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Trasparenza: cos’è, cosa significa e come si descrive?

9 aprile 2018
Trasparenza: cos'è, cosa significa e come si descrive?

La trasparenza è una di quelle parole che compaiono spesso quando si parla di pensieri, persone, contesti naturali o dettagli in movimento.

C’è qualcosa, nel termine trasparenza, che attrae e cattura l’attenzione di chi cerca di mettere in ordine i suoi pensieri e di vedere al di là delle emozioni, dei pregiudizi e dei preconcetti che si stanno vivendo in un dato momento.

Cosa significa trasparenza? Cosa e chi qualifica? Cosa vuol dire essere trasparenti? In che modo questa parola si adatta o si lega a un mare di credenze, consapevolezze o ignoranze?

Trasparenza, due visioni per descriverla: lastra di vetro o acqua che scorre?

La trasparenza è qualcosa che c’è, che diamo per scontata, della quale abbiamo bisogno ma che, alla fin fine, non riusciamo mai a descrivere con precisione. Possiamo intenderla in mille modi diversi ma descriverla, fissarla in un’unica definizione, risulta complesso o impossibile.

Per avvicinarsi al significato di trasparenza si possono usare diverse immagini. D’istinto, ne ho scelte due:

  1. la lastra di vetro e
  2. l’acqua di un ruscello.

Entrambe le immagini possono mostrare la stessa cosa e raccontarla in mille modi diversi con il rischio, però, di alterarne la trasparenza di base o di partenza.

Pur essendo qualcosa di incolore, che non impedisce la visuale, la trasparenza può opacizzarsi o contaminarsi attraverso il modo in cui approcciamo e percepiamo la natura di cose e persone. In questo senso, la visione cambia per chiarire o per confondere o, nella sua involuzione peggiore, distorcere.

Metti che un lettore e uno scrittore devono attraversare la strada per installare una finestra sul mondo. Durante il percorso di narrazione c’è il rischio che passi un piccione o un tizio in motocicletta (magari con un camice da ospedale come Jim Carey in Yes Man) che va a schiantarsi contro la barriera in vetro tenuta insieme dai due trasportatori.

La lastra va in frantumi e ciao ciao alla finestra sul mondo. Puoi provare a ricomporla e magari ne viene fuori una vetrata capolavoro in stile In un milione di piccoli pezzi ma, non avrà mai la trasparenza del Tao Te Ching, libro di riferimento menzionato da James Frey.

La lastra di vetro, intatta o incrinata, mantiene una certa idea di trasparenza che lascia spazio all’immaginazione e a visioni che possono partire dai punti di vista:

  • dello scrittore,
  • del lettore,
  • del piccione (o elemento di disturbo di un processo)
  • di chi osserva la scena ed è testimone del punto di rottura,
  • della lastra stessa.

La trasparenza della lastra di vetro ispira qualcosa che ha a che fare con l’artificio, la fantasia. Può essere interpretata e fornire un certo tipo di esperienza.

Per quanto riguarda l’acqua che scorre il significato di trasparenza acquista movimento, realismo e concretezza diventando una metafora naturale che fa parte di un ciclo continuo.

La trasparenza come acqua che scorre

Trasparenza liquida: dal naturale al digitale

La neve sui ghiacciai si scioglie, confluisce in ruscelli e torrenti che si adattano a diversi tipi di terreno. Possono correre veloci o costeggiare morbidi le montagne, scendere a valle e seguire il percorso del fiume o tuffarsi sotto terra per sorgere in qualche altro punto imprecisato.

L’appuntamento, il ritrovo finale è, di solito nel mare. Ogni corso d’acqua porta qualcosa con sé e malgrado gli ostacoli, le cadute a cascata, gli eventi atmosferici trova sempre il modo per esprimere ciò che veicola in trasparenza. Vista così, l’immagine sembra mostrare concetti come:

  • la personalità
  • il carattere
  • il percorso
  • l’adattamento a diversi ambienti ed esperienze
  • le modalità di apprendimento
  • i punti di riferimento
  • le scelte per approfondire, ricercare, emergere e infine
  • il contesto finale dove depositarsi, condividersi, reinventarsi e tornare alla fonte.

Messi per punti, la trasparenza dell’acqua che scorre, appare semplice, chiara, cristallina, naturale.

Eppure, quando si tratta di mondo virtuale, il mare magnum della condivisione si intorbidisce in una gara di personalità effervescenti e caratteri sommersi.

Trasparente è qualcosa che si vede attraverso. Nel mondo digitale, la trasparenza è qualcosa che si vede attraverso le parole che si usano.

La trasparenza, associata a una persona potrebbe essere in ciò che mostra, attraverso un’azione, del pensiero che la muove per passare dalla fonte alla condivisione di conoscenze (o ignoranze). Più questo processo è chiaro e maggiori saranno le possibilità di vedere (e comprendere) i perché e, al limite, seguirne il corso.

Online però è arduo imparare a vedere i percorsi, riconoscere i ruscelli dai fiumi. distinguere i laghi naturali dalle dighe artificiali. A non confondere chi si immerge nel flusso di informazioni da chi emerge, traspare, attraverso le informazioni.

