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Le rappresentazioni sociali di Serge Moscovici: pagine di psicologia sociale

13 ottobre 2017
Le rappresentazioni sociali di Serge Moscovici: pagine di psicologia sociale

C’è chi fa scorpacciata di gialli e thriller o di noir e chi, tra un romanzo e l’altro, prova a capirci qualcosa di più sulla psicologia sociale. In questo senso, Le rappresentazioni sociali di Serge Moscovici, edito il Mulino è un ottimo modo per avere un’infarinatura di base sulla materia.

L’ho letto quest’estate ma ammetto che non sapevo bene come inserirlo tra le pagine di questo blog perché rappresenta per me una lettura nuova, che va oltre le tematiche che mi interessano di più, pur toccandole trasversalmente.

Pensando a come Gabriele Dadati manda avanti la Papero Editore e al Curriculum Del Lettore di Antonia Falcone, Le rappresentazioni sociali sembrano offrire qualche elemento in più su cosa vuol dire fare comunicazione e divulgazione culturale e quali sono le sue implicazioni sociali.

Non farò una recensione del libro di Moscovici ma sono convinta che vale la pena leggerlo. Parlarne, oggi, è solo un modo per spiegarne i motivi.

Le rappresentazioni sociali spiegate e introdotte da Serge Moscovici

Come ho fatto per Neuromarketing e scienze cognitive di Andrea Saletti, anche per Le rappresentazioni sociali di Serge Moscovici mi limiterò a fare un sunto di come il libro è strutturato.

  • Il pensiero come ambiente

Prima di addentrarsi nella definizione delle rappresentazioni sociali, l’autore dedica un capitolo al contesto in cui esse operano.

Ripensando alla trasversalità dei saperi, mi è venuto in mente quando una mia amica, laureata in Scienze della Formazione, cercava di spiegarmi il suo lavoro di educazione e insegnamento. Centrale è il permettere al bambino di fare esperienza della realtà circostante attraverso i cinque sensi facendo in modo che l’apprendimento avvenga spontaneamente.

Ruolo dell’insegnante è guidare il discente, senza influenzarlo, lungo il percorso della conoscenza. La stessa cosa viene fatta, da quello che ho capito, da chi si occupa di psicologia sociale solo che l’ambiente non è quello fisico ma quello mentale.

Il primo capitolo, infatti, porta il titolo di Pensiero come ambiente e, per dare definizione del contesto in cui opera, cita Bower il quale dice:

“Per rappresentazione intendo una configurazione di stimoli fatta dall’uomo volta a servire come sostituto per una visione o un suono che potrebbero darsi in natura. Alcune rappresentazioni sono intese come surrogati dello stimolo, destinate a produrre la stessa esperienza cui potrebbe dar origine il mondo naturale”.

Per poi continuare specificando in che modo percepiamo e assimiliamo le informazioni facendo scattare il meccanismo delle rappresentazioni sociali:

“Non ci arrivano mai informazioni che non siano state distorte da rappresentazioni ‘sovraimposte’ che conferiscono a oggetti e persone una certa vaghezza rendendoli in parte inaccessibili. […] è essenziale ricordare questi luoghi comuni quando si esamina il dominio della vita mentale nell’ambito della psicologia sociale”.

Fino ad arrivare a riferimenti e personalità provenienti dal campo dell’arte moderna e contemporanea. Figure come Marcel Duchamp il cui obiettivo non era più trovare una risposta all’eterno dibattito tra Arte e Natura e quale delle due fosse superiore sull’altra ma creare un’esperienza nuova delle cose.

Quando gli oggetti quotidiani vengono destrutturati e decontestualizzati (hai presente l’orinatorio o il ferro da stiro chiodato?) l’effetto finale sconcerta, destabilizza, confonde diventando opera d’arte. Questo capita non perché è stato fatto qualcosa di strampalato ma perché comunica al pubblico al quale è rivolta una prospettiva diversa, un pensiero diverso, una mente diversa.

La reazione, l’effetto sorpresa che ne deriva indica che una determinata rappresentazione sociale è stata messa in discussione e rende palese che:

“Nessuna mente è libera dagli effetti del condizionamento precedente che viene imposto attraverso le rappresentazioni, il linguaggio e la cultura che le sono proprie. Noi pensiamo per mezzo di una lingua; organizziamo i nostri pensieri in base ad un sistema che è condizionato, sia dalle nostre rappresentazioni sia dalla nostra cultura e vediamo solo quello che le convenzioni sottostanti ci permettono di vedere, senza essere consapevoli di tali convenzioni.”

E ancora:

“Tutti i sistemi di classificazione, tutte le immagini, tutte le descrizioni che circolano nell’ambito di una società implicano un legame con sistemi e immagini precedenti, una stratificazione nella memoria collettiva e una riproduzione del linguaggio che riflette invariabilmente la conoscenza passata e che supera i limiti posti dall’informazione disponibile.”

Questi due passaggi e tutte le spiegazioni correlate raggiungono e trovano sintesi in un assunto sul quale non si smette mai di riflettere, tornando indietro con la memoria:

“Il passato è più reale del presente”.

  • Cos’è una società pensante

Dopo aver delineato il contesto, il capitolo successivo si interroga su che Cos’è una società pensante e avvisa il lettore che siamo entrati nell’era della rappresentazione. Non dell’immagine ma, delle rappresentazioni. Rappresentazioni create, consciamente o inconsciamente, da chi ha studiato e si è formato per fare da tramite scientifico, religioso, culturale.

“Lo studio delle rappresentazioni sociali prende in considerazione l’uomo per quanto egli tenta di conoscere e comprendere le cose che lo circondano”.

