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La stanza intelligente di David Weinberger e la crisi della conoscenza

5 ottobre 2018
La stanza intelligente, la conoscenza come proprietà della rete di David Weinberger

La stanza intelligente di David Weinberger della Codice Edizioni fa parte delle letture che ho promesso di affrontare nella prima newsletter di questo blog. Non ricordo in quale libro l’ho trovato citato ma so che l’ho scelto in base al titolo.

A incuriosirmi è il fatto che il termine intelligente è associato a una stanza, non a una persona. Perché stanza? Quali sono i collegamenti che contiene e come si dispongono per identificare la conoscenza come proprietà della rete?

Per trovare delle risposte, non restava altro che leggere.

La stanza intelligente di David Weinberger: crisi o opportunità per la conoscenza?

Dal prologo fino al terzo capitolo La stanza intelligente di David Weinberger introduce il lettore al concetto di conoscenza e a come essa sia stata messa in crisi grazie o per colpa del web.

Il primo esempio riportato è reale. L’autore parte da tre articoli di giornale che documentano quanto accaduto a causa di un dispositivo difettoso di una piattaforma petrolifera che ha potuto evitare i danni ambientali poi verificatisi. Dati e informazioni che mettono in luce, con il senno di poi, le incognite e gli ostacoli che emergono quando si passa dalla teoria alla pratica.

Ci sono altri esempi, tratti da situazioni diverse e, ad ognuno, Weinberger inserisce una serie di domande che rimangono aderenti al tema della conoscenza in crisi a causa dell’avvento dell’era digitale. Un crisi che si fa più forte per due motivi:

  1. l’aumento del sovraccarico cognitivo (primo capitolo). La stanza intelligente inizia con una panoramica sulla storia del dato, dell’aumento della massa informativa e di come questi passaggi hanno modificato la struttura e la concezione che abbiamo del sapere.

“Quando oggi parliamo di sovraccarico informativo, non lo consideriamo una sindrome psicologica ma una condizione culturale. E la paura che ci tiene svegli la notte non è che questa massa di informazioni ci faccia venire un esaurimento nervoso, ma il non possedere tutte le informazioni di cui avremmo bisogno”.

  1. la perdita della base della conoscenza è la trama del secondo capitolo. Una trama che, privata di punti fermi e comunemente accettati, viene sostituita dall’immagine della rete e dei nodi, flessibili e irregolari, che la compongono.

Ai motivi, visti come possibili cause della crisi della conoscenza, si apre una finestra per quanto riguarda la sua forma. Intento del terzo capitolo, intitolato Il corpo della conoscenza: un’introduzione al resto del libro è dimostrare che:

“[…] in un mondo collegato in rete la conoscenza non vive nei libri o nelle teste ma nella rete stessa”.

Prologo, primo, secondo e terzo capitolo. In poco più di sessanta pagine David Weinberger ha tirato su le pareti che delimitano una stanza (il web) e disposto le indicazioni su come orientarsi in essa. La stanza contiene vari materiali, divisi in altri capitoli.

  • L’expertise delle nuvole dedicato al networking delle competenze attinge dalla tradizione che vede l’esperto come qualcuno che ha esperienza.

Weinberger ricorda che – riunire delle persone intelligenti è una tecnica antica ed efficace per sviluppare nuove idee. – Ciò avviene anche con la rete in quanto annulla le distanze tra persone diverse che interagiscono fra loro. Le relazioni che si creano online lasciano traccia e sono multidirezionali. Sono tutte proprietà tra loro collegate e interdipendenti di Internet e sono strumenti che possono rendere esperto di qualcosa qualsiasi persona che si rivolge al web come un quando si consulta un oracolo. Le possibilità infinite di operare dei collegamenti grazie al web e alle sue proprietà vanno oltre la ricerca di un esperto fra tanti e sembrano favorire la creazione di nuove competenze e nuove figure di esperti.

  • Un mercato di echi? È la domanda che apre il quinto capitolo de La stanza intelligente in cui si porta, come esempio, la Repubblica delle Lettere.

L’idea settecentesca di organizzare e comunicare lo scibile umano secondo un modello contributivo, dove menti illuminate si scambiano ricerche e pareri, al fine di gettare le basi di una nuova società del sapere più illuminata, equa e condivisa, sembra diventare realtà grazie al web. Una sorta di salotto letterario in versione virtuale. Tutto sembra molto bello ma anche molto utopico perché, a scombinare il tutto, entrerebbe in gioco una variabile imprevedibile e contraddittoria, quella umana. Sono in grado gli esseri umani di collaborare per gestire il sapere in tutte le sue forme e diramazioni?

Ho un ricordo vago di quando, da piccola, passavo il tempo a giocare con una matrioska, assemblando e riassemblando le bamboline di cui era composta. Ci guardavo dentro (sempre provando una certa delusione nel trovarle vuote) e contemplavo le superfici, in cerca di differenze. Erano tutte uguali, tranne quella che mi feci regalare anni dopo.

Ogni bambola della matrioska che ancora conservo è dipinta in modo diverso e mi piace poterle vedere nella loro varietà. Qualche volta mi viene l’impulso di riunirle una dentro l’altra perché, magari, pur essendo diverse, potrebbero soffrire di solitudine a stare una accanto all’altra ma vuote, separate e chiuse in sé stesse.

Che cosa buffa, pensare a una matrioska inanimata come un riferimento alle dinamiche che entrano in gioco in quelle che Weinberger chiama Eco Chambers, luoghi virtuali che si creano quando persone con stessi pensieri e opinioni si riuniscono in gruppo lasciando fuori ogni elemento divergente.

