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Casa editrice, domande e risposte: intervista a Papero Editore

9 ottobre 2017
case editrici: domande e risposte, Papero Editore

Continua la mia curiosità nei confronti delle case editrici (alle quali rivolgo delle domande fisse). Questa volta, dopo la Talos, tocca a Gabriele Dadati di Papero Editore.

A indurmi a intrattenere uno scambio di domande e risposte con l’editore piacentino è stata Federica Segalini e, mi si è aperto un mondo.

Non so se hai mai visto la serie tv Will & Grace ma c’è una puntata in cui la protagonista vuole ingrandire la sua attività e, per questo, chiede finanziamenti alla sua ricchissima assistente Karen. Prima di chiedere però mette giù il suo progetto per ampliare la sua attività professionale. Lavora con determinazione su una strategia che le consenta di strappare il tanto agognato “Sì, voglio investire su di te”.

La papabile finanziatrice nicchia, sembra non ascoltare, non manifesta interesse e continua a incipriarsi il naso. Solo quando l’imprenditrice la mette alle strette (chiudendola in una stanza) spiega perché non ha intenzione di investire su di lei. Dopo aver ribattuto e smontato pezzo e per pezzo il progetto e la vision di Grace dimostrando che sì, ci ha pensato e che sì, ritiene valida la professionista e il suo lavoro, conclude con una frase che mi è rimasta impressa e che dice, press’a poco così:

“Ti conviene rimanere piccola e nevrotica!”

Non non conosco di persona e approfonditamente la figura di Gabriele Dadati ma, ascoltando e leggendo altre sue interviste, non riesco a fare a meno di associarlo a Grace. La Papero Editore è piccola casa editrice, specializzata in una nicchia ristretta e radicata sul territorio piacentino con la libreria Caratteri Mobili e la visione che ha del libro, e del ruolo dell’editoria è molto, molto più ampia di come potrebbe apparire a una lettura superficiale.

Ora, non voglio dare a Gabriele Dadati del nevrotico però, di certo, è un editore che lavora sul piccolo e pensa in grande e spero che anche tu riesca a trarre le stesse conclusioni da questa intervista (piccola anch’essa).

Come funziona una casa editrice: le risposte di Gabriele Dadati su Papero Editore

  • Un po’ di storia dell’editoria: ci racconta come è nata la Papero Editore e perché?

Papero Editore ha inaugurato la sua prima sede il 4 settembre del 2015, facendo così capolino agli occhi del mondo. Ma per Davide, il mio socio, e per me esisteva da oltre un anno. L’idea era quella di provare un modello editoriale a filiera corta, che diminuendo il numero degli attori permettesse una sostenibilità altrimenti difficile.

  • Una giornata tipo in casa editrice è?

Caffè di inizio giornata e lavoro; caffè di metà mattina e lavoro; caffè del dopopranzo e lavoro; caffè di metà pomeriggio e lavoro.

  • Nel corso della mia partecipazione a eventi legati alla promozione e alla divulgazione della lettura è emerso che le case editrici sono portate a pubblicare sempre di più per far fronte ai costi di reso ed eventuale macero delle giacenze. Ci spieghi meglio come funziona questo aspetto e quali potrebbero essere le possibili soluzioni a questa problematica?

Nell’editoria libraria tradizionale il “cliente finale” dell’editore non è il lettore, bensì il libraio, che acquista da lui – tramite il distributore – le copie dei libri. Se poi riesce a venderle, se le usa per pareggiare le gambe del tavolo, se ci cade su dell’acqua e le butta non è affare dell’editore. Lo è nel momento in cui le rende: il libraio ha infatti il diritto – secondo determinate condizioni contrattuali – di “rivendere” le copie all’editore. Questo vuol dire che tanto più il libraio manda indietro, tanto più l’editore è invogliato a far uscire cose nuove per vendere più di quello che deve “ricomprare”. La soluzione di Papero Editore è la filiera corta, con il rapporto diretto editore-lettore, basato su una complicità e un affidamento. Ma immagino non possa essere una soluzione “di sistema”, quanto di singoli editori.

  • Cosa vuol dire essere una casa editrice indipendente?

Che la proprietà dell’azienda non è in mano a una società che in maniera diretta o indiretta possiede altri marchi editoriali.

  • Qual è il vostro rapporto con le librerie indipendenti? E con quelle di catena?

Abbiamo un rapporto con poche librerie fiduciarie, perché il nostro è appunto un modello di filiera corta, che si basa sulla vendita diretta. Devo però dire – a onor del vero – che esistono librerie di catena che si comportano da indipendenti in maniera esemplare. Penso ad esempio a un certo numero di punti vendita di Librerie.Coop con cui ho avuto a che fare come fornitore.

  • Come scegliete i titoli e gli autori da pubblicare?

Secondo logiche di collana: ognuna deve tracciare un percorso coerente.

  • Ci sono dei libri che risultano fuori catalogo e che vi piacerebbe ripubblicare?

Sì, stiamo lavorando a un progetto in questo senso. Si tratta di libri italiani del Novecento, ma è ancora presto per parlarne.

  • Vi è mai capitato di pubblicare delle tesi di laurea? Se è sì, ci racconti perché e come vi siete mossi?

Mai.

  • Qual è il vostro rapporto con i social network e che tipo di comunicazione adottate per promuovere le vostre attività?

Usiamo abbastanza regolarmente tutti i nuovi media a fianco di un lavoro di ufficio stampa tradizionale.

  • Per chi volesse lavorare in una casa editrice, quali competenze servono e quale percorso formativo suggerireste?

Direi che la cosa migliore è formarsi in maniera seria presso master universitari ben fatti (ad esempio quello del Collegio Santa Cateria di Pavia) o presso studi editoriali solidi (ad esempio Oblique di Roma, guidato dal bravissimo Leonardo Luccone): lì si impara un po’ di tutto, e un po’ di tutto serve in un’editoria in cui si lavora sempre più sotto forze.

  • Cosa deve fare un aspirante scrittore per convincervi a pubblicarlo?

Niente. Non abbiamo una collana di narrativa dedicata ai viventi. Sarebbe tempo sprecato.

  • Autopubblicati: minaccia o opportunità?

Minaccia direi di no. Qualche rarissima volta opportunità.

  • Quali sono i/le book blogger che seguite e apprezzate di più e perché?

Ho sempre provato molta simpatia e sincera ammirazione per David Frati di Mangialibri.com. Mi pare che la sua capacità di resistere nel tempo, in un posto ostile come la rete, sia rara.

Alcuni recuperi novecenteschi. Ma attendiamo a parlarne.

Photo Credits: immagine in evidenza via Pixabay

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