Interviste

Casa editrice, domande e risposte: intervista a Edizioni Convalle

7 maggio 2018
Casa editrice, domande e risposte: intervista a Edizioni Convalle

L’esplorazione del mondo editoriale, a cavallo tra tradizione e digitale, continua e questa volta l’intervistata è Edizioni Convalle.

Fondata da Stefania Convalle, la casa editrice di oggi è la sfida di una scrittrice a creare un luogo dove i libri prendono vita e diventano un prodotto di valore senza abbandonare la cura dell’autore, in quanto fonte non solo di guadagno ma anche di storie da stampare, promuovere, divulgare.

Edizioni Convalle è una piccola casa editrice indipendente ed è giovanissima. Dalle risposte si sente arrivare la passione, l’entusiasmo e la dedizione di chi si è buttato per creare un nuovo tipo di impresa. Forse un po’ folle ma, di sicuro curato con il cuore.

Vieni a scoprirne di più?

Come funziona una casa editrice: Stefania Convalle racconta le sue Edizioni

  • Un po’ di storia dell’editoria: ci racconta com’è nata la Edizioni Convalle e perché?

Edizioni Convalle nasce da un momento di follia e di sogno. Follia perché nel momento storico in cui viviamo, fondare una casa editrice è un salto nel buio; sogno perché, dopo anni dentro questo ambiente in veste di scrittrice e avendo capito come gira il fumo, ho voluto sfidare dei meccanismi dove l’autore era sempre lasciato solo, cercando di rompere gli schemi e creando dinamiche controcorrente.

  • Una giornata tipo in casa editrice è?

Una giornata tipo è assoluta dedizione 24 ore su 24, facendo lo slalom tra manoscritti da leggere e valutare, dare risposte agli autori e quindi buone o cattive notizie, curare editing, impaginazioni e grafica, facendosi venire idee per copertine e titoli accattivanti; è curare rapporti con tipografie, corrieri e commercialisti; è farsi venire idee per differenziarsi dalla massa, creando eventi particolari e nuovi; è cercare di trovare le librerie giuste, quelle che sposano veramente, e non solo a parole, la causa dell’editoria indipendente; è dare idee e guidare gli autori, motivarli quando serve, ma anche farli tornare coi piedi a terra quando prendono il volo pensando che pubblicare sia in automatico essere in tutte le librerie e diventare famosi, perché non è così.

Una giornata tipo è anche riuscire a fermarsi per respirare un po’.

  • Nel corso della mia partecipazione a eventi legati alla promozione e alla divulgazione della lettura è emerso che le case editrici sono portate a pubblicare sempre di più per far fronte ai costi di reso ed a eventuale macero delle giacenze. Ci spieghi meglio come funziona questo aspetto e quali potrebbero essere le soluzioni a questa problematica.

Edizioni Convalle non fa la corsa per pubblicare titoli per fare numero. Il nostro 1° comandamento è SOLO BELLE OPERE e così stiamo facendo. Scelgo personalmente i testi da pubblicare e non tengo conto di quanto possa essere commerciale, ma tengo in considerazione la validità dell’opera: cerco il guizzo, il talento.

Nel 2017 abbiamo pubblicato 14 titoli, che effettivamente non è poco, e il lavoro in piedi è già tanto per il 2018, ma anche i miei no sono parecchi. Non ho fretta di pubblicare come le CE a pagamento, perché in quel caso è solo business. Io rischio col mio portafoglio e quindi cerco quello che per me vale, che sia un titolo all’anno o 100, l’intenzione non cambia.

  • Cosa vuol dire essere una casa editrice indipendente?

Vuol dire avere tanto coraggio e determinazione.

  • Qual è il rapporto con le librerie indipendenti e con quelle di catena?

Tutto dipende dai librai che le gestiscono. Se sono collaborativi e si impegnano a dare una mano a case editrici e autori per farsi conoscere, e poi sono precisi nei report periodici e puntuali nei pagamenti, il rapporto è ottimo! Se invece non hanno voglia di mettersi in gioco e, al limite, accettano solo di mettere qualche copia nei loro scaffali per prendere polvere e fare poi dei resi, il rapporto non inizia neppure o finisce presto!

Essere nelle librerie non è la soluzione, è solo una strada da percorrere con intelligenza.

  • Come scegliete i titoli e gli autori da pubblicare?

