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The Happy Prince, l’ultimo ritratto di Oscar Wilde: riflessioni in corso di visione

27 aprile 2018
The Happy Prince, l'ultimo ritratto di Oscar Wilde: riflessioni in corso di visione

The Happy Prince: l’ultimo ritratto di Oscar Wilde è un film che sono andata a vedere al cinema, in una domenica così così e niente affatto baciata dal sole.

A guardare la programmazione il film diretto e sceneggiato da Rupert Everett era l’unico che mi ispirasse davvero; sia per il soggetto (Oscar Wilde si presta bene in ogni prodotto culturale e/o d’intrattenimento) sia per il cast, presente anche ne L’importanza di chiamarsi Ernesto, simpatica commedia del poliedrico scrittore e dandy irlandese, adattata per il grande schermo nel 2002 da Oliver Parker.

C’erano altri film interessanti da vedere ma ormai avevo deciso per The Happy Prince: l’ultimo ritratto del mio (e probabilmente anche tuo) scrittore preferito.

Vieni a scoprire che impressioni mi ha dato?

The Happy Prince, l’ultimo ritratto di Oscar Wilde: il film di Rupert Everett, in una novella

Sono andata a vedere The Happy Prince per vedere come l’attore protagonista avrebbe reso la personalità e l’intelletto di Oscar Wilde, con le sue battute taglienti, i motti di spirito e le frasi ad effetto e in che modo Rupert Everett avrebbe utilizzato gli orpelli che ne hanno decretato il successo in società per descrivere l’uomo, nei suoi ultimi istanti.

In questi tempi contemporanei, oltre ad essere tra gli autori più citati, Oscar Wilde avrebbe impersonato benissimo il ruolo del creativo, del copywriter e in quanto:

  • drammaturgo,
  • scrittore,
  • aforista,
  • poeta,
  • giornalista e
  • saggista.

sarebbe stato una vera e propria star del web. In apparenza.

Tutti gli elementi che contraddistinguono Oscar Wilde, la sua intelligenza e prontezza di spirito sono ben presenti in The Happy Prince ma fanno da contorno a una narrazione ben più profonda del cuore e dell’essenza del soggetto sviluppato nel lungometraggio di Everett.

The Happy Prince, il principe felice è la novella, tra le più intense e toccanti, che guida conduce lo spettatore nella trama del film e nel mondo interiore dello scrittore.

La storia narra della costruzione di una splendida statua ricoperta d’oro e pietre preziose, un principe messo nella piazza della città a titolo ornamentale.

Una figura sola, inanimata, affascinata da chi gli passa accanto e con uno struggente desiderio di trovare qualcuno con cui parlare. Fa amicizia con una piccola rondine che, con i suoi voli di ricognizione, gli racconta di ogni cosa e persona che vive e si muove al di fuori del perimetro nella quale la statua è inserita.

Diventano amici, la rondine e il principe felice. La prima esegue le richieste del secondo di spogliarlo delle sue ricchezze per alleggerire il peso della miseria di chi è socialmente meno fortunato di lui.

Un pezzettino alla volta, la statua cade in rovina ma la rondine non lo abbandona perché ha imparato ad amare quel simulacro. Un simulacro che alla fine, privo degli ori e delle pietre preziose, viene abbattuto perché viene a mancare nella sua funzione di abbellimento della piazza per la quale era stato innalzato.

Nell’opera di distruzione, viene riesumato il cadavere della rondine. Gli operai la buttano sul cumulo di macerie di quello che fu Il principe felice e un cuore di piombo si spezza.

The Happy Prince locandina (immagine via Pinterest)

The Happy Prince, via Pinterest

Come fa a spezzarsi un cuore di piombo? Me lo sono sempre chiesta, ripensando a questa storia e poi, perché proprio il piombo? Perché Oscar Wilde ha scelto proprio questo elemento, peraltro tossico, per rappresentare il cuore di una statua? Per rappresentare, come mi è parso di capire in The Happy Prince, sé stesso e la sua natura?

Ci è voluto il film di Rupert Everett per avere delle possibili risposte a domande formulate in corso di lettura.

La novella scandisce le ultime fasi dell’esistenza di Oscar Wilde; dal processo alla condanna per omosessualità, dalla perdita di reputazione e onori al degrado sociale e morale.

Oscar Wilde viene abbattuto così come viene abbattuta la statua perché forse commise degli errori che un artista e uno scrittore non dovrebbe mai commettere e che The Happy Prince descrive, scena dopo scena, fino alla fine:

  • seguì e mostrò la sua vera natura, una natura pesante come il piombo,
  • usò la leggerezza delle sue doti di sfavillante e acuto narratore (gli ori e le pietre preziose del principe) per veicolare messaggi più profondi sul senso e sulla condizione umana,
  • scelse di non scrivere più per sé stesso ma, per gli altri, mostrando con maggiore schiettezza dove sosta, veramente, la felicità, invece di trattenerla e intrattenerla nel luccichio delle illusioni.

The Happy Prince sembra mostrare tutto questo; come avvelenò sé stesso e chi gli stava accanto con dolore e sofferenza e come, in realtà e malgrado tutto, ottenne ciò che aveva sacrificato in cambio di amore, l’arte.

Sembra perché alcuni aspetti del film appaiono forzati e la narrazione, nel suo complesso, tende a risultare dispersiva.

The Happy Prince, per l’abbondanza di riferimenti a saggi, racconti e romanzi e per i dialoghi strutturati più su citazioni letterarie che colloquiali, è difficile da seguire per chi non conosce, se non tutta, almeno la maggioranza delle opere di Oscar Wilde.

A me è piaciuto molto e mi ha emozionato ma è anche vero che, forse, sono un po’ di parte.

E tu? Sei andato a vedere The Happy Prince? Come ti è sembrato?
Raccontami la tua nei commenti. 🙂

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2 Comments

  • Reply Alessia Pellegrini 28 aprile 2018 at 8:23

    Mi sembra un film densissimo di riferimenti che mi piacerebbe molto vedere!! Molto interessante la chiave di lettura in parallelo del principe felice e dell’autore. Eppure io avevo sempre pensato a Oscar Wilde come alla rondine… impegnata a rivelare la vera bellezza là dove sembra non splendere il sole, destinata all ‘incomprensione di chi vede solo l’oro. Il riferimento al cuore di piombo che si spezza, inoltre, potrebbe – non so – essere un richiamo al piccolo cuoricino del soldatino di piombo della fiaba di Andersen. Simbolo minuscolo ma pesante di un’umanità profondissima, che agli sguardi superficiali degli uomini non è dato penetrare.

    • Reply Rita Fortunato 30 aprile 2018 at 14:23

      Sì, Alessia, io l’ho trovato molto interessante (e, alla fine, mi sono commossa) perché l’ho guardato rileggendo mentalmente la novella di riferimento.

      Grazie, per il tuo punto di vista.

      P.S. Invece la rondine io l’associo al curatore letteratio di Oscar Wilde che si batté fino alla morte per riabilitare il suo nome. Per la storia di Andersen, mi cogli impreparata. Approfondirò,😊

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