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Eravamo tanto ricchi di Annamaria Varriale: storia privata in un romanzo

7 settembre 2018
Eravamo tanto ricchi di Annamaria Varriale: storia privata in un romanzo

Eravamo tanto ricchi di Annamaria Varriale è uno di quei libri che tendono a rimanere ignoti fino a quando qualcuno non fa qualcosa per farlo uscire allo scoperto.

Quel qualcuno mi ha chiesto solo di leggerlo e recensirlo. Non mi ha detto come si intitolava, né di che genere fosse, solo che era un affresco sentimentale della giovinezza.

Ho accettato e ho lasciato che varcasse la porta di casa mia. Senza sapere nulla del libro, nulla dell’autrice.

Scartata la busta gialla, Eravamo tanto ricchi si è presentato con una fotografia in bianco e nero. L’ho aperto e le pagine hanno preso colore raccontando una storia privata e personale, adatta per divenire un romanzo pubblico e leggibile per tutti.

Eravamo tanto ricchi di Annamaria Varriale: memorie in cartolina e storie di altri tempi

Eravamo tanto ricchi di Annamaria Varriale è una cartolina della Napoli dal dopoguerra agli anni ‘60. Una cartolina che racchiude le memorie dell’autrice e della sua famiglia e sulla quale sono scritti ricordi e storie che, per quanto personali, possono essere tuttora comuni a molti. Per questo è un romanzo sia privato sia pubblico anche se, nello specifico, racconta di una Napoli e dintorni vista attraverso gli occhi di una bambina d’altri tempi, curiosa della vita e dei tanti dettagli, belli e brutti, che la costituiscono.

Una vita semplice che non è sinonimo di facile e che le ha lasciato il ricordo dei valori ai quali è stata educata e che ha conservato nella memoria facendone esperienza.

Annamaria Varriale trascrive con un linguaggio semplice e colloquiale una trama familiare, la sua trama. Luoghi e persone, abitudini e relazioni si dispongono in modo da far sentire il lettore di casa. Il fascino del leggere Eravamo tanto ricchi è che trasmette una certa idea di ospitalità tutta napoletana dando egual spazio al suo modo di essere allegra, aperta e sincera e al suo apparire teatrale, chiassosa a tratti ma, nel complesso, bella, calorosa, vivace.

Ci si sente a proprio agio a curiosare nelle memorie di Annamaria Varriale. Ti invita a farlo nella stessa maniera in cui un amico di vecchia data ti invita a bere un caffè per stare in compagnia, per sentirsi bene e ricordare i motivi e la forza di continuare a sorridere alla vita.

Scorrono sotto gli occhi del lettore nomi di località, di feste tradizionali e tradizioni artigianali. Il tempo viene scandito dalle pietanze da consumare durante la settimana o dalle attività domestiche, come la preparazione della conserva. Si riscopre il lavoro che c’era dietro la complicata operazione di rifare i letti o nel cucire i vestiti a mano e ci si incanta ad osservare i colori del mare descritti dall’autrice. Con lei ci si entusiasma per avvenimenti straordinari e indimenticabili, come la neve a Camaldoli.

Si prova a ricordare quanto si raccontava in famiglia dei giochi che si facevano un tempo e ci si rende conto dell’impatto sociale e di come è cambiato il modo di relazionarsi, istruirsi, formarsi con l’introduzione di invenzioni come la televisione o la lavatrice.

Sono momenti belli, semplici e dolci che, nell’insieme, descrivono bene cosa intende Annamaria Varriale per Eravamo tanto ricchi. Tra gli aneddoti più divertenti ed esilaranti, indimenticabile la scena dei capitoni di Natale ma poi, appena una pagina dopo, si ha il primo brusco passaggio che dal riso porta al pianto.

Nello spazio di un attimo, il lettore percepisce tutta l’intensità del dolore causato dalla perdita e dalla mancanza, dal disincanto e dalle illusioni. Scende una lacrima perché emerge impalpabile la comprensione della differenza che c’è tra le regole e le convenzioni sociali che conservano i valori che veicolano e quelle che, invece, stanno andando a perdere di significato. Eravamo tanto ricchi ha ancora chiara questa distinzione e ne preserva giustamente la memoria che dal privato sfuma nel pubblico.

Ciò che soggettivamente mi ha colpito e affascinato del libro di Annamaria Varriale è l’uso del verbo essere all’imperfetto, Eravamo tanto ricchi.

Perché, eravamo? È proprio tutto perduto? C’è un modo per tornare ad essere ricchi anche adesso? E qual è la vera ricchezza, in fondo? Tu che ne pensi? Hai qualche ricordo a riguardo?

Autore: Annamaria Varriale
Titolo: Eravamo tanto ricchi
Casa editrice: Homo Scrivens (motto: I libri sono la forma delle idee)
Pagine: 125
Anno di pubblicazione: gennaio 2018
Prezzo di copertina: € 14

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2 Comments

  • Reply Annamaria Varriale 10 settembre 2018 at 11:07

    Cara Rita,
    La ringrazio dal profondo del mio cuore per questa bellissima e accurata recensione del mio libro di cui ha colto anche il mio intento di stimolare un recupero di quei valori che sorreggevano la vita dell’individuo e della comunità.
    Valori semplici di accoglienza, condivisione, sostegno e solidarietà fondati innanzitutto sulla comunicazione autentica e la disponibilità di tempo da dedicare agli altri, in famiglia e fuori. Una realtà così lontana dall’oggi in cui la comunicazione, relegata per la maggior parte ai social, si riduce spesso ad una rappresentazione di un sé lontano dalla realtà.
    Non credo sia tutto perduto, penso però che dovremmo rallentare un po’, confrontarci autenticamente e rivedere la scala dei valori, trovando il tempo di stare un po’ insieme possibilmente in luoghi pubblici ma anche in luoghi virtuali come il suo pregevolissimo blog .
    Grazie ancora.
    Annamaria Varriale

    • Reply Rita Fortunato 10 settembre 2018 at 11:13

      Gentile Annamaria,
      la ringrazio per il suo commento, mi ha riempito il cuore di gioia.
      Un abbraccio,
      Rita 🙂

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