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I ferri del mestiere: il manuale involontario di Fruttero e Lucentini

27 ottobre 2017
I ferri del mestiere dello scrittore: il lascito involontario di Fruttero e Lucentini

I ferri del mestiere – Manuale involontario di scrittura con esercizi svolti di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, edito Einaudi, è un altro dei tanti libri incolonnati nelle librerie di casa o in luoghi sparsi (come divani e finestre). Anch’esso fermo da diverso tempo, ha trovato il suo momento nel corso di questa settimana in cui mi sono spesso domandata perché ci tengo tanto a scrivere.

Il desiderio di continuare ad esercitarmi nella narrazione non si è spento del tutto, anche se ho smesso di pubblicare quelli che vogliono essere delle pause racconto.

In questo libro i ferri del mestiere, più che spiegati e indicati, vengono mostrati.

Il manuale di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, curato da Domenico Scarpa, traccia un percorso narrativo che può fare sia da stimolo per lo scrittore sia da libro di consultazione per il lettore, curioso di scoprire il dietro le quinte di alcuni generi.

Su un lascito involontario sui ferri del mestiere dello scrittore, mi arrischio a scrivere, volontariamente, alcune impressioni in corso di lettura.

Fruttero, Lucentini e I ferri del mestiere: scritti rimasti a beneficio del lettore e scrittore

Perché tra i tanti libri di scrittura disponibili mi sono decisa ad raccontarti l’esperienza di lettura de I ferri del mestiere – Manuale involontario di scrittura con esercizi svolti di Carlo Fruttero e Franco Lucentini?

Perché ho come l’impressione che sia stato menzionato, tra i tanti elenchi da cui trarre spunto per imparare a scrivere, meno di quanto dovrebbe. Eppure, mi ha aperto un mondo fin dalle prime pagine in cui, pur sottolineando la natura confusionaria del materiale raccolto che, come avrebbe voluto far credere Fruttero, di confusionario ha ben poco.

Di tutte le parti che compongono questo libro, la prima ad affascinare è la precisione con cui Fruttero apre delle note per un racconto didattico dando al lettore tutti elementi per farsi un’idea sulla scrittura creativa, la sua derivazione culturale e le modalità in cui attecchisce, gli intenti e le aspettative. Elementi forniti sulle righe ma che non nascondono la sottile ironia tra le righe di chi ha dedicato tutta la vita alla lettura e alla scrittura sviluppando la capacità di vedere e prevedere gli andamenti culturali che hanno attraversato uno spaccato sociale che va dagli anni ‘50 ai primi anni 2000. Almeno, queste sono le personali suggestioni percepite a pagina 5 de I ferri del mestiere che hanno attivato un interesse di lettura che si è mantenuto fino alla fine.

“Note per un racconto didattico

E così, è arrivato anche in Italia, prevedibilmente a Milano, il creative writing. Non abbiamo assistito al corso tenuto nella vivace metropoli dal nostro amico Pontiggia, ma le sue lezioni saranno state di sicuro intelligenti, illuminanti. Gli abbiamo anzi suggerito di raccoglierle in volume, certi che siamo che un tal volume andrebbe a ruba. Gli iscritti – ci ha raccontato Pontiggia – erano gente già piuttosto articolata, professionisti, pubblicitari, politici, insegnanti, studenti e beninteso aspiranti scrittori, tutti consapevoli delle proprie artrosi e rugginosità linguistiche, tutti desiderosi di apprendere le ginnastiche ed eventualmente i segreti del mestiere. Numero chiuso a ottanta, ma a centinaia premevano per partecipare e non c’è dubbio che la cosa crescerà, verrà prima o poi estesa ministerialmente alle università di stato, diventerà normale materia d’insegnamento, come da decenni accade nelle università Usa.”

La normalità con cui attecchiscono corsi di scrittura creativa anche in Italia proviene dall’America, quindi e forse è per questo che si prediligono manuali come On Writing di Stephen King o Il mestiere di scrivere di Raymond Carver. Perché si rifanno a una tradizione statunitense della scrittura, divenuta moda e modello che continua ad affascinare la produzione letteraria italiana.

