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Giornata del Libro: libri e tappe di lettura di un blog

23 aprile 2018
Giornata del Libro: libri e tappe di lettura di un blog

Oggi è la Giornata del Libro, iniziativa nata negli anni ‘90 per favorire la lettura attraverso varie e molteplici iniziative, online e offline.

Festival letterari, consigli di lettura, nuove uscite e promozioni, tutto quello che concerne la filiera del libro è utile per far sì che l’azione del leggere sia incentivata non solo come dovere sociale ma come opportunità per imparare a riflettere, ad apprendere ciò che è realmente importante per l’essere umano.

La Giornata del Libro, inoltre, è un po’ come la vigilia di Natale per i lettori perché introduce a un’altra iniziativa a tema, il Maggio dei Libri.

Parola chiave, condividere e trasmettere l’amore per i libri. In che modo? Provo a dare il mio contributo facendo una carrellata del mio percorso da lettrice cercando di individuare i temi di quei libri che hai trovato (e troverai) su questo blog.

Giornata del Libro: i libri che hai trovato (e troverai) in questo blog

La Giornata del Libro mi invita alla riflessione e a volgere lo sguardo più indietro rispetto alla data di nascita di questo book blog.

In tre anni ho letto e recensito una media di quattro libri al mese scelti dalla libreria personale, acquistati in ogni dove o evento e che toccano generi e tematiche tra loro distanti apparentemente privi di uno specifico filo conduttore.

Non sarà che ho arredato questo blog di letture con uno zoccolo e uno stivale? Non necessariamente.

Leggo da quando ho imparato a farlo ma solo aprendo un blog ho cominciato ad imparare a parlare di libri. Il risultato, mai certo e mai definitivo, è nel processo di selezione delle letture che si delineano un post dietro l’altro.

La Giornata Del Libro è, per me, un’opportunità per prendere coscienza non solo del perché leggo ma del come si sono e si stanno sviluppando spirito critico e gusti personali.

La lettura è l’azione primaria, il desiderio che muove il lettore alla ricerca di sé stesso e del suo posto nel mondo, interiore o esteriore che sia.

Teoricamente, tutto può essere letto. Luoghi, eventi, esseri umani. Tuttavia ci vuole tempo, costanza, fatica e impegno per concretizzare il desiderio di partenza in una analisi e rielaborazione esaustiva di quanto appreso che invogli e attiri altri lettori interessati ad approfondire, anche oltre la Giornata del Libro.

Scrivere di libri su questo blog è una risposta a una domanda personale dove mi chiedo quando ho scelto di iniziare un percorso di letture e perché certi libri, raccolti in una bozza di Curriculum Del Lettore, mi sono rimasti impressi finora.

Partendo dal principio, i classici per ragazzi sono la Giornata del Libro della mia infanzia.

Troppo piccola per comprendere il messaggio sociale comunicato da autori come Barrie, Carroll, Mark Twain o Charles Dickens ho trovato in quei libri i miei primi compagni di giochi e i primi rudimenti per distinguere ciò che è giusto da ciò che sbagliato. Solo che non ne facevo parola con nessuno, non ero sicura di aver capito le lezioni e le morali racchiuse in quelle storie che tanto mi facevano compagnia e che volevo condividere al di fuori della mia cameretta.

Qualche tentativo, da bambina, lo feci con le persone vere e a me più care cercando di convincerle a leggere Le avventure di Tom Sawyer o Oliver Twist. Sentivo che erano libri fondamentali, dovevano essere letti. Ci rimasi male quando non furono accolti con il mio stesso entusiasmo o meraviglia. Seppur in buona fede, sbagliai. Caddi nella trappola dell’imposizione senza soffermarmi sul fatto che forse non tutti diamo importanza alle stesse cose e per la prima volta, seppur in modo confuso, intuii che le scale di valori variano da persona a persona.

