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I sogni di Martino Sterio di Giulio Xhaët: da che parte si legge?

10 agosto 2018
I sogni di Martino Sterio di Giulio Xhaët: da che parte si legge?

Sei anche tu del club appassionati di Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll? Perfetto, I sogni di Martino Sterio di Giulio Xhaët è il libro della settimana. Scelto perché sembrava adatto a far parte della libreria di questo blog che, d’altronde, nasce proprio da un sogno. Uno di quelli che riesci a ricordare e che fai in tempo a catturare per dargli una forma in stato di veglia in quanto, d’istinto sai che è lì il nodo fondamentale, il centro d’orientamento logico di sé stessi e della propria identità.

Scritto questo, come ci si orienta nella lettura de I sogni di Martino Sterio?

I sogni di Martino Sterio di Giulio Xhaët: trama e impressioni

A leggere le prime venti pagine de I sogni di Martino Sterio di Giulio Xhaët il romanzo si dispone subito, con onore, sullo scaffale stranezze e curiosità. Già questo dovrebbe mettere subito in chiaro il nesso, indiscutibile e inconfutabile, con l’opera di Carroll e la lampadina che mette in luce il buio di una storia appena iniziata, è quella dei sogni con il suo filo conduttore vago, indefinito e intermittente.

Chi è Martino Sterio?

Nel romanzo Giulio Xhaët ne accende e spegne il carattere e la personalità mettendo insieme eventi, avvisi salvavita sul telefono e classifiche sui sette peccati capitali in gara che incuriosiscono il lettore attirando l’attenzione su alcuni punti senza dargli il tempo di rielaborare le informazioni fornite al fine di costruire un’impressione complessiva sul personaggio. Illumina, focalizza sui dettagli ma, per paradosso, Martino rimane sfocato nella mente di chi legge quel tanto che basta per bloccare la formazione di un’idea preconcetta sulla trama e permettere a chi scrive di procedere e far avanzare tenendo sotto controllo i momenti scelti per raccontare qualcosa di più o per mantenere alta la curiosità di saperne di più.

Le descrizioni fisiche sono ridotte all’essenziale, frasi brevi e una quantità industriale (ma non in serie) di giochi di parole cariche di riferimenti culturale che possono avere un effetto disorientante sul lettore, colto o no, perché si teme un sovraccarico di nozioni da decodificare.

Rischi o no, leggere I sogni di Martino Sterio è un buon modo per mettersi alla prova e farsi una passeggiata all’interno della psiche e nei paesaggi di un personaggio di fantasia ben immaginato e scartare confezioni oniriche dai contenuti stranissimi, surreali e apparentemente insensati. Sogni particolari mascherati da input irrazionali che, quando ti concedi il lusso di seguirli senza pretendere di comprenderli ma solo per guardarli come si guarda un film, si interrompono per trasportare protagonista e lettore su un altro piano narrativo, quello predisposto allo stato di veglia.

Il Martino a occhi aperti è un Martino fatto di abitudini, battute di spirito, metafore e similitudini che ne spiegano l’alternanza di stati d’animo che sono causa e conseguenza di situazioni imbarazzanti e, spesso, parecchio divertenti. Il tutto si incamera e si mescola ai sogni che si fanno sempre più frequenti, dettagliati, incastrati nell’archivio inconscio della memoria.

La trama s’infittisce, si intreccia, s’ingarbuglia ma ormai è tardi per uscirne. Il lettore vuole sapere chi è Martino Sterio, un po’ come il Brucaliffo lo chiede ad Alice. Il nesso con Carroll non è più vago e indefinito e il filo conduttore della lampada dei sogni rimane accesa consentendo al lettore di vedere Martino in relazione alla madre e alle sorelle gemelle (diversissime) e agli amici Phil, Giulia e Pit:

“Martino non aveva un gruppo di amici, non l’aveva mai avuto. La sua era un’incapacità congenita a socializzare con molte persone. Sì sentiva a disagio in mezzo alle folle, piccole o grandi che fossero. La compagnia di uno o pochi individui si adattava meglio alla predisposizione del suo animo”.

o alle prese con l’interessamento sentimentale per Sophie la quale, da personaggio inizialmente marginale, assume un’importanza fondamentale per l’architettura del romanzo:

“Non dovrebbero esistere persone del genere. […] Dovrebbero fermarle, ridimensionarle, istruirle, farle seguire dei corsi avanzati di disintuizione”.

fino a far scattare il meccanismo di affezione del lettore per il personaggio Martino che altri non è che un semplice sognatore sconclusionato e inconcludente.

Tra scomposizioni e ricomposizioni di frammenti, I sogni di Martino Sterio mostra, inoltre, il mondo del digitale con la sua voracità di tempo, obiettivi, scopi, prodotti, consumo e la sua capacità di attrarre tutti verso una spasmodica ricerca di carattere, personalità e identità che si sovrappongono, in una sorta di permuta culturale, aspettative, illusioni, bisogni, desideri e prodotti nati, ideati, distribuiti e consumati dagli anni ‘80 (anche qualche decennio più indietro) ad oggi. Sul fondo, tracce di un senso di perdita e d’amarezza tramandata di generazione in generazione:

“Se solo sapessimo come trovarci, incontrarci… se sapessimo cosa dire, cosa reclamare, forse allora…”

A questo punto si è a lettura inoltrata del romanzo di Giulio Xhaët e quella che in Carroll poteva sembrare una scomposizione irrazionale del contesto sociale che ha visto nascere la storia di Alice in un inno al non sense, in Martino elementi insensati costituiscono materia di ordinamento dove tutto trova sua esatta collocazione e significato.

L’impressione generale che si ha de I sogni di Martino Sterio è di un gioco continuo di casualità e/o credenze che, malgrado tutte le resistenze che scattano quando si scava troppo a fondo, trovano sempre modo di giungere a compimento superando traumi e paure. Il tutto narrato in uno stile di scrittura conciso, telegrafico, a periodi intermittenti che vanno dalla riflessione profonda alle visioni fantastiche e colorate che l’immaginazione costruisce creando anziane signore che coltivano nomi, salvatori di parole travolte da fiumi di retorica, chitarre smemorate e gufi giocattolo difettati a rischio d’eliminazione.

I sogni di Martino Sterio è un romanzo in cui perdersi e riperdersi, anche quando prende dei risvolti da incubo dai quali ci si può tutelare lasciandosi sorprendere o rinunciando, per qualche pagina, al compito di individuare la morale finale perché, per quanto sia importante, non è strettamente necessario svelarla. Quel che conta è che la morale c’è, sta a lettore decidere se prenderne coscienza o meno, addentrandosi nelle pagine che raccolgono I sogni di Martino Sterio.

P.S. Se poi mi fai sapere come ti è sembrato nei commenti faresti un bel regalo alla mia curiosità, ancora una volta rimasta orfana di un altro bel libro letto su suggerimento di Valentina Vellucci.

Autore: Giulio Xhaët
Titolo: I sogni di Martino Sterio
Casa editrice: Mondadori Electa
Data di pubblicazione: aprile 2017
Pagine: 272
Prezzo di copertina: € 16.90

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