Col cuore e con l’istinto. A volte si sbaglia, ma il più delle volte si fa centro in termini di soddisfazioni, sia a livello di risultati, sia a livello di rapporto umano, che poi è quello che personalmente inseguo: sono un’idealista.

  • Ci sono dei libri che sono fuori catalogo e che vi piacerebbe ripubblicare?

Il problema non si è ancora posto perché la CE ha un anno, quindi è ancora tutto nel catalogo.

  • Vi è mai capitato di pubblicare tesi di laurea? Se è sì, ci racconti perché e come vi siete mossi?

Non si è ancora presentato questo caso, quindi non so…

  • Qual è il vostro rapporto con i social network e che tipo di comunicazione adottate per promuovere le vostre attività?

Il mio rapporto coi social è ottimo e faccio tutto ciò che si può fare per divulgare e promuovere. Che tipo di comunicazione adotto? Siamo sempre noi stessi, così nei social, così nella vita. La gente lo capisce e si affeziona a noi perché non siamo “fasulli”.

  • Per chi volesse lavorare in una casa editrice quali competenze servono e quale percorso formativo suggerireste?

Tralasciando le ovvie, cioè la conoscenza della lingua italiana, serve, secondo me, curiosità, dedizione, amore per le parole, spirito di sacrificio, voglia di sposare la causa di trovare e promuovere opere che si elevino dalla massa.

  • Cosa deve fare un aspirante scrittore per convincervi a pubblicarlo?

Scrivere una bella opera, in primis. E poi dimostrarci che non crede di essere la reincarnazione di James Joyce.

  • Autopubblicati: minaccia o opportunità?

Entrambe le cose.

  • Quali sono i/le book blogger che seguite e apprezzate di più e perché?

Serena Donvito, fondatrice del blog La doppia vita dei libri. Ottime recensioni, scritte con garbo e rispetto, sia nel bene che nel male. La nostra conoscenza ha prodotto anche una collaborazione sia artistica che imprenditoriale.

  • Prossimi progetti firmati Edizioni Convalle?

Tante belle opere pubblicate, allargare la “famiglia” sia come autori, sia come collaboratori, non perdere mai il cuore e far crescere la Edizioni Convalle in tutti i modi possibili.

Tra i progetti più cari, la pubblicazione del mio ultimo romanzo, Il silenzio addosso e la partecipazione (ci trovi nel padiglione 4, stand V04) al Salone Internazionale del Libro di Torino. Vieni a trovarci?

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6 Comments

  • Reply Bruna Athena 7 maggio 2018 at 17:32

    Purtroppo non sarò a Torino quest’anno, altrimenti avrei fatto volentieri un salto allo stand Convalle. Intanto, una sbirciatina al catalogo 😜

    • Reply Rita Fortunato 8 maggio 2018 at 16:42

      Eh, anche per me quest’anno sfugge l’opportunità di visitare il Salone del Libro di Torino. 🙁

      Di recente ho letto un libro della Edizioni Convalle, mi ha dato delle belle sensazioni e Stefania è stata gentilissima, conoscerla attraverso questa intervista, è stata una bella occasione 🙂

  • Reply Susanna Albini 8 maggio 2018 at 10:12

    Intervista molto interessante. Avete toccato dei temi e degli aspetti che non conoscevo. In bocca al lupo per il futuro 🙂

    • Reply Rita Fortunato 8 maggio 2018 at 16:34

      Grazie, Susanna, sono contenta che tu abbia trovato interessante questa intervista e spero di poterne raccoglierne delle altre, in futuro. Per questo il tuo augurio è ben accetto e di buon auspicio, 🙂

  • Reply Katja 8 maggio 2018 at 15:59

    Grazie per questo post! Dopo un anno e mezzo di lavoro in due librerie e ora in una biblioteca, la mia curiosità di cosa c’è dietro le quinte è alta … e sto pensando di specializzarmi in editoria magari con qualche master o corsi vari. Mi devo rileggere con calma il tuo post: un’intervista così non può far altro che bene dato che si conosce chi lavora nel campo 🙂

    • Reply Rita Fortunato 8 maggio 2018 at 16:33

      Grazie, Katja, sono contenta che questa intervista ti sia stata utile. Come te, sono molto curiosa di apprendere quanto più possibile sul mondo dell’editoria e, a proposito, come ti trovi a lavorare in biblioteca? Io feci una piccola esperienza all’università e ne ho un buon ricordo, 🙂

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