La trasparenza in azione: dal naturale al digitale

Arduo perché la trasparenza dell’acqua che scorre fa risaltare le parole, chi le sceglie e come le seleziona o utilizza per comunicare o raccontare.

Una parola si può interpretare e può evocare tante cose. Può far vivere un’esperienza o far scegliere altri percorsi di apprendimento. Una parola, qualsiasi parola, nel suo significato più profondo, è anche molto concreta, precisa, univoca. Come un fiume o un ruscello, se usata troppo o senza comprenderla può cambiare di significato, fatta deviare verso una diga, privata del suo senso, contaminata di significanti che non fanno parte della sua natura di base. Come l’acqua, le parole sono una risorsa limitata e fanno parte di un ciclo.

Una persona trasparente non è necessariamente ingenua. Solo trasparente. Più qualcuno è cosciente di sé e di dove vuole arrivare, come e perché è più viene percepita trasparente anche agli altri.

L’opacità subentra (sempre per come la vedo io) quando non si ha una chiara percezione delle parole usate, di sé o dell’altro ma si vuole per forza attrarre la superficie del mare nella propria buca senza seguirne la fonte e i percorsi.

Se il web è un mondo liquido allora potrebbe essere anche trasparente e, di conseguenza, visibile in tutti i suoi passaggi. A prescindere dagli strumenti.

Gli elementi che compongono il mondo virtuale sono le persone stesse e la liquidità della rete è determinata da un flusso continuo di personalità che, quando si incontrano, lasciano scorrere tutto quello che gli passa nella testa e nel cuore e che fluiscono in gruppi, conversazioni pubbliche e private.

Tanto le persone sono più vicine alla fonte (e alla loro natura) e maggiori saranno le possibilità che siano trasparenti e capaci di comunicare lasciando intravedere il fondo del loro carattere e, magari, fornire le chiavi di lettura per far conoscere scavando in modo tale da limitare quanto più possibile il rischio di smuovere, in modo irresponsabile, la massa di tesori e detriti che si depositano sul fondo del mare, in attesa di essere riscoperti e ricondivisi.

Photo Credits: immagini scattate durante una passeggiata domenicale, dal Castello di Ragogna a Villuzza in Friuli Venezia Giulia.

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4 Comments

  • Reply Susanna Albini 10 aprile 2018 at 15:10

    Io adoro la trasparenza della rete, credo sia un contesto in cui si riesca ad essere semplicemente se stessi, nel bene e nel male. Non credo sia possibile portare avanti un “personaggio”, cosa che nel quotidiano può succedere, dovendo affrontare varie situazioni ed interfacciarsi con persone diverse. Nel digitale è più facile scegliere e scegliersi tra anime affini 🙂

    • Reply Rita Fortunato 10 aprile 2018 at 16:01

      Ciao, Susanna,
      grazie per il tuo commento e apprezzo molto il pensiero di fondo che hai espresso.

      Concordo sul fatto che è difficile portare avanti un “personaggio” ma lo è anche lasciar intravedere la persona perché se nel quotidiano ci sono determinati filtri, gli stessi possono esserci anche nel digitale. Forse tutto sta nell’imparare a riconoscere i filtri e questo è difficile ma, una volta appreso, scegliere e scegliersi tra anime affini diventa effettivamente più semplice.

      P.S. Ho curiosato sul tuo Piccola Frida, mi ha ricordato un po’ come si disegna e si guarda il mondo da bambini e mi ha dato una bella sensazione. Grazie, 🙂

  • Reply Raffaella 10 aprile 2018 at 22:31

    Trovo davvero interessante questa tua riflessione sulla trasparenza. Soprattutto nella distinzione tra reale e digitale. Un articolo che mi ha fornito numerosi spunti, sarà perché sono in un periodo in cui mi chiedo quanto del mio lato personale trasmettere al mondo digitale e quanto la mia trasparenza a volte venga male interpretata. Le foto poi mi hanno riportato alla mia terra natale! (Sono originaria di Udine, ma vivo in Andalusia)

    • Reply Rita Fortunato 11 aprile 2018 at 0:11

      Vero, Raffaella, la trasparenza e tutte le possibili interpretazioni della parola lasciano spazio a molti spunti di riflessione per comprendere quando, perché e se viene male interpretata. Prenderne coscienza è già qualcosa per individuare un equilibrio, sia nel mondo reale sia digitale.

      Sono felice di averti riportata, anche solo con qualche fugace immagine, in Friuli.
      Anch’io sono di Udine e pochi giorni fa stavo sfogliando La città di U di Paolo Medeossi, un libro pubblicato da una casa editrice locale alla quale ho fatto una piccola intervista. Può sembrare strano ma, chi vive all’estero e in luoghi bellissimi come l’Andalusia (pizza a parte) come te, ha un ricordo molto forte dei luoghi di origine mentre chi, come me, non se ne è mai allontanato più di tanto, tende a darli un po’ per scontati. Leggerne mi aiuta a non farlo e, un pochino, a immaginare quella che percepisco come una nostalgia del migrante.

      Detto ciò, grazie per il tuo commento perché mi piace pensare che sia stata una piccola occasione per sentirci entrambe a casa, in uno spazio virtuale. 🙂

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