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Curriculum Del Lettore di Monica D’Alessandro Pozzi: i libri di una pedagogista, blogger e bookcrosser

12 settembre 2018
Curriculum Del Lettore di Monica D'Alessandro Pozzi: i libri di una pedagogista, blogger e bookcrosser

L’estate è quasi finita e mi ha portato il Curriculum Del Lettore di Monica D’Alessandro Pozzi, pedagogista, blogger e bookcrosser. È proprio nella sua veste di bookcrosser che mi sono spinta a chiederle se voleva raccontarsi attraverso le sue letture.

Monica libera i libri. li lascia andare al loro destino e, così facendo, alimenta la condivisione spontanea e disinteressata. Lascia un libro e, in cambio, porta con sé storie ed esperienze di persone reali e le condivide sui suoi spazi online.

L’iniziativa si chiamava Libri Liberi. Ho usato un tempo passato perché Libri Liberi è giunto alla sua conclusione. Tuttavia, ha lasciato traccia e memoria nei pensieri di Monica D’Alessandro Pozzi che continua e continuerà a svolgere la sua attività di bookcrosser. Un’attività che volevo farti conoscere attraverso il suo Curriculum Del Lettore e i suoi spazi web.

In fondo alle letture della mia ospite di oggi troverai anche il suo blog, per approfondire la conoscenza, lo scambio e la condivisione. Possibili grazie a quello strumento semplice e complesso, magico e concreto che è il libro.

Vieni a leggere? 🙂

Curriculum Del Lettore di Monica D’Alessandro Pozzi: i libri liberati di una libera lettrice

Quando quest’estate Rita Fortunato mi ha proposto di scrivere il mio Curriculum del Lettore ne sono stata felice. E poi, ho pensato, che dovevo calibrare bene quali e quanti libri dare “in pasto” ai lettori del suo blog, anche perché, fondamentalmente attraverso di essi si svela un po’ di me. E dunque avanti.

Curriculum Del Lettore di Monica D'Alessandro Pozzi, pedagogista, blogger e bookcrosser

Nella fanciulezza ho amato Emil di Astrid Lingen. Lo avevo scoperto attraverso quel bellissimo sceneggiato televisivo ed ero andata alla ricerca del libro. E’ stato bellissimo poter rivedere nelle pagine il carattere e la creatività di quel bambino sui generis.

Ai miei occhi da bambina era rassicurante sapere che anche altri potessero combinare pasticci, pur rischiando, poi, i cosiddetti castighi. Mi perdevo nelle descrizioni di quelle meravigliose statuette di legno, frutto del suoi tempi passati, chiuso nella rimessa del papà. Dopo di lui è arrivata Pippi Calzalunghe e, poco dopo, Emilio Salgari e il suo Sandokan.

Come piansi durante i telefilm così accade nel leggere i romanzi e la storia finita male tra lui e la Perla di Labuan e mi fingevo uno dei pirati pronta ad attaccare gli Inglesi a favore degli Indiani. Non sapevo ancora che l’India sarebbe entrata a piè pari nella mia vita, più avanti.

Durante l’adolescenza mi sono innamorata della poesia dei poeti maledetti ma in particolare di Arthur Rimbaud. Ho sfogliato, letto, riletto in italiano e in francese la sua raccolta di poesie e tra i suoi scritti ho memorizzato l’inizio della sua Lettera al veggente quasi fosse un manuale pratico del poeta!

La prosa mi portò invece a scoprire Edgar Allan Poe. Il primo tra i racconti che mi hanno tenuta sveglia la notte fu Ligeia e ho proseguito divorando tutti i Racconti dell’orrore da una sera all’altra. Allo stesso tempo riconoscevo nel canto dell’Eneide la forza e la determinazione di un uomo pronto a spingersi verso l’ignoto pur di tornare (anche se con molta calma) al suo amore e alla sua terra.

