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Inbound Strategies 2018: tra formazione e metafore, utile e dilettevole

19 marzo 2018
Inbound Strategies 2018: tra formazione e metafore, utile e dilettevole

L’Inbound Strategies 2018 è il motivo principale che mi ha ricondotta a Milano.

Potevo fare come l’anno scorso e seguirlo tramite i social ma mi serviva una parentesi formativa, che mi consentisse di raccogliere direttamente sul campo gli strumenti utili per definire un percorso immaginato trascorrendo un pomeriggio a Tempo di Libri.

La Fiera dell’Editoria mi ha aperto un’altra finestra di dialogo su un mondo che, in quanto lettrice affamata di storie e conoscenza, sento più vicino, familiare.

L’Inbound Strategies è invece un evento che si concentra su tematiche strettamente connesse al Marketing e alle strategie di vendita e comunicazione online. Tematiche complesse, lontane dalla mia sfera d’interesse ma che, comunque, s’intersecano con i percorsi che man mano intraprendo su questo blog.

Obiettivo?

Capire se era possibile individuare i punti di intersezione tra chi definisce una strategia di marketing e comunicazione per promuovere e far crescere aziende e prodotti e chi segue trame, intrecci e idee per raccontare una realtà che cambia divulgando tutto quello che concerne lo scibile umano.

Vieni a leggere?

Inbound Strategies 2018: appunti dalla prima giornata

L’Inbound Strategies 2018 prevedeva due giornate di formazione intensiva, tra Workshop e Plenaria.

Ad aprire ed introdurre i lavori è stato il SEO Paolo Zanzottera che ha spiegato cos’è l’Inbound Strategies utilizzando la metafora del pallone:

“L’essenza dell’Inbound Strategies è come giocare a pallone quando ero piccolo. Invece di bussare casa per casa, in cerca di giocatori per una partita al campetto che durava si e no mezz’ora a causa del tempo perso a contattare gli amici, ho preso un pallone e mi sono messo a giocare con mio fratello. Ogni giorno, alla stessa ora. Anche da solo. Alla fine, per il suono delle pallonate, gli amici mi raggiungevano al campetto e passavamo più tempo a giocare insieme, divertendoci”.

Una volta inquadrata l’essenza dell’Inbound Strategies è salito sul palco Jacopo Matteuzzi che si è calato nei panni del professore. Prima di spiegare la teoria ha fornito agli studenti in Plenaria una serie di esercizi che fornivano le seguenti informazioni:

  1. Tipologia di cliente per il quale definire una strategia online,
  2. Problema di partenza,
  3. Strumenti di acquisizione di traffico.

Ai professionisti in sala il compito di trovare delle soluzioni, una volta fornite tutte le nozioni e fatte le distinzioni necessarie sulle varie strategie esplicate:

  • differenza tra Inbound Marketing e Interruption Marketing,
  • cambiamento del processo d’acquisto,
  • processo decisionale del target di riferimento,
  • caratteristiche del Content Marketing,
  • errori da evitare nell’uso di determinati strumenti.

Nel ruolo di insegnante Jacopo Matteuzzi ci stava proprio bene. Il suo intervento è stato chiaro, dettagliato e propositivo anche se ha una leggera inclinazione al turpiloquio, già rilevata al Seo & Love dell’anno scorso. Caratteristica che può piacere o non piacere ma che fa parte del suo linguaggio e, probabilmente, del suo stile di comunicazione.

Una volta svolti e corretti gli esercizi di Jacopo Matteuzzi, Valentina Vellucci ha spiegato cosa vuol dire creare un contenuto performante i cui punti fondamentali sono stati ben riportati e sintetizzati da Valentina Baldon su Leevia. L’intervento di Valentina Vellucci è stato interessante per:

  • la sua visione del contenuto che dall’essere The King come disse Alessio Beltrami è passato a diventare una strategia per creare un funnel di marketing flessibile, in grado di puntare all’interazione e al coinvolgimento di fruitori o potenziali clienti in quanto soggetti facenti parte di un gruppo esclusivo. Compito non semplice se si deve tenere a mente che:

“Certe persone non cercano qualcosa di logico e hanno un intento di ricerca che non entra nei canonici processi d’acquisto.

