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Che cos’è la collaborazione? Analisi di una parola e del suo senso

5 marzo 2018
Che cos'è la collaborazione? Analisi di una parola e del suo senso

Che cos’è la collaborazione? È una domanda che mi pongo spesso e un’idea alla quale tanti aspirano, soprattutto in questi tempi così social.

Come al solito, in ogni tema che affronto non offro una risposta univoca e, sulla scia del dipende, seguo variabili del pensiero che si rincorrono in cerca di una forma scritta e di un discorso sensato.

Collabori con me, continuando la lettura di questo post?

Collaborazione: scomponendo e ricomponendo, da una a più parole

Alla parola collaborazione la prima cosa che mi viene da fare è scomporla, per osservarla nei meccanismi che la compongono e, se mi riesce, riassemblarla.

In pratica, gioco con le parole così come mio fratello si divertiva a smontare qualsiasi oggetto meccanico gli capitasse a tiro per vedere com’era fatto dentro. In questo senso, dalla parola collaborazione verrebbe fuori una cosa così: col – labor – azione.

La scomposizione porta a tre termini e labor – lavoro, in latino – si colloca al centro. Per come sono disposte, si potrebbe assemblare una frase semplice che suona più o meno così:

Con una o più azioni condivise si porta a termine un lavoro.

oppure, articolando un po’ di più:

Quando due o più persone si uniscono attorno a un tavolo per condividere idee e competenze si compiono una serie di azioni che, debitamente coordinate, possono portare alla definizione di un progetto. Un progetto la cui esecuzione, con conseguente raggiungimento degli obiettivi prefissati, richiede lavoro in termini di tempo, energie e competenze da parte di tutti i soggetti riuniti.

Semplificando al massimo la seconda frase, la collaborazione è realizzare qualcosa insieme e, come una reazione a catena, porta benefici e genera valore sia all’interno sia all’esterno delle sinergie createsi.

Per elenco puntato, la collaborazione è:

  • chiedere qualcosa in cambio di qualcos’altro o anche solo condividere spontaneamente il lavoro altrui e rimanere nell’ombra per mettere in luce qualcun altro, perché merita.
  • riconoscere il valore di una persona (o anche solo di sé stessi) di un’idea, di una competenza, di un progetto,
  • riuscire a mantenere una sintonia tra due o più persone favorendo il confronto e la conversazione,
  • ricordarsi di ringraziare per il tempo e le energie messe a disposizione per la riuscita di un progetto,
  • trovare il tempo di spiegare, organizzare o chiarire tutto ciò che potrebbe fare da intoppo alla naturale successione delle fasi di esecuzione di un lavoro,
  • allenare il muscolo dell’empatia, come ha spiegato Elizabeth Strout durante la presentazione di Tutto è possibile,
  • accettare anche ciò che viene messo in discussione e, al limite, correggere il tiro di quanto si sta facendo ricalibrando gli obiettivi e organizzandosi in modo diverso.
  • rivalutare le scelte da fare caso per caso e valutare se val la pena mantenere lo status quo o rischiare di essere originali,
  • aggiungi tu…

Scritta così, la collaborazione rappresenta un insieme di fattori per gettare le basi di un patto paritario tra persone e professionisti che desiderano arricchire e arricchirsi, trasformare e trasformarsi. Al patto così formulato si creano, quasi con spontaneità, le condizioni di lavoro ideali per cambiare e cambiarsi trovando quegli equilibri necessari a realizzare una bellissima utopia.

Bella, la collaborazione ma, perché scivola poi nella subordinazione e le due cose si confondono?

Collaborazione e subordinazione: le due facce di una stessa medaglia

La collaborazione scivola nella subordinazione perché la seconda è la strada più facile da percorrere.

Sub – ordin -azione. In questo caso, la parola latina si sposta all’inizio e sub significa sotto. Questo vuol dire che ogni azione deve sottostare a un ordine proveniente dall’alto. I punti che illustrano che cos’è la collaborazione si annullano e vengono meno perché, per paradosso, ciò che ha a che fare con la collaborazione si sposta sul piano della subordinazione. Frase chiave che sembra far vincere il secondo termine è:

“Il lavoro è lavoro e se il capo ti chiede di saltare la tua risposta non deve essere perché ma, quanto in alto.”

E così, la costruzione di una complessa, difficile e forse anche sofferta ma pur sempre bella utopia incontra il cedimento strutturale di una radicata realtà, con le sue rappresentazioni sociali.

Eppure, nel termine subordinazione la parola lavoro non compare.

Al di là della distinzione tra subordinazione e collaborazione, il senso di questo post non sta tanto nel come porre le basi di una relazione tra persone o professionisti ma, più che altro nel soffermarsi a riflettere su quanto una singola parola possa a sua volta comunicare.

Il mondo delle parole è bellissimo e la sua bellezza sta anche in questo, nella complessità dei suoi significanti e significati e di quanto esso contenga e veicoli più di quello che, tutto sommato, sappiamo o crediamo di sapere.

E tu, che ne pensi?

Photo Credit: immagine in evidenza via Pixabay

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