Sottolineando che la conoscenza e la formulazione di determinati schemi mentali e culturali avviene tramite la conversazione, in uno scambio continuo tra individuo e collettività.

“Pensare diventa una rumorosa attività pubblica che soddisfa il bisogno di comunicare, e così conserva e consolida il gruppo, mentre trasmette il carattere che ogni membro gli richiede di esprimere”.

Le scienze e le rappresentazioni sociali, intese come studio del comportamento vengono distinte da Moscovici e indicati come due universi comunicanti e strettamente connessi e collegati.

  • Il familiare e il non familiare

Terzo capitolo, Il familiare e il non familiare si chiede il perché si creano le rappresentazioni sociali. Per spiegare ciò che non si conosce e rendere l’ignoto più accettabile e meno spaventoso.

Non sapere, infatti, fa paura perché questo ci porta a commettere quelli che a me viene da chiamare errori di giudizio e gli effetti che ne derivano sono simili alle opere di Duchamp, mettono in discussione le rappresentazioni sociali che l’individuo ha assorbito all’interno del gruppo sociale di appartenenza.

Le rappresentazioni sociali di Serge Moscovici

  • Ancoraggio e oggettivazione

Il quarto capitolo è forse il più difficile da digerire perché una volta spiegato il contesto, gli obiettivi e il perché delle rappresentazioni sociali qui subentra il come farne uso. Insomma, dalla teoria si passa alla pratica tenendo ben presente che:

“Ogni luogo comune nasconde dentro la sua stessa banalità un mondo di conoscenza, un sommario di cultura ed un mistero che lo rende sia coercitivo sia affascinante”.

Dopo aver citato, non a caso, Baudelaire, l’autore prosegue spiegando i due processi che fanno da base alle rappresentazioni sociali:

  1. l’ancoraggio, il cui compito è classificare e dare un nome a qualcosa rendendolo familiare
  2. l’oggettivazione, il cui compito è dare forma concreta a un’idea astratta.
  • Causalità di destra e causalità di sinistra, uno sguardo alle ricerche e lo status delle rappresentazioni

Tra gli ultimi capitoli de Le rappresentazioni sociali di Serge Moscovici quello al quale mi sono soffermata di più riguarda il concetto di causalità che viene definito come problema.

“La teoria delle rappresentazioni sociali assume come suo punto di partenza la diversità degli individui, degli atteggiamenti e dei fenomeni, in tutta la loro stranezza e prevedibilità. […] Perciò il detto non è una mera immagine, ma esprime un processo di pensiero, un imperativo – il bisogno di decodificare tutti i segni che appaiono nel nostro ambiente sociale e che non possiamo abbandonare fin quando non abbiamo individuato il loro significato, il ‘fuoco’ nascosto”.

Le rappresentazioni sociali vengono descritte nel loro approccio e metodo di studio del pensiero che è:

“bicasuale e stabilisce simultaneamente una relazione di causa ed effetto ed una relazione di fini e di mezzi”.

Segue un elenco delle varie causalità per poi fare una panoramica sulle ricerche al fine di analizzare lo status delle rappresentazioni. Sono i capitoli che fanno da chiudifila a tutto il libro. Sono i capitoli di cui non ti parlerò perché rischierei di rovinarti il gusto dei perché, della scoperta e del ragionamento, con tutte le sue variabili di comunicazione e non comunicazione culturale.

E ora, una mia curiosità personale.

Hai mai letto questo libro e, dopo questo post, lo leggeresti?

Autore: Serge Moscovici
Titolo: Le rappresentazioni sociali
Collana: Introduzioni
Casa editrice: il Mulino
Pubblicazione: febbraio 2016
Pagine: 112
Prezzo di copertina: € 10

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4 Comments

  • Reply Federica Segalini 13 ottobre 2017 at 22:10

    Post strano, questo, diverso dai tuoi soliti ma l’ho letto volentieri. La tua visione personale si coglie meno rispetto agli altri post: hai estrapolato pezzetti di libro, preso appunti per poi rifletterci ancora. Qui si vede anche l’aspetto più analitico del tuo approccio, quasi da catalogatrice. Questo post è una specie di sintesi rinforzata per chi vuole approfondire le tematiche trattate. In questo caso hai fatto da filtro, da selezionatrice degli elementi principali del libro, e lasci parlare loro.

    • Reply Rita Fortunato 14 ottobre 2017 at 15:50

      Ciao, Fede,
      hai colto in pieno i dubbi che mi sono sorti in fase di scrittura di questo post.

      Mi è piaciuto leggere Le rappresentazioni sociali perché è molto esplicativo, nella forma e nel linguaggio.

      Volevo concentrarmi sul contenuto e sul fatto che a volte può essere interessante esplorare saperi meno noti che, per questo, richiedono un altro tipo di approccio e di rielaborazione. Ho cercato di distaccarmi dall’analisi personale, più emotiva, per darne una panoramica un po’ più oggettiva. In effetti, è venuto fuori un post strano, diverso dai miei soliti.

      Un esperimento, un rischio, una prova? Non saprei spiegartelo con certezza però sono già contenta di averlo pubblicato. Ero tentata di lasciarlo in bozze ma sarebbe stato un peccato, per un libro così interessante. 🙂

      • Reply Federica Segalini 16 ottobre 2017 at 15:24

        Hai fatto benissimo a pubblicare, così noi che ti leggiamo abbiamo sempre spunti interessanti attraverso i tuoi articoli. In più, gli esperimenti vanno fatti, per aprire strade nuove.

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