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Che intellettuale sei? di Alfonso Berardinelli: la risposta nel libello

26 ottobre 2018
Che intellettuale sei? di Alfonso Berardinelli: la risposta nel libello

Che intellettuale sei? Il saggio di Alfonso Berardinelli, edito nottetempo, era tra i libri proposti negli stand di Pordenone Legge.

Uno di quei piccoli libri che ho scelto da portare a casa e che sono andati ad infoltire la riserva di letture per l’inverno e che ho letto in treno, andando e tornando dal Triestebookfest 2018.

Che intellettuale sei? È una bella domanda.
Vieni a leggere la risposta?

Che intellettuale sei? La parola ad Alfonso Berardinelli

Che intellettuale sei? di Alfonso Berardinelli inizia con un’intervista il cui obiettivo è di definire la figura dell’intellettuale.

Le domande sono precise e le risposte, fornite con uno scorrevole senso dell’umorismo, appaiono volutamente vaghe. Nel leggere questo breve discorso introduttivo si ha l’impressione di visualizzare la classica scena del cane che si morde la coda. L’intervistato, incalzato dalle domande dell’intervistatore, si avvicina più volte alla definizione di intellettuale ma poi, in un abile esercizio del pensiero critico, si allontana repentinamente dal discorso mettendo a dura prova la pazienza dell’intervistatore il quale, infatti, getta la spugna permettendo all’autore di proseguire con il suo libello.

Che intellettuale sei? dedica il primo capitolo a descrivere quante e quali sono le categorie di intellettuali: i Metafisici, i Tecnici e i Critici. In poche pagine, il lettore si trova a seguire un corso accelerato sugli esponenti di tali categorie e, partendo dai tempi antichi, ha la possibilità di individuare i punti in cui queste tre categorie si fondono e confondono, si specializzano, si schierano e non si schierano. Sono esempi che Berardinelli mette per iscritto al fine di definire l’indefinibilità dell’intellettuale:

“Gli intellettuali non sono sempre, anzi quasi mai, da considerare come ceto sociale o gruppo. Spesso, nei casi migliori, si tratta di inclassificabili singoli, e la loro vulnerabile forza è in questo”.

L’intellettuale più ostico da inquadrare, a quanto pare, è il Critico. I critici sono individui che, per motivi diversi, si sentono o vengono isolati dalla società. Alcuni accettano questo ruolo a margine, altri cercano una via di fuga per salvaguardare la loro individualità o per evitare di essere assorbiti o annullati dalla società stessa. Questo è, in poche righe, quanto è scritto in Scrittori e politica, un breve capitolo in cui compare anche il nome di George Orwell come esempio di scrittore e critico. Il tema si arricchisce nel capitolo successivo dando al lettore una prospettiva un po’ più chiara di cosa significhi Misantropia e critica sociale.

“Misantropia è avversione […] per l’umanità vista nei suoi comportamenti socievoli”.

Siamo abituati a pensare al misantropo come un individuo privo di sentimenti, incapace di stare in compagnia o di creare relazioni sociali e questo, in parte è vero ma non è detto che sia la regola. Che intellettuale sei? può aiutare il lettore a comprendere che il misantropo è tale non perché non sa socializzare ma perché rifiuta categoricamente le ipocrisie e le falsità che si celano dietro determinati comportamenti.

Che il misantropo, tutto sommato, non sia altro che un essere umano che non sa fingere quello che non è per un eccesso di onestà e sincerità?

Il lettore potrebbe o dovrebbe chiederselo così come se lo sono chiesto scrittori come Kafka, Tolstoj, Pasolini, Pirandello e, magari un po’ a sorpresa, Calvino.

I critici, i misantropi, gli scrittori non schierati sono intellettuali che, secondo Alfonso Berardinelli, non fanno accadere niente, non producono cambiamento ma non per questo meno utili alla società, anche se:

“La società ci fa dimenticare quella verità che in certi momenti siamo riusciti a capire. La società ci impedisce di ricordarcene e di metterla in pratica. La società ci porta a tradire noi stessi e a compiere quel male che neppure siamo consapevoli di compiere”.

L’utilità dell’intellettuale è probabilmente il filo conduttore del capitolo successivo che chiede: – Esiste ancora la critica militante? – In queste pagine, Alfonso Berardinelli non ci gira intorno come ha fatto con l’intervista ad apertura del saggio. La risposta è chiara, netta e precisa:

“La critica militante esiste ed esisterà finché qualcuno sarà interessato a farla esistere”.

Per coltivare questo interesse sarà necessario sciogliere, o almeno tentare di farlo, quello che l’autore chiama, nel capitolo conclusivo, un Equivoco mistico.

In che modo? Esercitando il libero pensiero per trovare una chiave di lettura del presente che si avvicini quanto più possibile, correndo il rischio del dogma, alla verità.

In conclusione, Che intellettuale sei? di Alfonso Berardinelli è stata una bella, piacevolissima lettura. Dà da pensare, vero?

Autore: Alfonso Berardinelli
Titolo: Che intellettuale sei?
Casa editrice: nottetempo
Collana: gransasso
Pagine: 94
Pubblicazione: aprile 2011 (seconda edizione)
Prezzo di copertina: € 7

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