo spesso dai miei a chiedere cosa significasse un termine ascoltato in tv o letto su un libro. Un giorno mio padre mi ha indicato il vocabolario e mi ha detto di guardarci dentro. Ho fatto la stessa cosa quando sono tornata a casa. Ho cercato la parola educazione e dice che essa è:

“formazione intellettuale e morale sulla base di determinati principi”.

Seguendo le voci del vocabolario, ho raggiunto il verbo educare:

“Guidare e formare qualcuno, specialmente i giovani, affinandone e sviluppandone le facoltà intellettive e le qualità morali in base a determinati principi”

E mi sono ricordata che, in una casa senza libri se non i miei, il vocabolario era uno strumento molto utilizzato. Di base, sono stata educata da una famiglia di non lettori che, per paradosso, mi hanno guidata e formata alla lettura e all’utilizzo dei suoi strumenti.

Se non sai cosa vuol dire, leggi. Se non capisci quello che è scritto, domandati perché.

  • Perché non si deve battere sui vetri o fare rumore?

Può essere che questo può infastidire gli animali selvatici che, si sa, hanno un udito molto più fine e, magari, è ad esso che si affidano per captare pericoli e opportunità nell’ambiente in cui si muovono.

  • Perché non si deve dare da mangiare agli animali?

Può darsi che ci siano degli operatori che siano incaricati di nutrirli ogni giorno e in base alla dieta che seguirebbero in natura.

  • Perché dare le patatine in sacchetto a un cigno facendolo avvicinare a un bambino?

A questa domanda corrisponde un vuoto. È come se mancasse qualcosa, un tra le righe dal quale trarre insegnamento e viene automatico cercare di colmare questa mancanza inserendo le conseguenze delle azioni viste e osservate.

Educazione e onestà: scena del cigno

Nella scena del cigno con il bambino, le conseguenze possono essere che non si fa caso all’elemento imprevedibile di un animale selvatico (e delle reazioni umane) e non si prende in considerazione che, l’animale, invece di allontanarsi e proseguire per la sua strada, potrebbe beccare la mano che gli ha dato il cibo, per averne altro. Ancora, si getterebbero le basi per creare delle abitudini in cui il selvatico si trova a dipendere dall’elemento umano mentre l’umano potrebbe credere di averne il pieno controllo.

Certo, è stato bello vedere scorrere un momento di armonia senza intoppi però, poi, vien da chiedersi quali saranno le conseguenze di questa esperienza e come verranno gestite, condotte.

Cosa vuol dire educare, dunque? Forse è semplicemente a far sì che certe regole di comportamento vengano rispettate sempre. Adattate a seconda della situazione e del contesto e seguite non perché si deve fare così ma perché sono state comprese, interiorizzate al punto da riuscire a rendersi consapevoli di sé stessi e delle proprie azioni prevedendo e accettandone anche le conseguenze.

L’educazione è collegata all’onestà? In che modo?

L’onestà è un valore che sembra passato di moda divenendo materia facoltativa nel percorso educativo di una persona. Un individuo onesto è:

“Chi si astiene dal compiere atti malvagi, illegali o illeciti, sia per osservanza di principi giuridici o morali, sia per radicato senso di giustizia”.

Alla luce di questa definizione, mi torna in mente il passo indietro del bambino e la famiglia che lo sostiene a mantenersi fermo, di fronte a una situazione potenzialmente critica e lo conduce a gestirla dando qualcosa che può creare un danno all’animale e all’ecosistema nella quale si muove. Sembra rivelare una strana (e pericolosa) combinazione di ingenuità (il bambino non ha l’esperienza necessaria per capire che sta facendo un’azione sbagliata) e inconsapevolezza (i genitori non si rendono conto di quanto sta avvenendo e di cosa stanno insegnando) e l’educazione diventa diseducazione.

A scuola, quando da bambini ci si comportava male, la maestra ci diceva che eravamo diseducati. Con il senno di poi, mi sembra un modo onesto per insegnare agli ingenui la differenza tra ciò che è giusto e sbagliato, tra bene e male e per mostrare al genitore che c’è un problema da risolvere nell’educazione del figlio senza per questo colpevolizzarlo o sminuirlo nel suo lavoro, condiviso, di formazione di una persona. Mi sembra un modo molto bello, trasparente, di educare ma, non è facile.

Passando dalla realtà fisica al mondo online. A quanto pare c’è bisogno di un’educazione al digitale. Molti sottolineano che c’è bisogno di empatia, gentilezza, creatività e tanti ne parlano e spiegano come è possibile riconoscerle, ottenerle, comunicarle. Sono parole che leggo spesso e volentieri, mi piacciono e le cerco anche.

