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Carlo Collodi: leggere tre storie allegre e i racconti delle fate

24 novembre 2017

Nella primavera del 2016 scrivevo una lettera a Carlo Collodi e, per oggi, ho pensato di leggere Tre storie allegre e I racconti delle fate, libri di racconti usciti in edicola con Il Sole 24 Ore.

Il motivo? Vieni a scoprirlo. 🙂

Carlo Collodi e Tre storie allegre: Pipì, L’omino anticipato e la festa di Natale

Le opere di Carlo Collodi è portano con sé un tipo di cultura che veicola una morale che fa parte di un vecchio modo di pensare. Una mentalità arretrata, a primo impatto ma che, di fatto, conservano valori che val la pena conservare anche in questi giorni così veloci, innovativi e contemporanei.

Andando per ordine:

  • Pipì o lo scimmiottino color di rosa sembra essere la versione favolistica di Pinocchio. Solo che la narrazione, più che concentrarsi sulle conseguenze delle bugie espresse, delinea i possibili scenari che si potrebbero realizzare quando si viene meno a delle promesse. Il pensiero di base di questo racconto è mettere il protagonista, ma anche il lettore, di fronte alle sue responsabilità. Se a dire una bugia si corrono dei rischi, la stessa cosa vale anche per le promesse date in leggerezza. Pipì diverrà uno scimmiottino responsabile solo dopo aver vissuto una serie di esperienze e di incontri che, se per il lettore appariranno avventurose e divertenti, muteranno la visione che sta dietro la dichiarazione di un impegno. Il racconto di apertura di Tre storie allegre si interroga sul come dare il giusto valore a una promessa, di qualunque natura e portata essa sia. In pratica, non si fa una promessa per svincolare dalle proprie responsabilità ma per imparare a riconoscere e ad assumersi le responsabilità stesse.

Ho capito, ho capito – disse il coniglio ridendo – lei fece come fanno certi ragazzuoli figlioli degli uomini i quali, pur di ottenere dai loro babbi o dalle loro mamme qualche ghiottoneria o qualche balocco, promettono di essere buoni, di studiare e di farsi onore a scuola… e poi? Poi appena ottenuta la grazia, dimenticano subito le belle promesse fatte e chi s’è visto s’è visto, non è vero? –

  • I bambini giocano a fare i grandi. Io lo facevo indossando le scarpe col tacco o il rossetto rosso della nonna, di nascosto. Tutto normale ma, cosa succede se il gioco viene preso troppo seriamente come accade ne L’omino anticipato? Ed ecco che, prontamente, Carlo Collodi, offre la seconda risposta contenuta in Tre storie allegre e sempre seguendo la sequenza causa effetto. Povero signor Gigino, che brutte avventure vivrà solo perché non riesce a riconoscere che di anni ne ha 10 e che per farsi chiamar signore c’è sempre tempo.

I primi due racconti fanno immaginare un Carlo Collodi che non le manda certo a dire dando un’immagine di sé di educatore, a tratti, inflessibile e intransigente. Nel racconto di chiusura delle Tre storie allegre gli intenti educativi rimangono ma, sono applicati in modo un po’ più morbido.

  • La festa di Natale è un raccontino di indefinibile dolcezza e la sua morale non si limita a segnalare e a riconoscere i comportamenti giusti o sbagliati ma nel dare loro un senso e un perché più profondi. La storia narra di una madre e dei suoi tre figlioli. Sono bravi bambini che coltivano le loro passioni e svolgono i loro doveri. Se lo meritano, i fanciulli vengono gratificati con una paghetta che mettono da parte in un salvadanaio personale e che si può rompere solo in prossimità delle feste natalizie. La scelta di cosa faranno dei loro soldini è libera, purché li usino a fin di bene. Maggiore è il valore che sapranno distribuire attraverso un bene e più alte saranno le probabilità dei bambini di essere premiati con un bacio dalla madre. Bene materiale, valore condiviso e amore si intrecciano in un racconto semplicissimo e molto delicato. Tuttavia, cosa accade quando si segue la sequenza bene, valore e amore nascondendo i meriti acquisiti una volta applicati? Lo potrai scoprire solo leggendo La festa di Natale contenuta anche nei Racconti brevi di Carlo Collodi.

Carlo Collodi: leggere Tre storie allegre e i racconti delle fate

Carlo Collodi e i racconti delle fate: una panoramica breve breve

I racconti delle fate sono le fiabe classiche che vanno da Cenerentola a La bella addormentata nel bosco, da Cappuccetto Rosso a Barbablù.

Assieme alle favole, le fiabe sono generi letterari originariamente rivolti a un pubblico di lettori adulti. Le fiabe di Perrault non sono proprio storielle per bambini e la traduzione, per quanto libera, di Carlo Collodi ne conserva molte delle parti più crude e cruente. Insomma, la storia di Puccettino sembra tirar più verso l’horror, anche se non mancano oggetti magici o elementi fantastici.

Ad affascinare il lettore de I racconti delle fate non saranno solo le storie in sé ma, ripensando a quanto letto ne I ferri del mestiere, come e con quali modalità arrivano a un determinato pubblico di lettori.

Leggere racconti francesi tradotti in italiano con inflessioni fiorentine è un’esperienza che val la pena di fare, soprattutto per la dichiarazione d’intenti e l’ammissione di colpe che il traduttore lascia in apertura della raccolta narrativa.

“Nel voltare in italiano I racconti delle fate m’ingegnai, per quanto era in me, di serbarmi fedele al testo francese. Parafrasarli a mano libera mi sarebbe parso un mezzo sacrilegio. A ogni modo, qua e là mi feci lecite alcune leggerissime varianti, sia di vocabolo, sia di andatura di periodo, sia di modi di dire: e questo ho voluto notare qui da principio, a scanso di commenti, di atti subitanei di stupefazione e di scrupoli grammaticali o di vocabolario.

Peccato confessato, mezzo perdonato: e così sia.

Carlo Collodi”

Leggere questi racconti è stata per me l’opportunità di porgere all’autore un simbolico omaggio per il suo compleanno e sì, anche per prendere atto e coscienza degli insegnamenti e dei valori che ha lasciato ai posteri. Carlo Collodi nasceva, infatti, il 24 novembre del 1826, a Firenze.

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