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Tutto è possibile di Elizabeth Strout: storie registrate e momenti di grazia

16 febbraio 2018
Tutto è possibile di Elizabeth Strout: storie registrate e momenti di grazia

Tutto è possibile, anche incontrare Elizabeth Strout senza aver mai letto, prima, la storia di Lucy Barton.

Tutto è possibile è anche il titolo del libro di oggi e l’ho letto per sentito dire. Ci sono dei momenti, infatti, in cui le conversazioni tra lettori inducono altri lettori a esplorare altre letture in modo più o meno indiretto.

Detta così, sembra un po’ complicata, ma è più semplice di quanto si creda. Tutto è possibile l’ho scelto per le diverse opinioni che ho sentito sullo stile di scrittura di Elizabeth Strout. C’è chi ne è incantato e chi non riesce a lasciarsi coinvolgere, perché?

Tutto è possibile di Elizabeth Strout: trama e impressioni in corso di lettura

Tutto è possibile di Elizabeth Strout è un romanzo la cui narrazione si sviluppa in modo molto lineare, organizzato, disciplinato.

Si concentra sugli abitanti di Amgash circondato dalle ampie distese rurali americane e di come gli stessi paesaggi vengono visti con occhi diversi dai protagonisti della storia.

Personaggio per personaggio, Tutto è possibile crea una collettività partendo dal singolo.

Il lettore inizia a vedere il mondo attraverso Tommy e la sua latteria, andata a fuoco con conseguente trasferimento della famiglia in una casa più modesta e la scelta di fare il bidello fino alla fine dei suoi giorni, dopo essere stato un piccolo imprenditore. Al suo trascorso si collegano poi le voci di altri individui e il lettore si trova immerso in pensieri che esprimono giudizi e opinioni sugli altri e che vanno a costruire il livello di consapevolezza e di percezione che ognuno ha di sé e dei suoi simili. Vibrazioni, di personaggi immaginari che, a pensarci bene, non sono poi così lontani dalla realtà ma che, seppur rappresentati dall’interno, danno l’impressione di rimanere in superficie.

Nota comune in Tutto è possibile è Lucy Barton e l’uscita del suo nuovo libro ma è giusto una nota, un appunto che richiama il libro precedente senza però costituirne un seguito. Piuttosto, Tutto possibile appare un dietro le quinte del contesto sociale e ambientale dalla quale Lucy è fuggita, per rifarsi una vita lontano da tutto e da tutti. La narrazione, infatti, è una narrazione corale, non sembra avere un inizio e una fine ed è un romanzo a sé. Non è necessario leggere Mi chiamo Lucy Barton per avere un’idea di Tutto è possibile.

Durante la presentazione di Tutto è possibile a Pordenone Legge, Elizabeth Strout ha spiegato che ha amato ogni personaggio raffigurato registrandone emozioni, pensieri e scelte senza però giudicarlo.

Elizabeth Strout, Tutto è possibile, Einaudi

L’obiettività e l’estrema oggettività dell’autrice trapela in ogni riga e pagina del romanzo generando a volte un effetto strano, come se mantenesse a distanza il lettore suggerendogli, con fermezza e disciplina, di seguire la storia senza identificarsi in essa o esprimere una preferenza su un personaggio rispetto a un altro.

Leggere Elizabeth Strout è come essere invitati in un giardino dove si sta svolgendo una festicciola, di quelle che si fanno in America quando arriva un nuovo vicino e inaugura la casa invitando tutto il quartiere per un barbecue. Così, giusto per capire con chi si confina e si condividono gli spazi ma non per conoscersi a fondo più di tanto.

Eppure, ci sono dei personaggi ai quali mi sono affezionata. Sono quei personaggi dei quali avrei voluto approfondire la conoscenza, conversare un poco e chissà, magari intavolare le basi di una relazione d’amicizia. Personaggi dei quali Elizabeth Strout registra una sensibilità delicata che fuoriesce dall’immagine esteriore alla quale si sono adeguati e riesce a toccare quella altrui. Sono quei personaggi che si incontrano, si sentono e che riescono a distinguere quando questo contatto è accolto e apprezzato (pur non senza imbarazzo o vergogna o paura) e quando invece non lo è e, anzi, viene rigettato in quanto segno di debolezza dell’altro e non di sé stessi.

Di Tutto è possibile, mi sono piaciuti tanto Dottie e suo fratello Abel. Mi ci sono affezionata proprio e mi è dispiaciuto concludere il libro di Elizabeth Strout. Un romanzo che tutto sommato ha uno stile narrativo lineare, privo di frasi a effetto o citazioni che vorresti appendere e incorniciare, ma che ha prodotto quelli che lei definisce momenti di grazia e che allenano il muscolo dell’empatia. C’è stato un contatto, tra autore, lettore e personaggi.

“Aprì gli occhi, e sì, eccola la verità perfetta: tutto era possibile, per tutti”.

E tu, hai letto Tutto è possibile? E con quale personaggio hai vissuto il tuo momento di grazia?

Autore: Elizabeth Strout
Titolo: Tutto è possibile
Titolo originale: Anything Is Possible
Traduzione: Susanna Basso
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 205
Anno di pubblicazione: settembre 2017
Prezzo di copertina: € 19

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2 Comments

  • Reply Bruna Athena 19 febbraio 2018 at 14:26

    Dovrei fare un altro tentativo con Elizabeth Strout; ho letto “Olive Kitteridge”, da cui mi aspettavo tanto, e l’ho trovato gradevole ma nulla di più.

    • Reply Rita Fortunato 19 febbraio 2018 at 22:31

      L’ho trovata molto particolare, distaccata. Eppure, ci sono dei momenti in cui ho trovato la narrazione toccante, come se i personaggi volgessero lo sguardo al lettore mostrando, inconsapevolmente, il loro vero essere. Ora sono incuriosita da Olive Kitteridge, lo leggerò, per capire questa strana sensazione. Grazie, Bruna. :*

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