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Molly’s Game, la storia vera della principessa del poker: film da vedere perché

14 maggio 2018
Molly's Game, la storia vera della principessa del poker: film da vedere perché

Molly’s Game è uno degli ultimi film che sono andata a vedere.

Colpita dal trailer di presentazione, mi affascinava la storia vera di una donna, diventata la principessa del poker, che ha costruito un impero da milioni di dollari sfruttando i punti forti, le debolezze e le dinamiche di un gioco tendenzialmente maschile.

Ne sono rimasta folgorata. Ancora adesso, a distanza di settimane dalla visione, ci torno spesso con la memoria e, inoltre, mi ha suggerito un nuovo libro da leggere.

Vieni a scoprire i motivi del perché Molly’s Game è un film da vedere e, naturalmente, a quale libro mi riferisco?

Molly’s Game: qualcosa sulla trama senza spoilerare (troppo)

Molly's Game poster (immagine via Pinterest)

Molly’s Game, immagine via Pinterest

Molly’s Game parte da una pista di sci. Molly (Jessica Chastain) è pronta per fare il salto di qualità nel mondo dello sport professionistico. La domanda di partenza è:

“Qual è la cosa peggiore che può capitare a un atleta?”

Seguono varie ipotesi e varianti che, dal generale, passano a raccontare il percorso di Molly. La famiglia di provenienza, il tipo di educazione ricevuta, i traumi e le situazioni dove la protagonista ha messo in pratica tutta la sua caparbietà e il suo spirito di rivalsa per superare limiti, ostacoli e fallimenti.

Tutto è stato calcolato nei minimi dettagli, non c’è margine d’errore perché è da quando era bambina che il padre l’ha allenata (o forse sarebbe più corretto dire addestrata) ad eccellere nello sport e nello studio.

“Tieni il percorso!”

le intima il padre. Molly ha tutte le carte in regola per farcela poi subentra il principio di casualità (dicesi anche sfiga) e quel percorso così chiaro nella sua mente va a scatafascio.

L’inizio di Molly’s Game è una panoramica su tutti i meccanismi che hanno innescato il primo fallimento della protagonista come sportiva. Quello che non sembra chiaro è come, da queste premesse, si sia avvicinata al mondo del poker per poi essere arrestata dall’FBI e condotta davanti a un’aula di tribunale per rendere conto di gioco illegale e relazioni con la mafia russa.

Sola contro gli Stati Uniti d’America, Molly Bloom trova in Charlie Jaffey (Idris Elba) l’unico avvocato disposto (non senza reticenza) a difenderla.

Leggendo una rivista che consigliava la visione di Molly’s Game, la protagonista ha messo in pratica un detto di Winston Churchill:

“Avere successo è passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo.”

Molly punta ai potenti, a uomini influenti desiderosi di dimostrare il loro potere attorno a un tavolo da poker.

“Più che un gioco d’azzardo, il poker è un gioco di abilità [e di strategia]”

Studia ogni cosa; l’ambiente e il suo allestimento, termini e dinamiche del gioco, le tipologie di giocatori e come essi interagiscono fra loro, la psicologia, tutto.

Ogni informazione viene incamerata, rielaborata e applicata all’interno del giro nel quale viene introdotta da un datore di lavoro che in lei non vede altro che una cameriera elevata a segretaria. Visto che Molly incassa bei soldi con le mance e il suo capo comincia a perdere al poker quest’ultimo si sente in diritto di ricorrere a un ricatto, nel tentativo di ristabilire i termini secondo i quali si è instaurata la loro collaborazione.

“Non voglio cacciarti ma voglio smettere di pagarti! Ti paga già il gioco, non mi sembra giusto”.

Molly viene licenziata ma è stata previdente e con i soldi risparmiati e le informazioni raccolte crea un altro giro di poker puntando più in alto, sempre più in alto, fino a diventare la regina del gioco clandestino e una manipolatrice di uomini.

Tuttavia:

  • Molly è davvero così cinica o è solo un tramite, una figura scelta dal regista Aaron Sorkin, per mostrare dinamiche, rappresentazioni sociali e pregiudizi vari?
  • Un individuo (femminile) può compromettere regole e convenzioni sociali minando i valori sui quali si regge la società?
  • Davvero Molly’s Game è solo un film sulla psicologia femminile o è qualcosa di più ampio, complesso e stratificato?

Per come l’ho percepita io, Molly Bloom è colei che prepara il campo per far sì che i giocatori possano mettersi alla prova e la sua versione o visione del motto di Churchill è:

“Fu tale l’umiliazione da spingermi a trasformare l’umiliazione in rabbia. Non mi ci è voluto molto per mettere in atto un piano…”

Solo che se Churchill è riconosciuto e accettato come un grande stratega, Molly, in quanto donna, non è altri che una strega e, in quanto tale o per quello che rappresenta, da perseguire.

Stratega – strega, due parole diverse per collocare due individui all’interno di una società e che si distinguono per una vocale e una consonante. Un dettaglio che fa un’enorme, colossale differenza.

Molly’s Game e Il crogiuolo di Arthur Miller: il dettaglio di lettura nel film

Ogni volta che ripercorro mentalmente scene e dialoghi di Molly’s Game ho l’impressione che le più importanti siano quelle che tendono a passare inosservate.

La prima riguarda l’incontro tra Molly e la figlia dell’avvocato che accetterà di difenderla. La ragazza sta leggendo Il crogiuolo di Arthur Miller che nelle prime pagine è così introdotto:

“La politicità e la drammaticità del dramma sono innegabili, ma non sono né occasionali né epidermiche, bensì strettamente intrecciate alle esigenze di una sensibilità morale e fantastica preoccupata del significato e delle cause profonde dei fatti contingenti.”

La seconda scena è quando la protagonista spiega al suo avvocato perché si rifiuta a consegnare gli hard disk contenenti tutti i dati inerenti le sue attività e le relazioni costruite grazie al mondo del poker. Per motivare la sua intenzione a mantenere il riserbo Molly menziona questo libro generando sorpresa nel suo interlocutore:

– Hai letto Il crogiuolo?
– Sì, ero curiosa…

Questo brevissimo scambio di battute può far supporre che Il crogiuolo è, forse, il vero libro da leggere per comprendere più a fondo Molly’s Game e il tra le righe del film. Direttamente da Il crogiuolo:

“Non ci è dato di sapere con esattezza come si svolgesse la vita negli abitanti di Salem. Non c’erano romanzieri fra di loro; e d’altra parte nessuno avrebbe avuto il permesso di leggere un romanzo, ammesso che avesse potuto procurarselo. La religione proibiva qualsiasi attività che rassomigliasse a un teatro e simili ‘vuoti piaceri’.”

Si prospetta una lettura interessante, densa e ricca di temi su cui riflettere e questo, grazie alla visione di Molly’s Game. Un film che racconta più di quanto, in effetti, rappresenta.

E tu, hai visto il film?
Che impressioni ti ha dato e quali domande ti ha suggerito?

Photo Credits: immagine in evidenza, via Pixabay

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1 Comment

  • Reply Auro 16 maggio 2018 at 16:46

    ciao rita bell’articolo

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