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Un uomo di Oriana Fallaci: la tragedia e l’amore, in un romanzo

15 dicembre 2017
Un uomo di Oriana Fallaci: fiaba dell'eroe tragico e di un amore tormentato

Un uomo di Oriana Fallaci è uno di quei libri da leggere perché vuoi sapere e che però rimandi, perché hai paura di sapere.

Sembra un controsenso ma, ogni volta che mi proponevo di aprire le pagine di uno dei libri della Fallaci mi scorrevano le immagini del suo volto. L’espressione seria, dura e lo sguardo intenso di chi ha visto e ha vissuto amando la vita, anche quando è brutta.

C’è qualcosa di accusatorio, nelle fotografie che ritraggono Oriana Fallaci e, pare che sfidi il lettore a leggerla, a vedere fino a che punto è in grado di venirle incontro per comprenderne le scelte di vita, d’amore, di professione.

Potevo cominciare con Interviste con la storia ma, alla fine, ho colto la sfida leggendo Un uomo.

Fino alla fine.

Un uomo di Oriana Fallaci: la fiaba dell’eroe tragico e di un amore tormentato

Leggere Un uomo è forse la scelta più ovvia per avere un’idea della donna e della giornalista che fu Oriana Fallaci, in tutti i suoi spigoli e le sue sfaccettature. Un romanzo lucido e dettagliato di un amore tormentato e la fiaba dell’eroe tragico, Alekos Panagulis, che si apre e si chiude con il suo funerale:

“Un ruggito di dolore e di rabbia si alzava sulla città e rintronava incessante, ossessivo, spazzando qualsiasi altro suono, scandendo la grande menzogna. Zi, zi, zi! Vive, vive, vive!”

Un uomo è una fiaba e una tragedia divisa in sei parti (o atti?) che ripercorrono:

  1. l’attentato fallito a Georgious Papadopoulos, dittatore militare in Grecia dal 1967 al 1973,
  2. l’arresto e le torture,
  3. il processo e la condanna a morte,
  4. gli anni di prigionia e la grazia,
  5. l’esilio in Italia e il ritorno ad Atene, l’ingresso in politica e il rifiuto del compromesso e, infine,
  6. la morte, temuta, amata e prevista.

Ogni sezione, ogni tratto del percorso di Alekos viene documentato con precisione da Oriana e i dettagli non sono solo nelle descrizioni di luoghi e paesaggi, di fatti e misfatti ma anche e soprattutto nell’indagine emotiva e psicologica di Panagulis.

Un romanzo che racconta con minuzia le domande e i dubbi di un uomo che ha sempre negato la violenza ma alla quale si è prestato seguendo la logica greca che giustifica l’atto quando e se compiuto per il bene comune, per un popolo minacciato dalla tirannia.

Un libro che elenca tutte le sfumature di crudeltà fisiche e psicologiche messe in atto durante l’interrogatorio che precede il processo e che descrive come si forma un eroe il quale, seppur provato, umiliato e completamente solo continua a combattere ribaltando e conducendo il processo a cui dovrebbe sottostare. Un uomo che si lancia in un’apologia socratica in cui ordina di essere condannato a morte poiché vale più un eroe morto che uno vivo.

Un uomo racconta la preparazione all’incontro con la Morte con cura, pensando e ripensando alle pagine de L’Idiota di Dostoevskij.

“Gli restavano dunque da vivere cinque minuti, non di più. Diceva che quei cinque minuti gli erano sembrati un tempo interminabile, un’immensa ricchezza. Gli pareva che in quei cinque minuti avrebbe potuto vivere tante vite, ma per ora non doveva pensare all’ultimo istante, sicché prese varie risoluzioni”.

facendo emergere, poi, l’amara delusione di non essere stato fucilato:

“Perché un uomo che è stato condannato a morte, che ha vissuto tre giorni e tre notti aspettando la morte, non sarà mai più lo stesso. Si porterà sempre la morte addosso come una seconda pelle, un desiderio insoddisfatto. Continuerà a inseguirla, sognarla, magari ricorrendo al pretesto di nobili cause, doveri. Né troverà pace finché non l’avrà raggiunta”.

Il romanzo della Fallaci descrive anche come l’eroe solitario abbia sostenuto la prova della prigionia, con le sue evasioni fallite, gli scioperi della fame e le umiliazioni per far credere al mondo esterno che la sua incarcerazione non era poi così terribile.

