#CurriculumDelLettore Guest Post

Curriculum Del Lettore di Valentina Vellucci: libri e letture di una Digital Strategist

17 gennaio 2018
Curriculum Del Lettore di Valentina Vellucci: Digital Strategist di MagillaGuerrilla

Valentina Vellucci fa la Digital Strategist e sui suoi canali social adotta una comunicazione poco convenzionale e si presenta, online e offline, sfoggiando tagli e colori di capelli arditi, abiti colorati, borsa gigante (lì dentro ho trovato il libro di cui ti parlerò questa settimana!) sguardo diretto, risata pronta e un mojito d’accompagnamento.

C’è chi la chiama LA Vellucci, Digital Strategist di MagillaGuerrilla e, quell’articolo posto davanti al cognome (grammaticalmente errato, peraltro) mi fa ricordare a LA Magnani.

Tra foto del gattone dall’aria fieramente disinteressata delle umane cose (Sua Felinità) e graffianti battute, i suoi status e contenuti vertono sull’analisi lucida e dettagliata di strategie di comunicazione efficaci e, anche, fallimentari (quelli che spesso vengono menzionati dai professionisti di settore come Epic Fail).

Insomma e, se non lo si fosse ancora capito, Valentina Vellucci si fa notare e lo fa con il suo stile unico, impossibile da imitare senza sfumare nel ridicolo per carenza di sostanza.

La curiosità di sapere quali libri legge una Digital Strategist che conosce le regole del mestiere (e, se necessario, anche come infrangerle) era forte e così le ho chiesto il suo Curriculum Del Lettore.

Forse non va bene esprimere un’opinione prima che tu legga di quali letture è composto ma mi sbilancio dicendo che, anche in questo caso, si fa notare. Corbezzoli, se si fa notare!

Vieni a scoprire in che modo?

Valentina Vellucci e il Curriculum Del Lettore della Digital Strategist di MagillaGuerrilla

Scegliere almeno tre titoli per ogni periodo esistenziale (infanzia, adolescenza, giovinezza, maturità) e corredare ognuno di una breve motivazione. Perché proprio quel libro ti ha cambiato la vita o il modo di leggere la realtà circostante?

INFANZIA

  • Le favole degli animali – Esopo

Era un vecchio libro con una bellissima volpe sulla copertina. Una volpe sorridente con una lunghissima coda col pennacchio rosso. Dalle figure si potevano inventare ogni volta storie diverse.
Una delle mie preferite era quella in cui la volpe inventava una nuova Coca Cola, tutta viola, che non faceva male alla pancia e cresceva sugli alberi. E tutti gli animali del vicinato potevano fare merenda insieme bevendola durante le merende pomeridiane.

Che delusione che fu l’amara scoperta, crescendo, che quel libro raccontava la storia di una volpe che, non riuscendo ad arrivare all’uva, diceva che era acerba. A me piace comunque ricordarla come la storia della Volpe che aveva inventato la Coca Cola che cresceva sugli alberi e non faceva male alla pancia

  • La storia della Sirenetta di Hans Christian Andersen

Non so perché ai bambini non vengano mai regalati libri tristi.

“Non vissero. Se ne andarono un po’ tristi e nemmeno un po’ contenti. Ma almeno si erano amati tanto”

Credo che sia uno dei finali più belli che un bambino debba scoprire prima o poi. Perché il romanticismo è più intenso della felicità.

A casa trovai un libro, venuto da chissà dove, che raccontava la storia di una dolcissima sirenetta che salvò la vita a un marinaio e se ne innamorò. La giovane strinse un patto mortale con la Strega del Mare che la trasformò in una umana, con tanto di anima e gambe. Il patto prevedeva che la giovane doveva far innamorare perdutamente il marinaio. O sarebbe morta. Il suo amore non fu mai ricambiato dal marinaio che aveva salvato: da parte sua c’era solo affetto. La Strega diede un’ultima possibilità alla giovane per avere salva la vita: se il marinaio non era in grado di amarla, ella doveva pugnalarlo a morte. O si sarebbe tramutata in spuma marina.
Ecco, tanto era l’amore della sirena per il marinaio che la dolce creatura scelse di lasciarsi morire sulla battigia, tramutandosi lentamente in spuma marina.

Anche la tristezza è un sentimento nobilissimo, di quelli con cui devi imparare a convivere. Apprenderlo dalle favole ti aiuta a comprenderlo meglio.

  • L’enciclopedia verde in camera da letto dei miei

Era una massiccia enciclopedia composta da almeno 10 o 20 volumi. Non la potevo consultare se non con la supervisione di un adulto. Così una mattina presto, dopo aver visto un episodio del mio cartone animato preferito, ovvero Batman, andai a cercare l’autore di alcuni versi che venivano citati in chiusura dell’episodio che raccontava la storia di Catwoman. I versi erano più o meno questi:

“Tigre, O tigre che ardi luminosa e che espandi il tuo chiarore nelle foreste della notte. Quale mano immortale o occhio ha potuto forgiare la tua simmetria”.

