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Tradurre le storie e le persone: leggere, secondo il Triestebookfest

22 ottobre 2018
Tradurre le storie e le persone: leggere, secondo il Triestebookfest

Può bastare un incontro per tradurre il valore di un evento come il Triestebookfest che quest’anno ha approfondito proprio il tema della traduzione?

I lettori attenti tendono a tradurre il senso di una storia per comprendere la persona che la scrive e l’umanità di cui fa parte, di fare esperienza del libro e di quello che contiene e veicola. L’azione stessa del tradurre è molto più importante e decisiva di quanto possa sembrare.

Perché?

Tradurre il Triestebookfest in poco più di un incontro: come dare senso e valore alla lettura

La tradizione del Triestebookfest continua e rinnova la sua capacità di tradurre le storie e le persone facendole passare da una cultura all’altra favorendo il dialogo, la comprensione e lo scambio culturale.

Alla parola traduzione si legano le azioni del tramandare e del trasmettere per dare voce e memoria, senso e profondità all’umano e per fornire le chiavi di lettura giuste al fine di costruire un mondo e un futuro migliori. È questo che ha trasmesso, con grande delicatezza e intensità, l’incontro Stanotte guardiamo le stelle: dalle macerie ai sogni con Alì Ehsani.

I ragazzi hanno grandi sogni è un romanzo di formazione e la storia di un bambino afgano che, una volta persa la sua famiglia, si trova ad affrontare un percorso il cui obiettivo è realizzare il bisogno e il desiderio di riappropriarsi del diritto a una vita dignitosa senza perdere di vista il dovere di aiutare anche gli altri a difendersi o a non scegliere la strada sbagliata.

La storia di Ehsani e del suo romanzo è una delle poche storie che si traducono in lieto fine e chi ne fa esperienza ha la possibilità non solo di conoscere ma di imparare a guardare il mondo e le persone con occhi diversi, senza giudicare, accoglienti.

Tra la paura di sbagliare e il desiderio di far leggere qualche brano de I ragazzi hanno tanti sogni l’autore ha raccontato quali pensieri, emozioni e insegnamenti lo hanno guidato per capire come integrarsi nella società e nella cultura del paese d’accoglienza senza per questo tradire la cultura di provenienza e i suoi principi e valori di base.

“Sopravvivere fisicamente è facile, sopravvivere moralmente è molto difficile. Perché avevo paura di sbagliare”.

Il risultato della traduzione di quello che è un percorso umano in mezzo a migliaia di altri che si intrecciano fra loro è che le domande poste durante questo incontro del Triestebookfest lasciano intravedere qual è il giusto approccio per stare nell’accoglienza e mantenersi aperti verso l’altro.

Sono state poste domande importanti perché nascondono la preoccupazione e la paura di sbagliare anche in chi legge non solo per piacere ma anche per diventare realmente persone migliori e dare senso e valore alla lettura.

Tradurre secondo la terza edizione del Triestebookfest

Approcciarsi correttamente alla lettura è complesso, se si ha piena coscienza del fatto che i romanzi e, in particolare quelli di Joyce, sono volutamente complessi e stratificati al punto da diventare materia prima infinita per alimentare quella che Renzo Crivelli ha definito una vera e propria industria della critica letteraria.

“Il romanzo non è solo uno strumento dal quale trarre piacere, deve essere complesso tanto quanto la vita è complessa”

Tradurre è un’operazione complessa che richiede molta sensibilità e una grande capacità di discernimento non solo sul piano tecnico ma anche umano. Ancora una volta, emerge il tema principale della terza edizione del Triestebookfest che invita a riflettere e ad approfondire e ricorda, riprendendo Joyce, che:

“La letteratura è complessa perché parla della vita, parla di noi”.

È su questa considerazione che mi sono alzata per raggiungere Angela, una delle organizzatrici del Triestebookfest e avvisarla del mio bisogno di rientrare a casa. Non per scappare alle mie responsabilità di lettrice ma per avere il tempo necessario a lasciar depositare l’intensità delle emozioni provate in sala e trovare un modo per raccontare l’evento al quale non ho partecipato come avrei voluto.

È bastato un caffè al volo e un breve scambio di saluti per sciogliere il dubbio di non aver abbastanza materiale per tradurre, in un post, il valore di una realtà come il Triestebookfest. Una realtà piccola e grande allo stesso tempo che vale sempre la pena di esplorare, anche se solo per un pomeriggio domenicale, e per confermare la promessa di tornare.

Sì, un incontro può bastare per apprezzare la bellezza e il valore di un intero evento però, ora, mi domando, sarà sufficiente per invitarti ad appuntare la quarta edizione del Triestebookfest tra i da leggere?

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