La giovinezza e gli studi universitari mi hanno avvicinato a letture legate più alla mia futura professione o per lo meno a sviluppare alcune delle caratteristiche che essa dovrebbe avere.

Ho scelto consapevolmente di volermi occupare di creatività, come funzione del pensiero, e dunque provare ad aiutare i bambini e le bambine in difficoltà facendo leva sulle loro potenzialità. E dunque tra gli autori italiani tengo, tra le mie librerie, in un posto particolare, la Grammatica della fantasia di Gianni Rodari, Fantasia di Bruno Munari ed Educare al comprendere di Howard Gardner.

Il primo soprattutto è diventato un manuale d’uso continuo rispetto ai giochi con le parole, all’utilizzo di strategie dettate da un metodo scientifico che portava i bambini a diventare indipendenti e liberi rispetto alle loro creazioni ma soprattutto alla capacità di scelta e dunque di autodeterminazione.

Munari è stato per me un ampliamento dalla parola all’atto grafico dando spazio anche a quella parte di me che avevo ogni volta seppellito in un “non ce la faccio, non sono brava”. Con lo strappo della carta ho imparato come potessi dare sfogo e cercare soluzioni ai disegni che avevo in mente.

Gardner mi ha aiutata a mettere un po’ d’ordine dal punto di vista teorico comprendendo l’evolversi dei modelli di acquisizione dei bambini e di quello che la scuola ai tempi, più quella americana, proponeva. Fu una bella sfida intellettuale tra me e me.

Nel frattempo mi concedevo qualche romanzo della saga di Avalon di Marion Zimmer Bradley passando attraverso La prosivendola di Pennac e le sue storie della famiglia Malaussène e infine Doris Lessing e il suo Diaro di Jane Sommers.

Intanto mi si apriva il mondo di Jack London e il suo Martin Eden. La sua determinazione, il volercela fare, l’andare oltre l’essere il cercatore d’oro e poter scrivere. Scrivere e narrare di quel suo amore che poi lo tradì nel profondo consegnandolo alle tenebre. Amore e scrittura che ho ritrovato in Virginia Woolf, e nel suo Orlando, per poi arrivare a leggere gli altri romanzi. Mi sono immedesimata fortemente in quel personaggio che aveva potuto provare entrambe le possibilità d’amore con la passione e la forza dei suoi anni.

Nella maturità, in questi ultimi anni, dopo il mio viaggio in India, alcuni libri hanno segnato profondamente il mio sentire. Tra questi, La tigre bianca di Aravind Adiga.

Ricordo che mentre lo leggevo mi si aprivano di nuovo le finestre di quanto avevo visto tempo prima là… E forse in quei momenti riuscivo a percepire quel paese nelle sue contraddizioni profonde, andando però oltre il giudizio e ammettendo solo che vi era molto altro dietro l’apparenza spirituale e la violenza taciuta.

Piansi a lungo dopo aver terminato Il dio delle piccole cose di Arundhati Roy. Mi è suonata famigliare la sua scrittura, il suo modo di descrivere, raccontare ed entrare così nel dettaglio dei colori, dei pensieri. Sono stata accanto al dramma di Sophie Moll, all’ingiusta condanna di Velhuta e al suo amore tenero, profondo, proibito con Ammu. Insomma davvero un’immersione totale!

E, infine, è arrivato in dono Il budda nello specchio di Woody Hochswender, Greg Martin e Ted Morino. E da lì in poi molto è cambiato; parlando da buddista, quale sono da alcuni anni, ho iniziato la mia rivoluzione umana, credendo nella profonda natura di Budda di ogni essere vivente e promuovendo una relazione positiva e di confronto con tutti. E questo libro è stato l’inizio del mio avvicinamento a questa pratica di vita e fede. E direi che possiamo fermarci qui.

Grazie per il tempo datomi nel leggermi e di nuovo grazie a chi ha ospitato le mie parole.

Monica D’Alessandro Pozzi,
pedagogista, bookcrosser e blogger Tra fantasia pensiero e azione

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