Nel cartone veniva citato anche l’autore di questi versi: era un tale W. Blake. Ma sull’enciclopedia di quell’autore non vi era traccia. Così tormentai i miei per settimane (per molte settimane) per portarmi da un libraio che sapesse chi era quell’autore.

Dovetti aspettare circa 5 anni quando quasi per caso, in un mercatino serale, sulla copertina rossa di un libro usato vidi quel nome W. Blake. Il libro era Il Matrimonio del Cielo e dell’Inferno, un’opera visionaria, difficile, romantica e rivoluzionaria. E mi ci vollero anni e decine di riletture per capirlo. Perché Blake non lo puoi capire, ti puoi solo lasciare attraversare dalla sua personale discesa all’inferno, in cui la morale decade a fronte della libertà dell’impulso, poiché

“chi desidera ma non agisce, alleva pestilenza”.

ADOLESCENZA

  • Niente di nuovo sul fronte occidentale – E. M. Remarque

Il mio primo amore letterario? Né Edgar, né Heatcliff. Il mio cuore apparteneva a Stanislao detto Kat, il calzolaio quarantenne descritto da E. M. Remarque. Bello non era bello. Però era forte: proteggeva e guidava quei ragazzi, quegli involucri di carne buttati lì al fronte senza chiedere nulla in cambio. E me ne ero innamorata, poiché mai figura maschile mi trasmise più sicurezza e sincerità del biondo Kat.

  • I ragazzi della via Pàl – F. Molnar

Quanto a lungo si può piangere per la morte di un tuo amico “letterario”?
Beh, credo di aver versato abbastanza lacrime da far pensare a mia madre che mi fosse morto il gatto che non avevamo.

Nemecsek era gracilino, il più piccolo di tutti. Nemecsek era quello da difendere. Nemecsek era quella parte infantile che manda in cortocircuito l’adolescente che vuole giocare a fare l’adulto che è in te. Nemecsek è quella parte da perdente, da ragazzo di onore che non può salvarsi in ogni caso. E piano piano, pagina dopo pagina, la lasci andare. Sperando che il finale sia diverso. Ma non lo è. Perché è così che devono andare le cose.

  • Dissoluzione – M. Castoldi

Una prosa disordinata. Caotica. Estremamente bella per abbracciare in pieno l’entropia dell’adolescenza.
Dissoluzione era un piccolo libro. Piccolissimo. In cui un ingenuo Marco Castoldi raccontava in versi la stanchezza della banalità. Ogni pagina, una pillola sperimentale di disordine e depressione con inaspettati sprazzi di delicatezza. Il bello di quel libro era il suo essere piccolo: bastano poche pagine per contaminare la mente di un lettore. Era così piccolo che potevo portarlo ovunque: dall’Australia alla Francia, quel libro mi seguirà ovunque. E ancora lo custodisco gelosamente lì dove non riposano libri, ma i miei vecchi spartiti.

Curriculum Del Lettore di Valentina Vellucci (immagine via MagillaGuerrilla)

  • Insomnia – Stephen King

Il ticchettio di quell’orologio, di quel maledetto orologio mi impediva di dormire di notte. Insomnia di Stephen King fu uno dei libri che mi tolse maggiormente il sonno. L’angoscia dell’insonnia, delle visioni notturne. E quei due ometti calvi. E quelle visioni inaspettate descritte con particolare dovizia mi stregarono. Togliendomi il sonno per settimane. Il libro mi spaventò talmente tanto che dovetti aspettare l’estate, con le sue giornate luminose, per leggerlo senza sussultare a ogni inaspettato rumore

  • La casa stregata – H.P. Lovercraft

Quell’estate, come ogni estate, i miei portano me e mia cugina al mercatino dei libri vicino al mare.
Lei comprò un libro che le avevano assegnato a scuola. Anche a me toccava un libro, ma non trovando alcun interesse in quelli che mi erano stati assegnati, mentii spudoratamente chiedendo ai miei di comprarmi un libro che mi aveva conquistato sin dal titolo, La casa stregata di H.P- Lovercraft.

Mai scelta fu più infausta: il libro descriveva così nel dettaglio e così ossessivamente quella casa che credevo di vederla ovunque. E se non la vedevo la sognavo. E se non la sognavo ne ricercavo le somiglianze nelle finestre di altre case abbandonate.

Ci misi due mesi per finire il libro, poiché a ogni dettaglio aggiunto alla descrizione della casa mi fermavo, cercando di capire se ne avevo già viste di simili.E con quel libro capii cosa mi affascinava davvero del mondo horror: la maniacalità descrittiva inserita in contesti apparentemente normali.

  • Il Maestro e Margherita – Bulgakov

Alcune volte siamo noi a scegliere i libri. Alcune volte sono semplicemente i libri ad arrivare a noi attraverso strani percorsi. Il Maestro e Margherita arrivò nelle mie mani passando da quelle di un bravo musicista, che forse inconsapevolmente mi regalò un libro troppo difficile per la mia età. O forse no. Conoscevo poco dell’Unione Sovietica, ma ne sapevo abbastanza di Ponzio Pilato e di Gesù Cristo.

