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Curriculum Del Lettore di Elisa Ponassi: i libri di una blogger e traduttrice

14 febbraio 2018
Curriculum Del Lettore di Elisa Ponassi: i libri di una blogger e traduttrice

Elisa Ponassi è una book blogger e una traduttrice che ho corteggiato per avere il suo Curriculum Del Lettore perché, nel giorno di San Valentino, non c’è niente di più dolce per gli innamorati dei libri di scambiarsi letture come se fossero fiori e scatole di cioccolatini.

Elisa è felicemente sposata con Luca Pantarotto, Social Media Manager della NN Editore, ha un blog dove parla di libri e letteratura da una prospettiva diversa e li comunica attraverso i social con abilità e destrezza.

Non a caso, il suo spazio web si chiama La Lettrice Rampante e il chiaro ed inequivocabile riferimento a uno dei romanzi più belli di Italo Calvino, non so perché ma, fa battere il cuore. Forse perché anch’io come lei (e come te) sono innamorata della lettura?

Ottenere il Curriculum Del Lettore di Elisa Ponassi è stato come acchiappare al volo un bouquet da sposa e il condividerlo con te è offrirti un biglietto di San Valentino da aprire e leggere, fino in fondo. 🙂

Curriculum Del Lettore di Elisa Ponassi: blogger de La Lettrice Rampante

INFANZIA

Quando eravamo bambini, a me e ai miei fratelli i nostri genitori raccontavano sempre delle fiabe per farci addormentare. A volte ce le leggevano dai libri (quei bei libroni di fiabe, tutti colorati e pieni di disegni buffi), altre ce le raccontavano a memoria.

Tra quelle che mi ricordo di più, forse perché era una delle loro preferite e quindi ce la raccontavano più spesso, ma forse in parte anche perché mi ha un po’ traumatizzato, c’è L’orco con le penne. Un re si ammala e l’unico modo per guarire è rubare le penne dorate di questo terribile orco che vive in una grotta e che ha il simpatico vizio di mangiarsi le persone che vanno a disturbarlo.

Ho scoperto solo più avanti, quando ero più grande, che questa fiaba era presente nel volume Fiabe Italiane di Italo Calvino, pubblico da Einaudi, in cui lo scrittore aveva raccolto storie e fiabe della tradizione popolare italiana.

Il primo romanzo che ho letto da sola, invece, è stato Pollyanna di Eleanor Hodgman Porter, pubblicato da Pandion in una collana apposita di libri per ragazzi.

Un libro che mi ha annoiata a morte. Forse ero troppo piccola quando ci ho provato, forse ero così abituata a vedere l’omonimo cartone animato in TV che non capivo perché avrei dovuto perdere tempo a leggere il libro, fatto sta che ci misi tre o quattro mesi e lo terminai nello sconforto più totale, decisa a non leggere mai più niente.

A salvare la mia carriera di lettrice ci hanno pensato prima Vamba e il suo Giornalino di Gian Burrasca, e poi tutti i romanzi di Roald Dahl: dalle Streghe al GGG, da Matilda a Gli Sporcelli, fino a quello che considero il suo romanzo per ragazzi più bello in assoluto, La fabbrica di cioccolato.

ADOLESCENZA

I romanzi della mia adolescenza li collego inevitabilmente alla mia professoressa di italiano delle scuole medie. Durante l’anno, per tutti e tre gli anni, sceglieva un libro da farci leggere in classe tutti insieme un pomeriggio a settimana. Dei tre, quello che ricordo con più affetto è Don Camillo di Guareschi. Conoscevo già il parroco e il sindaco di Brescello dai film, ma fino a quel momento ignoravo le loro avventure su carta.

La stessa professoressa, nell’estate tra la seconda e la terza media, ci ha dato da leggere cinque classici della letteratura italiana del ‘900: Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello, I Malavoglia di Giovanni Verga, Metello di Pratolini, Una donna di Sibilla Aleramo e La coscienza di Zeno di Italo Svevo. Tra questi, due rientrano ancora oggi tra i miei romanzi preferiti in assoluto: I Malavoglia e Metello.

