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A Treviso per Rodin: un sabato tra arte e letteratura

21 maggio 2018
Rodin a Treviso: opere e corrispondenze letterarie in mostra

Era dal mese di aprile che volevo andare a Treviso per visitare la mostra dedicata allo scultore Auguste Rodin e, sabato scorso, ho realizzato questo desiderio.

Mi sembrava una buona opportunità per svagarsi, raccogliere materiale da cui trarre ispirazione, sperimentare nuove e possibili corrispondenze tra il fare e il pensare, tra arte e letteratura.

Visitare una mostra d’arte di tanto in tanto è un po’ come prendersi del tempo e passeggiare in uno spazio allestito secondo un discorso che tocca altri mondi, linguaggi e dimensioni. Se poi è dedicata ad un artista che hai studiato e apprezzato è un ottimo modo per fare un ripasso e cercar di capire quali soluzioni ha adottato per affrontare un dubbio, una consapevolezza, un tarlo esistenziale.

Mi fai compagnia leggendomi?

Rodin a Treviso: opere e corrispondenze letterarie in mostra

C’è un’opera di Rodin che mi piace particolarmente. Se non erro si intitola Idolo eterno e raffigura una coppia dove l’elemento dominante è quello femminile. Si tratta di una delle opere che maggiormente mi sono rimaste impresse riguardo la produzione artistica di Rodin.

Mi è tornata alla memoria pochi mesi fa, leggendo Il tormento e l’estasi – il romanzo di Michelangelo di Irving Stone. Per questo ho percepito la mostra di Rodin a Treviso come un richiamo da non ignorare.

Nel libro menzionato, Michelangelo, ossessionato dalla materia e dal come estrarne e dar forma all’anima in essa imprigionata, viene messo in guardia da Leonardo Da Vinci sulle conseguenze del suo operato.

Leonardo già intuiva che le creazioni michelangiolesche potevano essere male interpretate ed estremizzate dagli artisti successivi al punto tale da far deviare la ricerca della bellezza e della sua essenza verso strade contrarie, che avrebbero dato una svolta imprevista non solo ai percorsi e ai linguaggi del mondo dell’arte ma che avrebbe inciso profondamente anche sul ruolo dell’arte e sul suo modo di leggere, sintetizzare e tradurre l’ambiente naturale e sociale alla quale è intimamente connessa.

La mostra di Rodin a Treviso, presentata anche attraverso le parole degli scrittori con i quali lo scultore era entrato in relazione, come Rilke (tanto caro a Bruna Athena e a Ilaria Bo) e Baudelaire, segue lo stesso filo conduttore riguardante la ricerca della bellezza e dell’anima e riprende il lascito michelangiolesco dandogli nuove forme e collocazioni.

Delle opere di Rodin è difficile non notare:

  • l’innaturalezza delle pose dove più che di figure umane, riprodotte in modo armonico e proporzionato, sembrano proposte di un’idea di umanità, assemblata e riassemblata in continuazione dallo scultore,
  • la concretezza e la decisione della mano dell’artista anche se, in certi dettagli, sembrano liquefarsi (penso alla gigantesca e inquietante Testa d’uomo dal volto definito ma, allo stesso tempo, privo d’identità)
  • e la scelta dei materiali con cui sono composte,

Tuttavia, l’impressione che si ha di fronte alle opere di Rodin è che queste sembrano in procinto di muoversi, per seguire o resistere a una forza che non possono, né sono in grado di controllare.

  • La meditazione

Estratta dalla Porta dall’Inferno, La meditazione è tra le sculture che mi sarebbe piaciuto fotografare durante la visita e che non ho fatto. (Alla mostra non era consentito scattare fotografie e così ho lasciato il telefono nella borsa, custodita nel guardaroba del museo di Santa Caterina).

La meditazione è rappresentata da una giovane donna che, da dannata, diviene la rappresentazione della situazione di stallo che si viene a creare tra il pensiero e l’azione che questo pensiero ispira. La rielaborazione di Rodin sembra mettere in guardia sul pericolo dell’immobilismo dell’anima pronta a rivelarsi eppure condannata a stare ferma, imprigionata tra il pensiero e l’azione, tra mente e cuore, per l’eternità.

