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Il bene comune di Ann Patchett: cosa succederebbe se?

19 settembre 2018
Il bene comune di Ann Patchett: cosa succederebbe se?

Il bene comune di Ann Patchett è un romanzo che ho scelto perché mi incuriosiva sapere cosa intendesse l’autrice per bene comune.

La copertina è graziosa. Un vestito perfetto per un romanzo presentato come impossibile da abbandonare per la sua scrittura capace di trasmettere bellezza e tranquillità. Il contenuto, tuttavia, è tutto il contrario della forma che lo racchiude e leggerlo non è proprio una passeggiata.

Vieni a scoprire perché?

Il bene comune di Ann Patchett: trama, abbandoni, impressioni

Il bene comune di Ann Patchett racconta la storia di un adulterio vista dalla prospettiva dei figli e dei consorti abbandonati e traditi. Più che la storia di Beverly Keating e Bert Cousins, il romanzo racconta le conseguenze della loro scelta di portare allo scoperto la loro relazione.

Il bene comune parla di divorzi, matrimoni, trasferimenti e spostamenti dalla California alla Virginia e dalla Virginia alla California e di adulti che fuggono dalle loro responsabilità di genitori scaricando colpe uno sull’altro e distribuendo equamente recriminazioni e piccole vendette.

Teresa Cousins si butta nel lavoro e se la prende con Bert, trasferitosi in un altro Stato, se i figli sono lasciati in balìa di sé stessi. Bert cerca di tenere con sé i figli durante le estati e le feste natalizie ma, dato che non si sente in grado di gestirli e di affrontare il senso di colpa e vergogna per essersi innamorato di Beverly, anche lui fugge in ufficio lasciando i figli liberi di macinare la loro rabbia e il bisogno di reagire allo stato di abbandono in cui si trovano.

Beverly, che ha lasciato Fix per Bert, privata di ogni autorità e autorevolezza, diventa una figura di sfondo in tutta la narrazione, di lei si dice solo che è una vera bellezza e basta. Fix è un poliziotto, insegna alle figlie i trucchi del mestiere e, anche se cerca di non darlo a vedere, non riesce a nascondere la sua preferenza per la figlia maggiore che a sua volta non perde occasione di alimentare il senso di colpa e di vergogna della madre da una parte e di punire la figlia minore per la sua incapacità ad odiare il patrigno.

Il bene comune di Ann Patchett, Ponte Alle Grazie

Ne Il bene comune di Ann Patchett i veri protagonisti non sono gli adulti ma figli e il loro modo di reagire al cambiamento e di relazionarsi fra loro. Cal, Holly, Jeanette e Albie Cousins da una parte e Caroline e Franny Keating dall’altra si trovano a costituire un nucleo sociale a sé all’interno del quale si scontrano caratteri diversi, si instaurano alleanze e si progettano nuove sfide per sfibrare mentalmente ed emotivamente tutti gli adulti con i quali si trovano a dover interagire, nonni compresi.

Sono bambini che si trovano ad imparare a vivere avendo come unico punto di riferimento l’assenza di punti di riferimento e di un luogo stabile in cui crescere e sostare. L’unico posto in cui i ragazzi sono al sicuro da sé stessi è l’interno di un aereo che li porta da questo o l’altro genitore.

Il bene comune raccoglie tutte le esperienze di ragazzi uniti dal loro odio verso un mondo di adulti che li tiene a distanza, anche quando tenta di avvicinarli.

In quanto tribù (così si definiscono secondo un tacito accordo fra loro) vivono le loro estati allo stato brado e in completa autogestione mettendo in pratica quanto hanno appreso in casa o hanno visto fare dagli adulti. In quanto bambini, non sono tenuti a essere responsabili di quello che stanno facendo. In quanto adulti in lotta fra loro, non sono tenuti a mettere a parte i bambini dei motivi delle loro scelte o delle loro azioni.

Adulti e bambini vivono esistenze separate che, seppur private di ogni possibile comunicazione, incidono profondamente nel creare situazioni instabili e di pericolo.

Ne Il bene comune ci sarà un secondo punto di rottura che determinerà poi lo scioglimento della tribù. Ogni singolo individuo si troverà a prendere strade diverse, nella disperata ricerca di dare un senso a quanto accaduto per rielaborare il dolore della perdita e dell’abbandono e trovare un modo di perdonare e perdonarsi.

Con uno scenario del genere, leggere Il bene comune non è semplice e le impressioni che ne ho ricavato non combaciano con gli estratti riportati sul retro del libro.

Lo stile di scrittura di Ann Patchett non trasmette bellezza e tranquillità ma ha il pregio di indicare al lettore tutta la confusione e le contraddizioni che influiscono sull’esistenza di ogni singolo personaggio narrato e più che un romanzo impossibile da abbandonare, è un romanzo difficile da sostenere e da seguire fino in fondo. L’unico appiglio per arrivare fino all’ultima pagina sta nel fatto che l’autrice è stata molto abile nel tenere attaccato il lettore partendo da una domanda apparentemente innocua:

“cosa succederebbe se Bert Cousins si presentasse, non invitato, alla festa di battesimo di Franny Keating portando in dono una bottiglia di gin?”

Lascio a te la scelta se scoprirlo o meno, di trarne le tue impressioni e, al limite, condividerle nei commenti. 🙂

Autore: Ann Patchett
Titolo: Il bene comune
Titolo originale: Commonwealth
Traduzione: Maria Baiocchi e Anna Tagliavini
Casa editrice: Ponte Alle Grazie
Anno di pubblicazione: giugno 2017
Pagine: 332
Prezzo di copertina: € 16,80

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