Eppure, perché mi sono trovata a cercare la parola onestà sul vocabolario e non su un motore di ricerca?

Photo Credits: immagine in evidenza via Pixabay

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4 Comments

  • Reply Loredana Gasparri 29 ottobre 2018 at 18:55

    Questo post è molto bello, molto ricco. Ci sarebbe da commentare a fiumi, su tutto.
    Sulle parole, come educazione e onestà, che sembrano ormai stantie. Per me l’educazione era principalmente non infastidire o invadere lo spazio altrui con parole e toni di voce alti e non richiesti, e di chiedere il permesso di poter toccare, prendere o usare una cosa altrui. E’ anche scusarsi, quando nonostante tutto si invade o si urta il mondo, senza prima pensare che l’azione o la parola possa risultare fastidiosa. E’ anche cercare il modo più neutro possibile per esporre una critica o un disaccordo, senza passare per zerbino o tiranno. Cercare di esporre il proprio punto di vista o la propria visione senza partire dal presupposto di sedere sul trono della verità mentre tutti gli altri sono dei deficienti. E quando si riconosce che gli altri lo sono (perché tanti lo sono), sorridere, tacere e trovare il modo di andarsene senza problemi, perché non si può discutere o vivere sereni vicino a persone che ritengono di saper vivere e di doverti dire che sbagli a respirare.

    Mi ha colpito l’episodio del bambino. I bambini hanno il loro modo di sapere le cose, e il passo indietro poteva anche essere il suo modo di mettersi in sicurezza da qualcosa che poteva essere anche pericoloso. I cigni sono animali splendidi, ma sono anche feroci, proprio perché selvatici. Non sono peluche delle favole, o animali dal cuore gentile solo perché sono belli e bianchi. Non sono sicura che i genitori lo sapessero… quanti di noi sanno come trattare davvero gli animali, a partire dai gatti degli amici e conoscenti? Molti ritengono che siano graziose creaturine che non aspettano altro che di mangiare dalle loro mani o di sottoporsi volentieri a carezze e tocchi non richiesti. E questa è ignoranza… di un intero mondo, che ha le sue regole e caratteristiche, che noi non conosciamo solo perché siamo in un altro. L’ignoranza può portare all’educazione? Può essere collegata all’educazione? O l’educazione è anche una forma di sapere? Sapere come muoversi, come comportarsi, anche solo come chiedere scusa e riconoscere: “non lo sapevo, ora mi informo”? Mi viene in mente che education, in inglese, significa istruzione. Educazione come buone maniere è manners. Forse dovremmo… “informarci” di più? E non intendo solo come lettura. Magari anche solo farsi una domanda: “ma quanto so io di questo argomento? So io come fare qui? Quanto conosco queste persone? Quanto so degli animali?”, ecc. potrebbe essere un passo in avanti verso l’educazione.

    E l’onestà… ah, un bel parolone. Parolone perché… cos’è? Per me è sempre stato non commettere illegalità. Non mentire. Non rubare. Comportarsi senza necessariamente avere in mente il proprio tornaconto da perseguire anche con bugie e crimini. Non dire una cosa per un’altra, cercando di rubare le idee altrui e farle passare per proprie. Farsi passare come l’elemento brillante che non si è, per catturare l’attenzione, per soddisfare i propri buchi interiori. Forse anche l’onestà è collegata all’educazione… ? Se sai, o ti fai domande (che sono il primo passo verso la conoscenza, di qualunque genere), sei spinto a fare chiarezza, luce su di te, sul mondo, sul modo che hai di rapportarti al mondo. E a dissipare le ombre e il buio da dove partono le azioni meno… oneste. Forse questo è un pregiudizio mio. Ma ho sempre collegato l’onestà alla chiarezza, alla luce. E non per motivi spirituali. Motivi proprio pragmatici di “vedere”. Se vedi le cose per come sono, o ti sforzi di farlo, sei anche in grado di agire a raggio più ampio. Con onestà, chiarezza, perché… vedi. Sempre se scegli di farlo. Puoi anche scegliere di fare il totale opposto.

    Ho scritto un romanzo, ma il tuo post è veramente un falò che accende altri falò di considerazioni. Chiaro, ricco, circostanziato e mai scontato. Io l’ho letto con curiosità, e guardando ogni parola, ogni conclusione, sentendomi poi più ricca e leggera, quando l’ho finito.

    Grazie!

    • Reply Rita Fortunato 29 ottobre 2018 at 19:56

      Grazie a te, Loredana, perché il tuo commento fiume è sia sunto sia arricchimento del tema di oggi perché significa che un altro cofanetto domandoso (gigante) ha trovato uno spiraglio per aprirsi e farsi leggere. <3

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