Fruttero, Lucentini e i ferri del mestiere di scrittore

I ferri del mestiere però spazia non solo tra America e Italia ma attraversa i generi e le tradizioni europee, le sperimentazioni e le loro evoluzioni. Rivaluta e suggerisce la parodia dell’obbligo e mostra un dialogo in cui si alternano molteplici linguaggi, di come e quando vanno inseriti per far sì che siano credibili e in movimento:

“[…] Lascia che ti metta in guardia contro la colpa mortale in cui cadono tanti bravi sceneggiatori, cineasti, dialoghisti e narratori italiani, contro la strada facile e infernale lungo la quale ogni verosimiglianza e ogni plausibilità vanno a farsi benedire. È il peccato di incoerenza psico-sociologica e consiste nel far parlare tutti allo stesso modo […]”

Analizza con puntigliosa pignoleria le regole e le modalità di una buona traduzione che richiede precisione, adattabilità, coerenza tecnica e conoscenze non solo della cultura letteraria di provenienza ma anche di quella alla quale è rivolta la sua trasposizione. Forse la parte dedicata alla traduzione, con la chiosa abbondante e approfondita di esercizi svolti sulla base di poche righe in inglese, racchiude le pagine più belle del libro di Fruttero e Lucentini.

Una buona traduzione può determinare il successo o meno di un genere come la fantascienza alla quale gli autori hanno dedicato gran parte della loro vita divulgandola attraverso la rivista e la collana editoriale di Urania, lanciata nel 1952 da Mondadori e che, tra alti e bassi, ha saputo resistere nel tempo per oltre 50 anni rimanendo presente, passato e ipotesi di futuri plausibili.

I ferri del mestiere prosegue raccontano al lettore storie americane di guerra, ghost – story, gialli e qualcosa sui fumetti rispettando la precisazione che si tratta di un manuale involontario di scrittura con esercizi svolti in cui gli autori scambiano con il lettore un dialogo semplice utilizzando termini, a tratti, ricercati.

I ferri del mestiere di Fruttero e Lucentini: impressioni complessive

L’impressione complessiva che si ha leggendo I ferri del mestiere è che Fruttero e Lucentini giochino con le parole e il linguaggio, insegnando e intrattenendo.

A volte li vedi chini sulle loro scrivanie, sommersi di lavoro e schede editoriali, altre sembrano quasi spostare lo sguardo verso di te raccontandoti, sottovoce (facendo di tanto in tanto l’occhiolino) anni di esperienza sul campo.

Divertententissima la sezione intitolata Mercato Mercanti che fa entrare in una girandola storica che parte dalle origini dell’editoria fino al tratteggiare i minuetti tra case editrici e autori, tra addetti stampa e recensori. In una caccia continua al caso editoriale, al best seller, al capolavoro economico letterario.

Una girandola mossa dall’arte dell’autopromozione, quando necessaria e che rallenta, fino a fermarsi del tutto, in quello che è l’Addio dal passato lasciato da Franco Lucentini e Carlo Fruttero.

Una girandola che si è fermata, rispettivamente nel 2002 e nel 2012 lasciando un manuale di scrittura involontaria con esercizi svolti e i ferri del mestiere sviluppatisi nel corso di un lungo sodalizio professionale e di profonda amicizia.

“Non sapevamo più bene cosa dirci, su quella panchina. La nostra amicizia era sempre stata per così dire, progettuale, le nostre non erano mai conversazioni ma piani di battaglia, sfide ai piedi di impervie camicette, di irraggiungibili taschini”.

Tre frasi dopo questo passaggio e I ferri del mestiere – Manuale involontario di scrittura con esercizi svolti si chiude.

Resta all’aspirante lettore e scrittore traccia dei percorsi di chi ha scritto per vivere divertendosi in fase di svolgimento, accettando, con un po’ di malinconia, che ogni cosa volge al termine e lasciando in dono anni di inizi.

Autore: Carlo Fruttero e Franco Lucentini, a cura di Domenico Scarpa
Titolo: I ferri del mestiere – Manuale involontario di scrittura con esercizi svolti
Casa editrice: Einaudi
Collana: ET Scrittori
Anno di pubblicazione: 2007
Pagine: 267
Prezzo di copertina: € 12

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