  • l’utilizzo dell’iconografia di Batman per spiegare le tematiche e gli strumenti legati all’Inbound Strategies,
  • l’aver sottolineato senza mezzi termini che è importante razionalizzare l’uso del contenuto invece di abusarne per qualsiasi cosa o, peggio, senza scopo.

Per definire una strategia è importante anche definire il pubblico di riferimento. In tal senso, la parola è andata a Iris Devigili, alle Buyer Personas (delle quali ha parlato anche al Beach And Love) al suo metodo di lavoro denominato Eureka. Un metodo che svela la base umanistica della relatrice e con la quale si orienta per organizzare un puzzle di informazioni che si sommano a tante altre informazioni inerenti i vari processi d’acquisto.

Strumento fondamentale per mettere in pratica il modello Eureka sono le interviste perché:

“L’importante è chiedere, non supporre”.

Le Buyer Personas definite da Iris si agganciano anche la tema Giannicola Montesano, specializzato in Affiliate Marketing e che ha condiviso in sala le informazioni raccolte sui network e ha parlato delle leve di marketing sulle quali lavorare, per creare Landing Page che convertano.

“Per portare l’utente alla conversione è necessario coinvolgerlo e persuaderlo ma, soprattutto, rendere concreta la proposta. Raccontare, per vendere”.

A tal proposito, mi ha sorpreso scoprire che in un annuncio del 2015 sia stata intenzionalmente utilizzata un’immagine bruttina, con tanto di ombra del fotografo sullo schermo di un tablet, per promuovere e convincere i clienti potenziali ad acquistarlo. Dati sulle slide e paragone a una Landing Page del 2017, confezionata in modo differente, la scelta è risultata quella vincente. Forse non particolarmente creativa ma, di certo, concretamente efficace.

Per ottimizzare i tempi e dedicarsi ad attività più creative l’Email Marketing Automation definito da Maura Cannaviello permette di:

  • eliminare le attività ripetitive dall’agenda lavorativa,
  • replicare su larga scala e senza sforzo un processo valido,
  • ottimizzare i tempi di interazione.

In teoria, l’Email Marketing Automation offre grandi vantaggi ma, in pratica, la sua applicazione richiede dei tempi tecnici di realizzazione medio lunghi e vanno rispettati, se si vogliono ottenere le meraviglie che promette.

Sempre collegato e tematicamente pertinente a Maura Cannaviello segue Alessandro Frangioni il quale, con una piacevolissima inflessione toscana, ha raccontato come fare Lead – Generation partendo dagli errori da non commettere:

  • Uso scorretto dei canali selezionati,
  • Uso di un sito web al posto delle Landing Page,
  • Copy generico e superficiale, che non tiene conto di linguaggio e tono di voce da adottare per attirare l’attenzione e risolvere un problema,
  • Non sfruttare lo Split – Test per capire quali elementi, in annunci o gruppi di inserzioni, sono più efficaci per aumentare le conversioni
  • Mancata gestione del Lead ovvero, mancata coltivazione delle relazioni che si instaurano una volta ottenuto il contatto (nurturing)
  • Ads Invaders, ovvero, remarketing fatto male con campagne che invece di mettere al corrente il potenziale cliente di un prodotto, lo perseguitano
  • Puntare tutto sulle conversioni
  • Remarketing poco preciso
  • Monitoring poco curato

Inoltre, Alessandro Frangioni ha fornito quelle che ho percepito come norme di buon comportamento per svolgere bene il lavoro del Web Marketer avendo cura del cliente al quale si rivolge.

L’intervento di Daniele Vietri su come migliorare il tasso di conversione di un e-commerce che il relatore si è rivelato generoso nell’offrire molteplici test ed esempi pratici sull’argomento.

