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Curriculum Del Lettore di Loredana Gasparri: libri e letture con furore

15 novembre 2017
Curriculum Del Lettore di Loredana Gasparri: libri e letture con furore

Il Curriculum Del Lettore di oggi ha trovato l’input da Instagram ma l’ospite, Loredana Gasparri, è per me una vecchia conoscenza con la quale ho in comune una forte passione per i libri e una certa ansia nell’usare la parola recensione.

Perché? Perché molto spesso è difficile esprimere i pensieri e le sensazioni che giungono in corso di lettura fornendo una visione critica e oggettiva del libro del momento. Il succo e il senso della lettura per Loredana Gasparri sta nel desiderio di avere libri per aprire la mente e il cuore a nuove scoperte. Una sorta di fame insaziabile per il mondo delle storie e di come esse possono influenzare il percorso umano e professionale del lettore prima e recensore poi.

Detto questo e senza farti indugiare oltre su questa introduzione, vieni a scoprire il Curriculum Del Lettore di Loredana Gasparri e lasciati condurre da libri e letture, con furore. 😉

Il Curriculum del Lettore di Loredana Gasparri: Editor Freelance e Book Blogger Del Furore Di Aver Libri

Mi è capitato spesso di scrivere curriculum vitae per lavoro, praticamente mai per la mia vita da Lettrice, ed è qualcosa che mi ha anche messo alla prova, oltre che divertirmi parecchio.

Sono andata davanti alla mia libreria di ragazza, quella rimasta nella casa dei miei genitori, a riguardare e riascoltare i libri che ho accumulato lì a partire dall’adolescenza. Quelli dell’infanzia sono stati regalati, o custoditi altrove, per motivi di spazio, ahimé.

Ho iniziato con una domanda: perché ho cominciato a leggere, e quando, di preciso?

Andando indietro nel tempo, finché ho memoria, mi ritrovo in mano un libretto in cartonato, di quelli dal formato improbabile per bambini, sottilissimi ma enormi, pieni di disegni e figure colorate. Era la storia di un ippopotamo che voleva diventare pianista. E se non sbaglio ci riusciva, nonostante gli altri della sua famiglia fossero un po’ perplessi. Quello che mi ritorna in mente, a proposito di questo libro era che… non sapevo leggerlo. L’avevo ricevuto in regalo qualche mese prima di iniziare la scuola ed ero curiosa, curiosissima.

Mi avevano spiegato cos’era un libro, e che avrei dovuto aspettare ancora un po’ prima di essere messa a parte dell’arte della decifrazione dei segni di stampa, e nel frattempo aprivo le pagine, accarezzavo la patina lucida, guardavo i disegni a pastello e ci fantasticavo. Qui c’era qualcosa di bello e di curioso da imparare e ascoltare, ma non avevo ancora gli strumenti. A settembre, con l’inizio della scuola, iniziò anche la mia avventura di decodificatrice di carattere di stampa, alias Lettrice, e non si è ancora conclusa.
Tutt’altro.

L’amore per la lettura, se sorge presto e grazie ad un alone di mistero inconsciamente gettato intorno, è difficile da mettere da parte. Per tutta la mia infanzia, da quel momento, ho cercato storie su storie. Ho letto e mi sono commossa dell’avventura dell’ippopotamo Orazio (ecco, è arrivato il nome) per diventare pianista, e poi sono passata ad altro, soprattutto quando ho scoperto, a casa della mia amichetta d’infanzia, altri personaggi con storie altrettanto interessanti. Credo di aver letto in tutte le edizioni possibili, ridotte, illustrate, riviste, rivedute e corrette, delle avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie. Quella Regina di Cuori. Non avevo colto che non fosse esattamente una creatura simpatica, ma il fatto che fosse una carta da gioco che governava da regina… faceva presa sul mio cuoricino impressionabile. Mi domandavo dove fosse questo paese, e come arrivarci.

Nella mia ricerca insaziabile di storie, mi ricordo di diversi libri scritti alla moda di David Copperfield di Dickens: storie di trovatelli che affrontano cattiverie, stenti, ostacoli di ogni genere per diventare poi pilastri della società. Uno su tutti: Péline, di cui, però, non ricordo l’autore e mi è diventato difficile rintracciarlo, persino in Internet. In tempi molto più recenti ispirò persino un manga giapponese. Péline, come si scoprirà alla fine, è la nipote di un ricco uomo d’affari arcigno e poco propenso a mostrarsi compassionevole verso il prossimo. Quando nasce, non ha nessuno dei genitori vicino a sé, entrambi morti in circostanze tragiche, e viene allevata per pochissimo tempo da una nonna, prima di andarsene anche lei per malattia. Una storia tragica, eh? Questa mi colpiva perché Péline era praticamente indistruttibile. Ridotta in povertà estrema, riesce a rifugiarsi su un’isoletta non ben identificata in uno stagno dalla collocazione geografica altrettanto nebulosa, dove si costruisce da sé, con i materiali che trova in natura, casa, mobili e persino posate. Un inno alla resilienza in ogni parola, un invito ad essere creativi e a sapersela cavare da soli, con un piano B praticamente preesistente a quello A, prima che venga immaginato! Naturalmente, l’epilogo è lieto, lietissimo, con il premio di una vita finalmente dignitosa e appagante per la bella orfana che non perde mai la sua bontà e il suo sorriso. Forse un po’ stucchevole, vero.

Senza Famiglia (che ispirò il cartone animato Remy, anni dopo) e Piccole donne, per quanto tra i miei preferiti, non avevano quell’appeal e quell’ascolto incondizionato che aveva Péline.