La rete fa anche questo, amplifica questa forma di isolamento sociale che, per paradosso, sembra una reazione all’abbondanza di diversità disponibile sempre in rete. Un paradosso che se avessi letto prima l’analisi che La stanza intelligente fa sull’argomento mi avrebbe, forse, fatto impostare diversamente la riflessione che feci su Individualità e collettività: social o non social e contemplare con più attenzione i dettagli che caratterizzano le conversazioni che si generano online, illustrate ne La disputa felice di Bruno Mastroianni.

Matrioska e la stanza intelligente

  • L’immagine della matrioska rimane, insistente, anche durante la lettura del sesto capitolo: Forma lunga, forma – web.

Questo è il capitolo che un bibliofilo amerebbe in particolar modo perché Weinberger sintetizza Sull’origine della specie di Darwin e, guarda un po’ il caso, Internet ci rende stupidi? di Nicholas Carr al fine di fare una comparazione fra forma lunga del ragionamento, possibile con il libro fisico e il modo di elaborare tipico del web.

Particolarmente suggestiva è la citazione di un saggio di Robert Darnton che Weinberger definisce: – un’affascinante mix tra l’esperto di libri fisici e il sostenitore di politiche bibliotecarie progressiste.-

Il dialogo porta il lettore a scoprire un ibrido fra le due forme disponibile online, quella del blog di giornalismo PressThink.org di Jay Rosen, anch’esso sintetizzato dall’autore de La stanza intelligente in vantaggi e svantaggi. Questo capitolo fa notare come è cambiato il ruolo del giornalista quando è chiamato ad eseguire il compito di produrre un contenuto online che, da obiettivo, deve essere quanto più possibile trasparente.

  • Troppa scienza

È il tema del settimo capitolo e, lo ammetto, l’ho letto per metà. Lascio a te, se sei un amante della scienza e dei suoi ragionamenti, il merito di approfondire particolari e universali.

  • Quando tutti i nodi vengono al pettine è un brevissimo ma interessante capitolo dedicato a come la rete abbia modificato la struttura stessa del concetto di leadership.

Anche qui, La stanza intelligente mette a disposizione un elenco dei vantaggi della rete perché appare chiaro, ormai, che: – le decisioni all’interno di strutture gerarchiche assumeranno sempre più le caratteristiche di decisioni prese da un network.-

  • L’ultimo capitolo, Costruire la nuova infrastruttura della conoscenza riprende il problema della crisi e torna alla domanda se Internet ci rende stupidi o meno.

La risposta è che non esiste una risposta se non la consapevolezza che il web può essere vissuto come un’esperienza della realtà virtuale caratterizzata da abbondanza informativa, idee in forma di link, libera, pubblica e, per la diversità che la contraddistingue, irrisolta.

La stanza intelligente di David Weinberger: impressioni sparse

Ora che ho letto La stanza intelligente di David Weinberger ho come l’impressione di aver chiuso un percorso iniziato da un’altra opera dello stesso autore, Elogio del disordine. Un percorso strano, a volte entusiasmante altre anche un po’ frustrante ma sempre un percorso che parte dai libri cartacei alle letture sul web.

Forse il punto sul quale riflettere non è la rete descritta da Weinberger ma la rete che ogni persona contiene e veicola in sé e di come l’educazione e la cultura individuale, pensieri e pregiudizi, emozioni e stati d’animo, esperienze e relazioni, si annodano fra loro e fino a che punto sono tra esse salde e flessibili.

Forse il problema non è nel cercare delle cause che ci rendono stupidi o intelligenti, competitivi o collaborativi ma capire come prendere coscienza del fatto che il web, oltre ad essere una proiezione di noi stessi o di come vorremmo che fossimo, sembra riflettere la rete di cui siamo composti e che generiamo, rendendola sempre più intricata, ogni volta che compiamo un’azione.

Apro la mia copia cartacea dell’Elogio, con tutte le sue sottolineature e mi accorgo solo ora di un appunto a matita che presi prima ancora di leggerlo. Si tratta di una frase pronunciata dalla persona con la quale stavo parlando del più e del meno e che aveva notato il mio nuovo acquisto cartaceo. Disse che:

“A voler mettere troppo ordine nella propria vita si fanno solo danni”.

È segnato anche il nome e il cognome di quella persona ma non credo sia importante il chi ma i nessi che la frase ispira e fino a che punto i suoi nodi possono essere sciolti o saldati. Non per imporre un principio ordinatore ma per individuare le linee guida da seguire per guarire dalla crisi della conoscenza riacquistando l’equilibrio e il tempo necessari per osservare e comprendere il cambiamento dell’idea stessa che abbiamo del sapere.

A proposito, David Weinberger è anche co-autore del tanto menzionato Cluetrain Manifesto e che trovi anche tra gli appunti del sito di Luisa Carrada, Il mestiere di scrivere.

Una curiosa coincidenza o un’altra conferma del fatto che il caso non esiste e che tutto è collegato e collegabile? 🙂

Autore: David Weinberger
Titolo: La stanza intelligente – La conoscenza come proprietà della rete
Titolo originale: Too Big To Know – Rethinking Knowledge Now That the Facts Aren’t the Facts, Experts Are Everywhere and the Smartest Person in the Room is the Room
Traduzione: Nazzareno Mataldi
Casa Editrice: Codice Edizioni
Anno di pubblicazione: settembre 2012
Pagine: 271
Prezzo di copertina: € 22,90

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