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Quali sono le parole che si possono dire o non si possono dire? Scriviamone un po’

9 luglio 2018
Quali sono le parole che si possono dire o non si possono dire? Scriviamone un po'

Si parla tanto delle parole e di quanta cura e attenzione bisogna dare al loro significato e significante e, una volta scoperta la neolingua leggendo 1984 di George Orwell, sono tornata a riflettere sulla loro natura per capire quali si possono dire o non si possono dire.

In quanto interpretabili si rischia di finire nella spiacevole situazione in cui certe parole vengono intese e comprese in modo diverso da chi le scrive e da chi le legge e, alla fine, non si riesce a capire a quale dei due interlocutori siano da assegnare colpe e responsabilità.

Le parole sono complesse e complicate, perché?

Quali sono le parole da non dire veramente? Paroloni, paroline, parolacce

Le parole tendono a essere interpretabili perché non vengono lette allo stesso modo. Anche se certe parole vengono scritte con cognizione di causa possono comunque essere travisate da chi le legge creando una vasta gamma di percezioni, impressioni e disastri.

Fare un dizionario di parole da dire e da non dire è impossibile (e sarebbe anche inutile) e per questo preferisco tenermi sul generale scrivendo di paroloni, paroline e parolacce mettendo in luce, là dove è possibile, quelle che generano effetti particolari.

I paroloni altisonanti danno un tono alto a una conversazione colta e impegnata ma tendono a generare una certa pesantezza e diffidenza in chi di termini desueti non sa proprio che farsene e tendono a presentare la persona che li ha utilizzati come pomposa e seriosa. Suvvia, non è detto che sia proprio così.

Alcuni paroloni però sono così interessanti che è difficile resistere alla tentazione di utilizzarli, giusto per tirarli fuori dalla vetrina del museo linguistico che ci portiamo dentro, spolverarli e vedere come stanno in un contesto diverso, più contemporaneo.

Scoprirai che usati in questo modo acquisteranno un altro valore e significato, se collocati nei punti giusti e con parsimonia e, soprattutto, se si conosce e si vede bene la natura di cui sono composti. Acquisiranno nuovo senso e, invece di complicare la lettura, porteranno all’effetto contrario offrendo al lettore una visione scorrevole e articolata di quanto viene raccontato o comunicato.

In questo gioco di parole e paroloni, i poeti che non si sentono poeti sono i migliori mentre chi fa poesia pasticciando con rime e paroline gioca a presentarsi come poeta. Ecco, poeta è forse un parolone che è meglio non dire veramente se si aspira a diventare tali. Chissà se Petrarca ha pensato alla stessa cosa quando agognava alla corona d’alloro, trovando in Laura la parola da dire.

Le paroline sono più semplici perché le usano tutti. Sono così carine e simpatiche da essere considerate innocue e, per questo, si commette l’errore di darle per scontate perché si pensa che tutti le conoscano allo stesso modo e allo stesso livello.

Le paroline però sono tante e si crede che siano tutte amiche fino a quando non ti rendi conto che all’interno di esse c’è molto molto di più e sono finite in secondo piano. Banalizzate del loro significato e contratte per risparmiare tempo, hanno assunto la simbolica espressione dell’appiattimento linguistico diventando semi potenziali della neolingua orwelliana.

Le paroline come amico sono quelle da non dire veramente perché, una volta che ti rendi conto che non tutti gli danno la stessa importanza si tramuta nel suo contrario. Meglio cercare altre paroline per definire l’amicizia, magari tornando sulle Lettere a Lucilio di Seneca o chinare il capo sull’Amicizia di Cicerone.

Infine, le parolacce. Si possono dire o non si possono dire?

Certo che si possono dire. Personalmente preferisco farne uso rigorosamente in privato e nel mondo offline, tra me e me e senza oggetti contundenti intorno quando sono arrabbiata in stile Smaug o circondata di una ristretta cerchia di persone reali e fidate, che mi conoscono bene. Online cerco di evitarle ma questo non vuol dire che non le dica o non le pensi, 😛

Più che interpretabili, le parole sono umane. Il punto non è capire quali si possono dire e quali no ma come comprenderle per esprimere la persona che si è o per avvicinarsi alla persona che si vuole diventare, senza rischiare di cristallizzarsi in un personaggio standard o stereotipato di sé stessi.

E secondo te? Quali sono le parole che si possono dire veramente?

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