Gli ultimi anni dell’infanzia, quelli che scolorano nella pre-adolescenza e adolescenza, sono quelli in cui scoprii e conobbi un libro cardine per la mia carriera di Lettrice: Il Signore degli Anelli, di J.R.R. Tolkien. Credo che quell’incontro pose le basi per il mio percorso universitario successivo, anche se all’epoca non sapevo nemmeno cosa volesse dire, e se esistesse qualcosa di simile.

Loredana Gasparri e il suo Curriculum Del Lettore

Adolescenza e giovinezza si fondono in un’unica ricerca di storie e di sapere, nei libri. Non ricordo un momento in cui non avessi carta stampata in mano. A scuola mi impegnavo nello studio e le ore di letteratura erano per il me il momento dei consigli di lettura. Per ogni autore, soprattutto i francesi come Zola, Balzac e Maupassant, mi annotavo almeno un paio di letture alternative da fare, delle sue opere. Quando scoprii che Balzac aveva scritto più di 90 titoli per la sua Comédie Humaine, fui certa che non sarei mai rimasta senza niente da leggere. Volevo leggerli tutti… non ho ancora portato a termine l’impresa, a causa della principale “malattia” dei lettori: la tendenza a farsi distrarre. Da altri libri, naturalmente. Tra i francesi, posso ricordare bene Au bonheur des Dames e Thérèse Raquin di Zola. La recherche de l’absolu, di Balzac. E per gli inglesi, Ivanhoe di Scott. Questi sono i titoli che mi sono rimasti in mente, tra tutti i classici di letteratura europea che mi sono passati tra le mani.

Leggevo solo classici, in quegli anni? Oh, no. Quelli, spesso mi servivano come trampolino di lancio per i libri e gli autori che andavano di moda all’epoca, quelli contemporanei.

Scoprii l’horror di Stephen King, con Shining: il primo che lessi, sulla spinta di una certa letteratura gotica e vampiresca, con a capo il Dracula di Bram Stoker. Nella mia testa di studentessa di liceo perennemente immersa nella letteratura, girava soprattutto una domanda: se all’epoca leggevano questo, cosa c’è oggi? Cos’è diventato? Non faccio certo paragoni: sono stili, epoche, intenti e scrittori diversi per milioni di motivi, ma ero convinta dell’esistenza di un filo comune che li agganciasse, pur mostrando la loro evoluzione.

Le storie di donne avventurose e spregiudicate, di matrimoni falliti e poi rinati, di uomini in cerca di se stessi, scritte da uomini vissuti nei secoli passati si erano poi evolute, sdrammatizzate, arricchite e disinibite nei romanzi di Harold Robbins (ne ho letti a decine) ed Erica Jong, per esempio. Confesso di aver letto anche Danielle Steele… prima di avere un serio attacco di diabete narrativo che ha stroncato per sempre le mie idee di leggere scritti d’amore.

La letteratura medievale e i suoi personaggi mitici (Artù, Merlino, Lancillotto, draghi e sirene, cavalieri e codici d’onore), di cui ho divorato ogni storia che avessero pubblicato e tradotto in italiano (le lingue medievali sono belle, ma se non le conosci profondamente… diventano graziosi balbettamenti dal suono vagamente inquietante) mi ha spinto a cercare autori che ne scrivessero ai giorni nostri, ed ecco i romanzi di Marion Zimmer Bradley e Mary Stewart.

La ricerca del Santo Graal, per me si traduceva nella ricerca di testi, antichi e moderni, sull’argomento del Graal, della vera identità della Maddalena, di tutto quello che poteva riguardare i cavalieri, gli ordini cavallereschi, i Templari… suona familiare? Anni dopo, Dan Brown ne fa un bel filone per i suoi libri. Per me, è stata una divertentissima ricerca nella ricerca, e ancora è così, se qualcosa stuzzica la mia curiosità instancabile di Lettrice.
Con la maturità, arriva il Blog Del Furore Di Aver Libri.

Oltre alla lettura, una delle mie passioni è Internet e le sue infinite possibilità. Scopro la blogosfera, leggo qualche blog, anche non di libri. Decido di aprirne uno, con questo titolo settecentesco, Del Furore Di Aver Libri, che ho visto scritto per la prima volta venti anni prima, nella vetrina di una libreria. Era il titolo di un libretto di un abate padovano, Giacomo Volpi, che lo scrisse per scherzo nel XVIII secolo, rivolgendosi agli amanti un po’ folli dei libri. Inutile dire che mi è sembrato adatto per spiegare il mio desiderio di accumulo di libri. 😀

Cosa leggo, ora? Molto spesso autori nuovi ed emergenti, grazie alle case editrici che me ne inviano copia, e libri che agevolano la riflessione, la crescita e l’espansione interiore. Forse ho rallentato i ritmi di lettura, rispetto agli anni più giovani, ma sono diventata più selettiva e meno spinta dalla fame di sapere e accumulare: se il libro non mi parla direttamente subito, dalle prime frasi, passa in secondo piano.

Se penso ai titoli degli ultimi anni, spiccano Vicarìa e Il Giardino degli Inglesi di Vladimiro Bottone, Lolita di Nabokov, Non ti muovere di Margaret Mazzantini.

Vorrei citarne molti, molti di più, ma per il momento si nascondono biricchini alla mia memoria. In fondo, lo sanno [i libri] che li ricordo e li apprezzo tutti, in milioni di piccole sfumature di amore letterario.

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