Infine, ultima ma, come ha sottolineato Zanzottera, ma non meno importante all’Inbound Strategies 2018 è stata Carlotta Silvestrini che ha parlato di posizionamento strategico di marca. Partendo da una domanda:

“L’altra sera hai mangiato in un ristorante ma non ricordi come si chiama, come lo fai capire? Cerchi un parametro di riferimento per comunicarlo”.

ha spiegato che:

“Posizionare un’azienda significa decidere per cosa si vuole essere riconosciuti”.

Il fatto che l’azione di Inbound Strategies argomentata da Carlotta Silvestrini appaia chiara e univoca, questo non vuol dire che sia di semplice attuazione perché deve tener conto del ciclo di vita del prodotto, capire in quale punto è necessario e possibile intervenire e che la materia trattata dalla relatrice è a tutti gli effetti:

Una operazione di marketing strategico che persegue obiettivi di medio – lungo periodo

che comprende:

  • Analisi di mercato,
  • Riposizionamento,
  • Adeguamento piattaforme,
  • Piano di sviluppo.

Da evitare:

  • Le opinioni personali (non decide il cliente ma, il mercato)
  • L’assenza di analisi,
  • La tendenza a scambiare un elemento distintivo con i valori,
  • La dispersione di risorse e
  • L’assenza di obiettivi.

Inbound Strategies 2018: relatori e ingresso Plenaria

Per approfondire potresti leggere anche i libri pubblicati dai relatori editi Dario Flaccovio Editore o Hoepli

Inbound Strategies 2018: dagli appunti (ibridi) ai tweet della seconda giornata

Hai presente quando, dopo la prima giornata di allenamento in palestra, ti sale l’acido lattico lungo la muscolatura e ti fa male dappertutto? Ecco, il post prima giornata dell’Inbound Strategies mi ha fatto questo effetto e, la mattina del secondo giorno, ho rinunciato a prendere appunti a mano, sul quaderno.

Solo che, la cosa peggiore che si può fare tra un allenamento e l’altro, è fermarsi del tutto. Così mi sono presentata (puntuale) all’evento con l’intento di prendere lo stesso appunti ma, tramite Twitter (e standomene dietro a Cora, Marilena e Rocco e a tutto il Social Media Team per spronarmi a non mollare e continuare ad assorbire quanto più potevo).

La seconda giornata di Inbound Strategies 2018 è partita globale con Gianluca Fiorelli che ha parlato di Seo Internazionale e di come può essere applicata a siti multi country e multilingue utilizzando anche un modello misto e consolidare domini deboli in sotto cartelle.

Con Ivano Di Biasi la Seo è passata dal globale al particolare. La Seo, ha spiegato il relatore è un insieme di dinamiche i cui elementi compongono una tavola periodica che non è fatta solo di regole fisse, keyword, spider e copywriting strategico.

“La soluzione per ottimizzare non è nel pubblicare contenuti su contenuti, come avviene nei siti di notizie ma avere una cura maniacale del sito trasformandosi nella donna delle pulizie del proprio blog”.

Una cura che, secondo Ivan Cutolo, segue un insieme di accorgimenti che tendiamo a dimenticarci perdendo in traffico.  Per la metafora del lavarsi le mani la Seo è:

  • Utilizzare i tools (pensare)
  • Dividere i problemi in micro problemi (analizzare)
  • Pulire gli errori (agire)
  • Rifare il check (risolvere)
  • Ottimizzare dopo aver pulito (controllare)
  • Link building (migliorare)

A chiudere la mattinata, Massimo Chieruzzi con le sue 9 strategie per amplificare l’Inbound Marketing con Facebook ADS:

  1. Crea contenuti e promuovi ogni blog post su Facebook,
  2. Video, video, video
  3. Seleziona contenuti altrui che potrebbero essere interessanti per potenziali clienti e condividili,
  4. A ognuno i suoi contenuti. Cosa c’è di meglio del retargeting?
  5. Creata l’audience, sia fatto il Lead
  6. Lead Generation su mobile
  7. Messenger Ads
  8. Concorsi
  9. PR e Influencer Marketing

Alle 9 strategie Facebook ADS di Massimo Chieruzzi (e dopo la pausa pranzo) si è affiancato il tema del Marketing Automation di Riccardo Rondella che utilizza strategie e software dedicati per aumentare il numero di utenti che si registrano a un sito, lasciando i loro dati.