La Giornata del Libro della mia adolescenza è stata segnata dalla Letteratura Russa alternata da incursioni francesi, inglesi e italiane. È vero, nel mio stringato Curriculum Del Lettore, il motivo scatenante che mi ha fatta avvicinare alla lettura dei Classici tra Ottocento e Novecento è stata un’insufficienza in un compito in classe e nella mia materia preferita, per giunta. Eppure, non è solo quello.

L’adolescenza è un periodo in cui non si riesce a star dietro ai pensieri, né a gestire le emozioni. Basta un nulla per far scatenare una crisi e guai a chiamarla esistenziale perché, a quindici anni, quale crisi esistenziale o malessere puoi avere? Se reagivo leggendo, però, stavo meglio, mi calmavo un poco e avevo qualche buona speranza di diventare una persona migliore, più empatica e attenta alle relazioni e meno reattiva nel contrastare quelle che mi sembravano le ingiustizie elencate nei libri letti da bambina. Più o meno. I libri e le buone letture aiutano ma, non fanno miracoli. 😛

Con i vent’anni e la fine dell’adolescenza la Giornata del Libro si carica di manuali di studio e il tempo dedicato alla lettura viene sottratta dall’entrata nel mondo del lavoro. Perché ciò che è importante, in questo periodo, è l’utile, la produttività, l’efficienza. Bisogna imparare a vivere perché, si sa, non sono i libri che ti insegnano a vivere. È vero, la vita non è nei libri ma, almeno, non stanno a pontificare su come dovresti essere, né ti fanno un elenco di carenze, mancanze e altre amenità. Al libero lettore sorge il dubbio che, per essere un ingranaggio perfettamente funzionante nella magnifica macchina del mondo civilizzato è meglio non leggere e allenarsi per far entrare in apnea l’anima, rallentando i battiti del cuore umano.

Ho tentato, a non leggere, ho fallito. Tra un libro di crescita personale e un romanzo di svago o intrattenimento:

  • sbirciavo (un po’ di nascosto, cercando di non farmi notare) le pagine de Il profeta di Kahil Gibran,
  • spilucchiavo qualche verso di Nazim Hikmet,
  • compravo i Fiori del Male di Baudelaire e i libri di Proust o
  • mi lasciavo scivolare nella decadente ironia di Oscar Wilde.

Nell’attesa di trovare il mio posto in un mondo in cui tutto quello che c’era da raccontare era già stato scritto.

Poi è iniziata la Giornata del Libro di ParoleOmbra che è stato come entrare nella stanza degli orrori, intesa come l’unico luogo della casa che dovresti mettere in ordine per tutto quello che vi hai accumulato ma che fai finta di non vedere. L’idea di aprire la porta (se si apre) ti fa venire il magone per tutto il lavoro di recupero e selezione che ti aspetta. Solo che, una volta iniziato, finché non è tutto in ordine e a posto, non si riesce a smettere e così ho:

  • messo insieme una piccola cassetta degli attrezzi per il lettore,
  • cercato gli strumenti più adatti per scrivere,
  • cercato e ospitato altri lettori che nei libri hanno trovato la propria identità e dimensione,
  • conservato quelle pagine in cui il saper fare combacia con l’essere,
  • riflettuto su come riportare e rendere i suggerimenti colti tra una lettura e l’altra per acquisire un po’ di consapevolezza in più.

Tutte queste cose si possono fare con un unico strumento, il libro. Qualche volta, ho il dubbio di non averlo letto e usato nel modo giusto e per questo ne scrivo. Per confrontarmi con altri lettori che, come te, contribuiscono a rendere reale e concreta la Giornata del Libro e non smettono di chiedersi in che modo si può capire cosa significa essere e rimanere umani e accettare il fatto che, pur con i loro difetti, è possibile diventare persone migliori.

Il libro è uno strumento semplice semplice ma, allo stesso tempo, è lo strumento più sofisticato per avvicinarsi al cuore e al significato della natura umana tra le righe di finzioni e verità. E questo è il tema principale con cui ho scelto i libri che hai trovato (e troverai) su questo blog augurandoti ogni volta che pubblico una Giornata del Libro intensa e ricca di…

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