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Casa editrice, domande e risposte: intervista a Bottega Errante

6 novembre 2017
Intervista alla casa editrice Bottega Errante, domande e risposte

Le domande e le risposte di Papero Editore mi hanno portata a volgere lo sguardo verso l’editoria locale. Per questo l’intervista di oggi è dedicata a Bottega Errante, una realtà le cui attività culturali si concentrano tra Udine e Pordenone.

Il fondatore di Bottega Errante è Mauro Daltin, l’ho conosciuto durante La notte dei lettori e, grazie a questo incontro, mi è sorta la curiosità e l’idea tradizionale di intervistare le case editrici.

Sapendo poi che Bottega Errante si sarebbe fermata allo stand dei libri di Pordenone Legge, ho preso carta, penna (e coraggio) e ho chiesto di persona.

Così, seduti a bere un caffè in uno dei bar che si affacciano su piazza XX settembre è nata una bella conversazione con Mauro e che vorrei condividere con te. Una conversazione che mi ha convinta anche a comprare un paio di libri, editi Bottega Errante, di cui ti racconterò più avanti su questo blog.

Come funziona una casa editrice: le risposte di Mauro Daltin di Bottega Errante

  • Un po’ di storia dell’editoria, com’è nata Bottega Errante e perché?

Bottega Errante nasce nel 2011 come associazione culturale all’interno della quale organizzare vari laboratori di scrittura, eventi come La notte dei lettori e serate di reading dedicate a musica e parole. Nel 2013 è nata una collaborazione con Ediciclo che ha portato alla pubblicazione di Balkan Circus di Angelo Floramo, il primo titolo di una collana dedicata alla narrativa di viaggio.

Nel 2015 siamo usciti con il marchio BEE. Non pubblichiamo più di 12 o 13 titoli l’anno. Nel 2017, ad esempio, il nostro catalogo ne accoglie 8 in tutto. Abbiamo una distribuzione nazionale.

  • Una giornata tipo in casa editrice è?

L’associazione Bottega Errante è composta da 8 persone e ci riuniamo un paio di volte al mese. Di questi 8, tre si dedicano quotidianamente al marchio editoriale, seguendo le attività di editing, amministrazione e comunicazione-stampa. Si tratta di un tipo di editoria a progetto. Ci arrivano molte proposte di pubblicazione, noi leggiamo tutto ma spesso non corrispondono alla linea editoriale che ci contraddistingue.

  • Nel corso della mia partecipazione a eventi legati alla promozione e alla divulgazione della lettura è emerso che le case editrici sono portate a pubblicare sempre di più per far fronte ai costi di reso ed eventuale macero delle giacenze. Ci spieghi meglio come funziona questo aspetto e quali potrebbero essere le possibili soluzioni a questa problematica?

Noi abbiamo scelto l’altra strada. Se una casa editrice è associata a un grosso distributore vuol dire che si lavora sulle novità e il tempo di vita di un libro è molto breve (non supera i 3 mesi). Marcos Y Marcos, Iperborea o Nottetempo, ad esempio, non pubblicano più di 25 titoli annui. Sono tre esempi a cui noi proviamo ad ispirarci. Crediamo in quella che chiamiamo editoria lenta e lavoriamo sul territorio (assieme al nostro distributore) per costruire una rete sociale e culturale di qualità.

  • Cosa vuol dire essere una casa editrice indipendente?

Non far parte di nessun gruppo editoriale e rispondere solo a sé stessi.

  • Qual è il vostro rapporto con le librerie indipendenti? E con quelle di catena?

I nostri libri sono presenti sia nelle librerie di catena sia in quelle indipendenti. E i nostri autori viaggiano da una all’altra, senza distinzioni. Allo stesso modo anche per La Notte dei Lettori e per tutti gli altri eventi da noi organizzati.

  • Come scegliete gli autori e i titoli da pubblicare?

Il nostro obiettivo è quello di andare a caccia di storie mai raccontate. Bottega Errante è legata ai luoghi: la collana di narrativa è legata al Nord-Est, in Estensioni pubblichiamo le voci più interessanti del panorama dei Balcani e dell’Est Europa. Più raramente capita di ricevere, in modo spontaneo, un manoscritto e di esserne colpiti al punto tale di portarlo in libreria. Succederà con il primo libro del 2018, Il fiume sono io di Alessandro Tasinato.

  • Ci sono dei libri che risultano fuori catalogo e che vi piacerebbe ripubblicare?

Sì, senz’altro. C’è capitato per I buchi neri di Sarajevo di Božidar Stanišić che abbiamo pubblicato a ottobre del 2016. In questa direzione si muove, in parte, la collana Estensioni che, oltre a portare in Italia per la prima volta autori dei balcani, ripubblica libri ormai fuori catalogo.

  • Vi è mai capitato di pubblicare tesi di laurea?

No, non ci è mai capitato. Non abbiamo avuto nessuna proposta ed è anche vero che siamo poco orientati verso la saggistica.

  • Qual è il vostro rapporto con i social network e che tipo di comunicazione adottate per promuovere le vostre attività?

Facebook è, da sempre, il nostro canale social privilegiato. Siamo vicini a quota 5000 ed è punto di riferimento per molti nostri lettori. Ovviamente la comunicazione non si può esaurire online. Il rapporto con la stampa e con i giornalisti è fondamentale per promuovere un libro e raggiungere i lettori che non frequentano i social. Una buona recensione su un giornale importante garantisce credibilità. La vendita e il successo di un libro vengono decretati anche dal passaparola. Poi credo sia complicato stabilire se conti più una pagina su Repubblica o un post con 700 mi piace…

  • Per chi volesse lavorare in una casa editrice, quali competenze servono e quale percorso formativo suggerireste?

Consiglierei un master in editoria post-universitario che sia concreto e che fornisca gli strumenti reali per lavorare in una redazione. Le altre professionalità che compongono una casa editrice (dal grafico all’ufficio stampa, dall’amministrazione alla redazione) possono derivare da esperienze diverse e, dunque, credo non esista una ricetta valida per tutti. Quello che è palese è che Milano rappresenti il punto di riferimento nel panorama editoriale con possibilità di formazione e lavoro maggiori rispetto alla provincia.

  • Cosa deve fare un aspirante scrittore per convincervi a pubblicarlo?

Scrivere un gran libro. Originale, scritto bene e con una bella tensione narrativa.

  • Autopubblicati: minaccia o opportunità?

Indifferenza. La casa editrice ha un altro ruolo, non è una tipografia. Un editore riflette e sceglie, lavora sul testo, impagina, promuove, organizza le presentazioni, partecipa alle fiere. Un lavoro articolato e complesso che non si esaurisce nella pubblicazione.

  • Quali sono i/le book blogger che seguite e apprezzate di più e perché?

Mangialibri e Casalettori, sono due esempi di community legate al mondo del libro che ci piacciono molto. Ne apprezziamo la natura collettiva e la qualità dei recensori.

Nel 2018 pubblicheremo 12 titoli che sono già in lavorazione. Parteciperemo ad alcuni dei più importanti appuntamenti legati all’editoria (ad esempio Bookcity a Milano, il Salone del Libro di Torino e Più Libri Più Liberi a Roma), stiamo organizzando La quinta edizione de La Notte dei Lettori. E, poi, stiamo lavorando al 2019.

Photo Credits: immagine via Pixabay

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