Tra i non classici, invece, c’è stato Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi (anche se forse ero ancora un po’ piccola, per apprezzarlo al meglio) e Due di due di Andrea De Carlo, che allora avevo amato ma che ho provato a rileggere poco tempo fa senza riuscire ad andare oltre la ventesima pagina (è uno di quei libri in cui l’età di lettura influisce molto sulla sua percezione).

E poi be’, non bisogna dimenticare i Peanuts di Charles M. Schulz. Un fumetto che mi ha accompagnato per tutta l’adolescenza e che è accanto a me ancora adesso. Senza Charlie Brown, Sally, Lucy, Linus, Snoopy e tutti gli altri, probabilmente la mia visione del mondo sarebbe molto diversa.

Elisa Ponassi: lettrice, blogger e traduttrice

GIOVINEZZA

La mia passione per la lettura è esplosa alle scuole superiori.

Avevo fatto la tessera della biblioteca della città e partecipavo ogni settimana a un Laboratorio di lettura e scrittura organizzato da due bravissime docenti della scuola.

In quegli anni ho conosciuto Il cavaliere inesistente, Il visconte dimezzato e Il barone rampante (da cui poi ho preso il nome per il mio blog) di Italo Calvino, ma anche i primi romanzi di Harry Potter; sono andata per la prima volta in Sudamerica con Gabriel García Márquez, grazie a L’amore ai tempi del colera e, soprattutto, a Cent’anni di solitudine, uno dei libri fondamentali della mia vita.

Ho poi conosciuto la narrativa inglese, grazie a una professoressa appassionata che mi ha fatto innamorare di 1984 di Orwell, ma anche di Tess dei D’Uberville di Thomas Hardy.

(Confesso di aver avuto, intorno ai sedici o diciassette anni, anche una fase Nicholas Sparks, che non rinnego minimamente, perché sui suoi romanzi ci ho versato tante lacrime post-adolescenziali).

MATURITÀ

Con il passaggio all’università e poi al lavoro (che coincide con “ho molti più soldi per comprarmi tutti i libri che voglio”) ho iniziato ad ampliare i miei orizzonti e a spaziare anche tra autori e, soprattutto, editori meno conosciuti. L’avvento dei social è stata una vera manna, da questo punto di vista, perché mi ha permesso di conoscere realtà editoriali e romanzi che altrimenti, forse, non avrei mai scoperto.

Difficile scegliere quali siano i libri fondamentali di questi ultimi anni: ce ne sono davvero tanti, spesso anche molto diversi tra loro.

Per la narrativa sudamericana citerei Manuel Puig e il suo Una frase, un rigo appena, tradotto da Angelo Morino, che ho scoperto grazie a un corso di letteratura ispano americana all’Università. Per fortuna ora è stato recuperato da Edizioni Sur, dopo l’uscita dal catalogo Sellerio. Ma anche Ho paura torero di Pedro Lemebel, tradotto da M. L. Cortaldo e G. Mainolfi per marcos y marcos editore, che racconta una storia d’amore impossibile all’epoca della dittatura cilena di Pinochet.

Per la narrativa italiana, invece, il libro del mio cuore al momento è Piccola osteria senza parole di Massimo Cuomo, pubblicato da edizioni e/o, perché, oltre a essere un libro divertente e molto bello, ha avuto un ruolo fondamentale nella nascita dell’amore tra me e quello che ora è mio marito. Ma citerei anche i romanzi di Antonio Manzini dedicati al vicequestore Rocco Schiavone, questo burbero romano trapiantato ad Aosta che a ogni nuovo libro mi fa battere il cuore.

Per la narrativa americana, direi La trilogia della pianura di Kent Haruf, pubblicata da NN editore: Canto della pianura, Crepuscolo e Benedizione, sono i libri su cui, negli ultimi anni, ho versato più lacrime, di commozione e tenerezza (e viva i fratelli McPheron!). Ma anche Olive Kitteridge di Elizabeth Strout, edita da Fazi editore, perché il personaggio di Olive Kitterdige, così burbero e odioso eppure incredibilmente umano, è semplicemente indimenticabile.

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4 Comments

  • Reply Federica 14 febbraio 2018 at 15:20

    Adoro questa iniziativa…
    Chissà se tra qualche tempo riuscirò a scriverlo anche io il mio curriculum del lettore 🙂

  • Reply Federica 14 febbraio 2018 at 19:07

    Grazie 🙂

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