Solo che non me ne avevano mai parlato così.

Ed era tutta una storia nuova, di persecuzioni, ambizioni, tradimenti. E stanchezza. E crudeltà
E a ogni pagina scoprivo autori nuovi, come Kant. E ne cercavo i principali testi per leggerli.
Ma non era un trattato sulla conoscenza, bensì sul desiderio. Di caos, di ritrovarsi di pace.
In cui chi davvero non trova conforto e viene tormentato è chi sa desiderare ma non decidere, come il crudele Ponzio Pilato.

Credo che Blake avrebbe amato oltre ogni ragionevole dubbio Bulgakov e la sua opera.

GIOVINEZZA

  • IT – Stephen King

Ormai abituata piacevolmente alla paura, IT mi sembrò il libro giusto per continuare a il mio percorso horror. Mai mi sarei aspettata che la paura avesse la veste inaspettata dell’abbandono. E del senso di colpa. E la paura di aver perso ricordi ed esperienze che ormai è troppo tardi per viverli. E quella voce quasi gracchiante.

Avevo paura di Pennywise. Ero tornata ad aver paura di quello che poteva nascondersi sotto il letto. Un libro che non stanca nella lettura ma sfianca per la tensione. Un libro che ti rende ingordo di pagine e infinitamente triste. Perché alla fine non esistono amici buoni o cattivi. Esistono semplicemente degli amici.
E quando leggi un libro come questo lontano dagli affetti, perdere alcuni ricordi inizia a essere la cosa che ti spaventa di più.

  • Apocalittici o integrati – Umberto Eco

In particolare “Il mito di Superman” ha segnato lo sviluppo del mio gusto critico in fatto di libri e film (e non solo).

Nel primo, la natura dell’eroe spogliato del suo fascino, ridotto a uno strumento di comunicazione di massa incapace di vivere immerso nel tempo (e dunque impotente se confrontato all’uomo che da sempre lotta immerso nel tempo). Incapace di vivere la sua dimensione reale se non “abbassandosi” al livello dei comuni mortali. Ecco chi è Superman, un alieno che potrebbe cambiare il mondo ma si limita a fare la carità alla terra. Insomma, il supereroe più inutile della storia. Al contrario di Batman (che è il mio supereroe preferito), che non ha bisogno di mascherarsi come uomo fra gli uomini ma si maschera per trincerarsi dietro il più triste dei super poteri: la forza della solitudine.

  • Manuale di Semiotica del testo – Maria Pia Pozzato

Più che un libro, una bibbia. Scarabocchiata, evidenziata. Strappata. Tirata contro il muro. Ma rimane pure sempre la mia Bibbia attraverso cui cerco di razionalizzare gli stimoli comunicativi del mondo.

  • L’integrazione strategica – E. Goffman

Più che un libro, un manuale di sopravvivenza. Perché sul palcoscenico della vita non facile sopravvivere al proprio ruolo sociale. Anche se ce lo siamo scelti. E saper decriptare gli altri ci può aiutare a sentirci meno imperfetti. E sopravviverci.

MATURITÀ

  • L’arte dell’inganno – Kevin D. Mitnick

Avevo sentito parlare del termine ingegneria sociale, ma non avevo mai capito quanto fosse “scientificamente umana” finché non ho letto L’arte dell’inganno. E ho capito di essere stata hackerata (e di aver provato ad hackerare qualcun altro) più di una volta. Ed essere hackerati non è sempre un male, perché ci si riscopre tremendamente umani attraverso gli errori.

  • Se domani farà bel tempo – L. Bianchini

Non è un libro scritto bene. Non mi ha colpito per l’eleganza. Non mi ha colpito per lo stile. Anzi mi ha fatto quasi arrabbiare. Anzi, mi ha proprio fatto incazzare. Ed è questo quello che funziona in questo libro. Esagera, forse mente, giudica senza ritegno. E ti fa scattare qualcosa dentro che non so spiegare nemmeno io. E allora, solo dopo esserti incazzato ti accorgi di quelle parole cesellate, di quella punteggiatura usata bene per farti capire come si sente il protagonista. Solo. E ti viene voglia di capire perché:

“la felicità se la tira troppo e non scende anche fra noi mortali”.

  • Non so niente di te – Mastrocola

Un libro che inizia pescando le foglie, facendo ripensare a quanto era bello l’autunno al paese, con le grosse foglie di vite che riempivano le strade. E ora tu sei qui, nella città. E la differenza fra l’autunno e l’inverno te la dice una stupida app meteo.
Un libro fatto di luoghi, di paesaggi, silenzio e pecore.
Perché alcune volte, mirare al massimo vuol dire semplicemente perdersi tempo. O perdersi nel tempo.

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: