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Mezza giornata a Venezia, per scoprire la Libreria Acqua Alta e…

22 gennaio 2018
Mezza giornata a Venezia, per scoprire la Libreria Acqua Alta e...

La scorsa settimana ho trascorso mezza giornata a Venezia in compagnia della pedagogista Sylvia Baldessari de Il Piccolo Doge. Non c’era nessun obiettivo in particolare, solo la voglia di passeggiare per le calle veneziane alla ricerca di libri, linguaggi e spunti di riflessione.

Anche se Venezia è considerata una delle città più belle, romantiche e suggestive d’Italia e che io stessa dovrei ritenermi fortunata per averla relativamente vicino, non è un luogo che mi fa battere particolarmente il cuore.

Tuttavia, la guida di Sylvia è stata catartica e seguendo il suo passo e le sue parole, mi sono riconciliata con una certa idea di Venezia lasciando spazio a un’altra più positiva e vivace.

Scoprire poi la Libreria Acqua Alta è stata una vera e propria gioia, anche se è stato scenario di una piccola, sfortunata disavventura.

Vieni a leggerne qualcosa di più?

Visitare Venezia: una passeggiata tra chiacchiere e riflessioni, costeggiando opere d’arte e bacari

Visitare Venezia è sempre un po’ un’avventura, il rischio di perdersi è alto. A partire dalla stazione.

Io aspettavo Sylvia fuori, lei dentro, di fronte a Tiger (che non ho visto, per fortuna!) Uno scambio veloce di messaggi ha stabilito che io rimanessi ferma e lei mi raggiungesse. Ci siamo riconosciute subito, anche se lei era ben bardata di cuffia, scialle e occhiali scuri.

Baci e abbracci e poi via verso un passaggio nuovo che conduce direttamente alla zona universitaria dove, un tempo c’era l’ex macello. A congiungere la stazione con la prima tappa della visita a Venezia, un ponte di recente costruzione dedicato a Valeria Solesin, vittima dell’attacco al Bataclan a Parigi.

Un velo di tristezza scende fuggevole sulle nostre conversazioni e scivola nei ricordi di una Sylvia bambina e veneziana doc che gioca ed esplora calle e chiese della sua città, sedendosi assieme agli amici sui muretti dei canali. Fantasmi, alcuni tristi altri lieti ma che scorrono senza maschere nelle parole di chi, a suo modo, ricorda, conserva e racchiude.

Venezia è un po’ così, di una bellezza malinconica che oscilla da un estremo all’altro, tra scoppi d’ira e lampi di allegria ma non dimentica ciò che è stata, pur dissimulando tutte le sue contraddizioni.

Costeggiamo un Caffè Letterario e un bacaro, una specie di osteria dove ci si ferma giusto per sorseggiare un aperitivo e stuzzicare un po’ per poi darsi appuntamento al bacaro successivo. La mia guida ride, ripensa a quando era giovane (anche se ha 21 anni da una vita) in cui si faceva il giro dei bacari la sera, quando le calle di Venezia si animano dei suoi veneziani.

Ascolto Sylvia raccontarmi di cosa parla L’educazione linguistica dell’allievo con bisogni specifici, edito Utet e scritto da Michele Daloiso e rimango affascinata dalla facciata della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo che affianca l’ospedale civile dai barocchi elementi architettonici. Tornano i ricordi di una Sylvia bambina che mi parla di una scultura che rappresenta la morte e la cui storia attraeva lei e i compagni d’avventure.

Per caso scopriamo un bar universitario, ci fermiamo a bere un caffè. Nemmeno la mia guida ne conosceva l’esistenza e qui scopre che ci lavora un amico di vecchia data. Com’è piccolo il mondo, com’è piccola e grande questa labirintica città marinara.

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Venezia e la Libreria Acqua Alta: libri vecchi con nuovi significati, gatti dotti e piccoli incidenti di percorso

Una cosa che ho sempre apprezzato di Venezia, oltre alla tradizione libraria e tipografica di cui è ricca, è il suo stemma, il leone con il libro aperto. È rappresentato dappertutto, anche alla Libreria Acqua Alta.

C’è un’espressione che compare uguale uguale quando la guida del momento mi mostra un luogo dove i libri non smettono di esercitare tutta la loro magia. Mettici poi i gattini e l’impresa è compiuta.

I lettori gattofili senza gatti come me saranno felici di gironzolare in un habitat culturale di cui avevano sentito parlare ma che non avevano mai visto con i loro occhi. E anche sentiti con l’olfatto. Ebbene sì, distratta dai libri raccolti in gondole e vasche da bagno su cui i piccoli felini si spostano con la naturalezza di un lettore esperto e dotto, non ho guardato dove mettevo i piedi. Insomma, ho pestato delle feci e, invece di imprecare, mi è venuto da ridere. Ho pulito la suola meglio che potevo e via avanti con la visita, cose che capitano.

Al ricordino non proprio profumatissimo che mi sono portata via dalla libreria Acqua Alta, aggiungo anche le conversazioni nate spontanee con altri visitatori e lettori (appunto mentale, vedere se riesco a trovare qualche copia del fumetto Blake e Mortimer) e l’avvertimento di un anziano signore che indossava il cappello a tre punte. Con un lieve inchino del capo, ci ha infatti raccomandato di fare attenzione ai Casanova, che Venezia né è piena. 😉

Ah, un’altra cosa porto via con me grazie alla visita alla Libreria Acqua Alta.

L’immagine dei libri incolonnati lungo le mura esterne. Soggetti all’umidità e alle intemperie, acquisiscono nuovo senso e funzione. Si confondono con l’ambiente, ridefiniscono gli spazi e costruiscono scalinate da salire. Per Sylvia è un po’ una metafora della vita e della sua caducità. Non posso che concordare anche se la sensazione non è di tristezza per il tempo perduto. Si fa spazio una sensazione di calore che rassicura e lascia ben sperare in un tempo e in una storia che non finisce mai ma prosegue al di là di esso, acquisendo nuove forme e significati in base ai contesti con cui entra in contatto. Tra i libri collocati all’esterno della Libreria Acqua Alta, ce n’è uno ancora in buone condizioni. Lo apro, è la Città della Gioia di Dominique Lapierre. Che curiosa coincidenza, vero?

La passeggiata sta volgendo al termine. Ci fermiamo giusto un momento a guardare da vicino le Mani Giganti a Canal Grande, realizzate da Lorenzo Quinn e che, idealmente, sostengono Ca’ Sagredo e una Venezia antica, con qualche soffio di contemporaneità.

È arrivato il momento dei saluti. Io e Sylvia ci separiamo. Lei mi spiega come proseguire per visitare altri luoghi ma non me la sento. Raggiungo la stazione e decido di rientrare a casa. Venezia è bella se la visiti in compagnia di chi la vive, la ama e la conosce. In tutte le sue sfumature.
È probabile che tornerò. E tu?

P.S. A proposito, gli escrementi felini che hanno incontrato la mia suola hanno portato fortuna. Alla stazione di Codroipo ho preso un gratta e vinci da 3 euro e ne ho vinti 5. 😀

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