  • Il bacio

Girare attorno a Il bacio è stato un momento strano e il più lungo. Se fossi stata da sola, forse avrei preso una sedia con le rotelle e avrei girato attorno al gruppo scultoreo pezzettino per pezzettino, come le lancette dell’orologio. Così, giusto per assicurarmi che la relazione e il bacio tra i due giovani non si sciogliesse.

Nei quadri di testo che fanno da orientamento nella mostra di Rodin, si poneva l’accento sul come il giovane posava la mano sulla coscia dell’innamorata, senza stringere o trattenere. Appena posata, in un gesto di estrema e tenera delicatezza.

I due corpi sono uniti da diversi punti di contatto e, anche se sembrano indipendenti l’uno dall’altro (basterebbe una leggera folata di vento per allontanarli del tutto) il loro legame regge. È vero, sincero. Questa impressione l’ho avuta guardando i loro piedi. Lessi in un libro sul linguaggio non verbale che i piedi non mentono mai. Peccato che sul segnalibro che ho preso, questa parte de Il bacio non c’è. 🙁

  • Bellezza

Infine, la terza opera di Rodin che avrei voluto fotografare era vicina a quella intitolata La meditazione. Un altro abbraccio, ma di natura diversa e più tormentata.

Una figura maschile in piedi abbraccia una donna rannicchiata all’altezza delle spalle di lui. A girarci attorno, la figura femminile non sembra tanto contenta di essere trattenuta in quel modo.

Sul basamento, una scritta in francese facilmente leggibile ma che non riuscivo a tradurre (e dire che mi sarebbe piaciuto imparare il francese, anche solo per presentarmi come poliglotta). Mi sono guardata attorno e ho chiesto lumi a una guida che mi ha spiegato cosa c’era scritto.

“Sono bella, o mortali: una chimera di pietra! Tutti il mio seno ha estenuato, ma al poeta un amore ha ispirato tacito, eterno come la materia”.

Sono i primi versi di Bellezza, una poesia di Charles Baudelaire contenuta ne I fiori del male. Un autore molto amato (assieme a Dante) dal Rodin diciannovenne e che rappresenta la voce contraria al positivismo che la società e la cultura francese ed europea stava abbracciando.

A Treviso per Rodin: un sabato tra arte e letteratura

A Treviso per Rodin: perché sono andata a visitare la mostra?

Perché sono andata a Treviso per visitare la mostra di Rodin?

Perché gli artisti, per quanto pazzi, strani o anticonformisti sono i lettori più attenti e precisi della realtà sociale in cui vivono e il loro è un ruolo intermedio, narrativo.Tramite il linguaggio a loro più vicino, assorbono tutto ciò che viene colto dalla loro sensibilità e dal loro occhio e lo sintetizzano nell’azione, nel fare ciò che hanno appreso e rielaborato.

Seppur difficili da comprendere se non studiandone le vite, le scelte e le sperimentazioni, gli artisti ricostruiscono una società e una cultura sottolineandone o esaltandone pregi e difetti e ricercano, ossessivamente, quella bellezza che dovrebbe salvare il mondo, vivendo a cavallo tra tormento e estasi.

Una volta tornata a casa, alla domanda: – Com’era la mostra? – avrei forse dovuto seguire il noto gioco di parole che presenta la mostra come la moglie del mostro. Dire che era sufficientemente brutta poteva forse fornire un risvolto divertente all’esperienza vissuta ma mi sono mantenuta sul banale dicendo che l’avevo trovata molto, molto bella.

Andare a Treviso per Rodin è stato un bel modo per trascorrere un sabato tra arte e letteratura e concedersi il lusso di vagare, senza pensare ma solo sentendo quali impressioni si potevano trarre dalle opere esposte.

La prossima volta devo però ricordarmi di usare carta e penna. Le parole di Rilke esprimevano meglio quello che ho cercato di raccontarti con questo post. 🙂

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