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Buoni propositi, libri e blog: qualcosa di vecchio e di nuovo

4 dicembre 2017
Buoni propositi, libri e blog: qualcosa di vecchio e di nuovo

Avevo tanti buoni propositi e altrettanti libri da leggere espressi su questo blog. Alcuni li ho raggiunti, altri no, altri ancora se ne sono aggiunti facendomi perdere la bussola.

Che fare, quindi? Tenere qualcosa di vecchio e provare con qualcosa di nuovo?

Vista la vacuità delle domande alle quali cerco risposte, ricomincio da questo post che è un po’ bilancio e un po’ punto di partenza per un periodo forse non certo ma, magari, più mirato.

I buoni propositi sono vecchie linee guida o nuovi percorsi? Ripercorrere il passato

Prima di partire con i buoni propositi, forse è meglio ripercorrere quelli vecchi. Guardarsi indietro non è mai semplice, guardarsi dentro fa paura.

Fa paura come l’anno che ha preceduto l’apertura del blog perché se è vero che tutti hanno qualcosa da raccontare, sono pochi quelli che iniziano per vedere quanto possono percorrere e chi o cosa possono diventare mettendo anche in conto la possibilità di perdersi.

Travolgente per la novità e il non noto, il 2015 è volato.

Se il 2016 è stato l’anno:

  • delle rubriche e della pubblicazione quasi quotidiana di lettere e playlist,
  • dei curriculum del lettore,
  • recensioni di libri, eventi e luoghi e
  • di pause racconto,

il 2017 è stato l’anno:

  • dei tagli,
  • delle ridefinizioni,
  • delle sperimentazioni e
  • delle scelte (e non tutte prese a cuor leggero).

I bivi di un percorso non lineare di un blog un po’ strampalato ma fortemente legato ai libri e alla lettura sono stati tanti. Più o meno lunghi, con sbocchi e vicoli ciechi. In ogni caso le informazioni e le esperienze da assorbire, per orientarsi e selezionare, costituiscono un bagaglio decisamente sostanzioso.

Più volte però mi sono trovata a desiderare di fare tabula rasa con tutto, con il blog, i social, gli eventi del settore digital e web marketing, me stessa.

Occasioni di incontro e confronto tra Latina, Verona e Milano Marittima mi hanno fatto provare sensazioni di possibilità, inadeguatezza e leggerezza. Sensazioni contrastanti che rivivrei perché, con il senno del poi, servivano per farmi un’idea dei mondi che si sono intersecati e di come comunicano fra loro.

Nel 2017, nel raccogliere tutto quello che poteva essermi utile per crescere mi sono persa per strada e, mi sono infognata in domande che mi sono state poste e che mi sono posta:

  • Perché vai dove manchi e non lavori su quello che hai?
  • Cosa vuoi diventare?
  • Cosa ti manca per fare questo o quello?
  • Cosa ti impedisce di raggiungere l’obiettivo che ti prefiggi?
  • Qual è il tuo sogno più grande? Ma, soprattutto, sai ancora sognare?
  • Che cosa è cambiato e cosa rimane sempre uguale a sé stesso?
  • Quali pensieri far emergere e quali vanno lasciati nell’ombra?
  • Cosa è meglio? Continuare a curare un blog strampalato o chiudere tutto e lasciar che le cose seguano il loro corso?

Domande che non chiedono il cosa o il come ma il chi e il perché. Non trovando risposte chiare e definite, ho fatto quello che un professionista del web non dovrebbe fare mai (o almeno, questa sembra l’opinione comune che mi sembra di percepire in generale). Tornare indietro, alle origini e avanti con il percorso del gambero mantenendo il movimento in una realtà liquida e vorace. Tanto, anche a invertire i fattori, il risultato non cambia. L’avanti è diventato indietro e viceversa.

Buon proposito per il 2018: in cerca del chi sono e del cosa faccio

Forse questa inversione di percorso non mi ha fatto comprendere fino in fondo chi sono ma, almeno, un pizzico di consapevolezza sul cosa faccio e sul cosa vorrei fare me l’ha fornita. Quindi, tra i buoni propositi per il 2018 di questo blog, un primo plausibile obiettivo da raggiungere è far convergere il chi sono con il cosa faccio. Far convergere, non combaciare.

L’essere e il fare corrono in parallelo e una persona non è il ruolo che riveste. Non solo questo, almeno. Quando essere sé stessi e fare qualcosa per passione si incontrano, si formula un pensiero che può diventare un’idea di valore.

Si può leggere il pensiero? Con quali modalità si esprime? Riandando con la memoria ai libri e agli autori incontrati a PordenoneLegge e ai punti espressi durante Gli stati generali della lettura, sono domande provviste di risposte da cercare.

Ogni domanda ha in sé la risposta, diceva l’insegnante all’allievo, il gran casino è individuarla.

Buon proposito per il 2018: trovare altre domande contenenti risposte

Ti aspettavi delle risposte? Scherzetto! Non ci sarebbe divertimento a fornire un’opinione quando il bello è guardare come si sviluppa un pensiero e perché scatta quel meccanismo piuttosto che un altro. E poi perché, sotto sotto, sono un Grinch che, tutto sommato, vorrebbe aumentare di qualche taglia il cuore con l’aiuto di brave persone con pessime capacità di giudizio. :p

Buon proposito per il 2018: seguire (ma non troppo) una tabella di marcia

Certo è che questi propositi non si possono realizzare seguendo l’originalità e l’ispirazione e così, un paio di sere fa, ho preso carta, penna e calendario. In pratica, ho imbastito una cosa che, nella maggior parte dei casi, mi fa venire l’orticaria perché fa correre il rischio di perderci in spontaneità. Insomma, ho pianificato. Ho due fogli pieni di griglie e appunti e idee di contenuti da scrivere e distribuire. Molte caselle sono vuote, ce la farò a riempirle tutte?

Buon proposito del 2018: social sì ma, con qualche no

L’idea di aprire un blog era quella di dare una linea unitaria a tutti i social ai quali mi sono iscritta. Alcuni sono diventati niente più che contenitori e archivi sparsi, altri sono fonte d’ispirazione, altri ancora rappresentano gli spazi in cui mi sento più a mio agio.

Mi piacciono i social e, in particolare, quelli che mi rallegrano la giornata raccontandomi qualcosa. Anche se è un gattino coccoloso o un tramonto perché, a volte, è nelle cose più banali che si nasconde un’ombra di originalità.

Quindi, sì ai social ma con moderazione e a passo cadenzato che tanto, prima o poi, da qualche parte si arriva. Senza farsi vedere troppo.

I buoni propositi sono scelte che possono cambiare in corso d’opera?

Per concludere in vaghezza questo post che voleva proporsi un po’ di concretezza ti lascio una citazione tratta da Il tormento e l’estasi di Irving Stone:

“Cerca di concepire la tua vita come un tutto, anziché come una serie di disparati frammenti. Così ti renderai conto che ogni periodo si sviluppa da quello precedente e che ve n’è sempre uno nuovo davanti a te”.

Unica risposta in un elenco di interrogativi è che i buoni propositi sono scelte che possono cambiare in corso d’opera. Questo è un dato di fatto, una certezza e se comporta una frammentazione o una visione unitaria diversa da quella che ci si era immaginati all’inizio, dipenderà da quale parte del bivio si procederà.

E tu? Che ne pensi?

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