Leggere Un uomo di Oriana Fallaci

Anni in cui Alekos lotta e mette a punto fantasiose strategie per ottenere libri, carta e penna e anni in cui scrive poesie dedicate alla Morte, studia l’italiano e, attraverso di esso, conosce l’Oriana giornalista prima e la donna poi. Per paradosso, tipicamente greco, le pagine più belle che raccontano un Panagulis libero, sono quelle che lo mostrano rinchiuso nella tomba progettata dal suo ottuso carceriere. La grazia non equivale alla liberazione dell’eroe ma vera e propria condanna e l’incontro con Oriana diviene coito dell’anima e principio di una tragedia:

“Noi greci siamo ossessionati dalla tragedia. Poiché la inventammo, la vediamo ovunque. V’è solo un tipo di tragedia e si basa su tre elementi che non cambiano mai: l’amore, il dolore, la morte.”

E così prosegue e inizia il calvario di un uomo, di una donna, di una coppia che si ama e di due individui che si contrastano. La parentesi italiana che doveva essere un momento di riposo per l’eroe appare una guerra su due fronti. Da una parte, l’uomo, il poeta e l’eroe che voleva cambiare le cose in patria e soffre per quello che considera un esilio e la donna, dall’altra parte, che lo ama e non lo comprende, che vuole tenerlo in Italia per proteggerlo e sottrarlo alle delusioni, ai fallimenti, alla paura di perderlo. Due solitudini che si incontrano, due resistenze che si respingono e si attraggono in un tormento continuo di cui entrambi conoscono già le conseguenze. Lui attraverso i suoi sogni divinatori e lei seguendo il filo della ragione e della razionalizzazione.

Un uomo è una ricerca quasi ossessiva di trarre le motivazioni che spingevano il compagno a compiere determinate azioni raccogliendo una serie infinita di insuccessi e fallimenti, di sogni e delusioni, di solitudine. Un’analisi lucida di una donna che ammette di non essere mai stata innamorata di lui ma di averlo amato per quello che era, con tutte le sue fragilità e le sue apparenti contraddizioni che lo mostravano poeta, combattente, deputato, vecchio e bambino. I molteplici volti che compongono un uomo.

Oriana Fallaci (e neanche tanto tra le righe) confessa anche che, malgrado la figura di donna emancipata e attaccata alla vita, abituata a smontare e mostrare gli ingranaggi e le ipocrisie del potere, solo con Alekos ha provato il morso della gelosia e di aver perso contro una coppia ben più forte di lei, la Morte e il Destino.

Un uomo di Oriana Fallaci: immaginando un finale diverso

Mancava poco alla conclusione della lettura di Un uomo di Oriana Fallaci quando, sul mio telefono sono comparsi i dadi da Storytelling lanciati da Valentina Baldon.

Un pallone da calcio, una lettera, un drink, una banana, un volto piangente e un’automobile. Influenzata dalla lettura ne è emerso un microracconto che immaginava un finale diverso per la lettura del momento:

“Soffia un vento lieve, un caldo anomalo per la stagione. Seduta in veranda, lei sorseggia un’aranciata fresca. La cannuccia a righe colorate è lì per vezzo, per cortesia. Sente dentro di sé uno strano calore, come la lettera che racconta di un cuore spezzato, si propaga improvviso e deflagra in lacrime. La donna pensa all’umiliazione del pallone e di un uomo caduto più e più volte sulla stessa buccia di banana, sulla sdrucciolevole superficie del destino. Ricorda la fine, a forma di automobile. Lei sente e sotto la sua dura scorza di donna che ha amato e perso, piange.”

Il finale diverso sta tutto nel piange. Oriana non pianse quando la morte giunse su Alekos ma non dimentica di appuntare sul libro quello che sentì, come questa sua assenza di lacrime causasse sconcerto in chi partecipò al funerale.

Ripenso alle foto che la ritraggono, l’espressione dura, lo sguardo intenso e profondamente triste e non provo sorpresa per la reazione di una donna che ha amato un uomo il quale, poco prima di andare incontro alla battaglia finale, l’ha abbracciata dicendole:

“Sei stata una buona compagna. L’unica compagna possibile.”

Forse, per la Fallaci, piangere sarebbe stato un segno di resa che avrebbe vanificato, svuotato di significato la dichiarazione d’amore di Panagulis.

Che, come lettrice, abbia commesso un errore a omettere il “non” prima di “piange”, immaginando un finale diverso?

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