Tutte le attività di Inbound sono bene accette in questa fase ma, ad un certo punto, bisogna dire agli utenti quale azione svolgere per:

  • Ottenere più Lead a parità di traffico e Budget Pubblicitario,
  • Mettere i Lead in ordine di priorità (Ranking)
  • Coltivare chi non converte subito,
  • Intercettare chi ritorna “caldo” e dimostra nuovo interesse,
  • Monitorare le performance (Sales Funnel)
  • Tra le affermazioni chiave di Riccardo Rondella:

“Il nostro vero valore è il database”

Ed è sui dati che si concentra Francesco De Nobili subito dopo e su come trasformarli in azione tenendo ben presente che la strategia di contenuti si basa sull’ascolto dell’utenza, che è anche multicanale. Illustrati gli obiettivi da raggiungere tramite strategie diverse, il relatore ha illustrato la scala della conoscenza:

  • Ambassador,
  • Active Customer,
  • Customer,
  • Activated User,
  • Real Prospect,
  • Simple Visitor

perché:

“I dati sono l’unico strumento per raccogliere azioni e devono diventare strutturati”.

Torna sulla Lead Generation Emanuele Chiericato che presenta come una ricetta per trasformare il click in un cliente facendo una premessa sulle due definizioni del funnel:

  1. Metafora del processo che porta l’utente da una prima consapevolezza a una fase di conversione, utile in ottica di domanda latente (insieme di persone che non stanno cercando attivamente il vostro prodotto ma che rientrano nella sfera d’interesse)
  2. Complessa rete di automazioni e strategie di acquisizione.

E infine, a conclusione di una seconda giornata di Inbound Strategies non meno intensa della prima, Antonio Meraglia ha spiegato cosa fare e cosa evitare nei video di Personal Branding.

Strumento di comunicazione molto apprezzato sui social che, non essendo un video aziendale, si concentra a far risaltare la professionalità e si basa su:

  • Messaggio
  • Visibilità
  • Percezione
  • Argomento
  • Qualità

Inbound Strategies 2018: gadget e appunti

Inbound Strategies 2018: il lato dilettevole dell’utile formazione

Finalmente sono arrivata alla conclusione di questo resoconto dell’Inbound Strategies 2018 sul quale vorrei fissare il lato più faceto di due giorni dedicati alla concreta formazione. Per faceto intendo:

  • il primo incontro con Marilena D’Ambro e il suo modo di sorridere, dialogare e ascoltare. Se dovessi paragonarla ad un libro nel momento stesso in cui sto scrivendo, sarebbe Momo di Michael Ende,
  • la rimpatriata con Valentina Baldon, che mi ha consigliato di partecipare all’Inbound Strategies e mi ha presentato Nicola Bano e Michele Tesolin. Rimarrà a lungo, nella memoria, quel momento sotto il sole dove, riuniti attorno a un oleandro (la pianta preferita di Valentina) a conversare del più e del meno, c’è stato un attimo di suspance riguardo alla mia fantasiosa pronuncia inglese. 😛
  • le spalle di Cora che, per quanto concentrata e sempre di corsa, mi ha sempre tenuta presente spostando un orecchio nella mia direzione per eventuali dubbi o anche solo per accertarsi che non mi perdessi. Sì, Il piccolo principe, Il mago di Oz e Alice nel paese delle meraviglie è proprio la sua triade ed è fantastica così com’è, sia quando sorride sia quando si fa improvvisamente seria perché è tardi, è tardi ma c’è sempre tempo per un the.
  • lo scambio di libri da leggere, i maglioni che brillano, gli abbracci e la compagnia di Valentina Vellucci,
  • le pause caffè, le conversazioni e le garette a chi scriveva più veloce su Twitter con Rocco Iannalfo.

Sono momenti piccoli piccoli ma, più che sufficienti per tornare a casa con l’impressione di aver veramente unito l’utile al dilettevole e che ho cercato di racchiudere in questo breve, lunghissimo post fatto di appunti che lascio a tua disposizione. 🙂

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