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Stories su Instagram: fissando Divenne neve in un post

2 ottobre 2017
Stories su Instagram: fissando Divenne neve in un post

Ho cominciato a usare da poco le Stories su Instagram e, con parsimonia le uso limitandomi ai fine settimana. Mi piace il fatto che dopo ventiquattr’ore svaniscono così come si perdono i ricordi con l’andare del tempo.

Questa volta però non me la sento di lasciar svanire le Stories di sabato e così, oggi, provo a fissare in un post le sensazioni provate durante la presentazione del libro Divenne neve di Francesca Brosadola, edito Aviani & Aviani.

Per far ordine nella memoria e lasciar traccia del ricordo di chi non c’è più e di cui si è sempre atteso il ritorno. Prima di Instagram, molto prima del web.

Torni indietro nel tempo con me?

Stories su Instagram e Divenne neve: la presentazione del libro in onore di Lorenzo Brosadola

Sabato 30 settembre sono stata alla presentazione del libro Divenne neve di Francesca Brosadola. L’evento si è svolto a Cividale, a palazzo Pontotti Brosadola i cui interni conservano gli affreschi realizzati da Francesco Chiarottini. Affreschi che sono sono stati tema della tesi di laurea di mia nonna, menzionata nei racconti In viaggio con un paio di scarpe Prada e Il rossetto rosso.

Occasione straordinaria, ho indossato un vestito elegante e i tacchi. Jeans e scarpe da ginnastica fluo non sarebbero stati consoni. Ci tenevo a essere all’altezza del contesto e del ramo colto di parte della mia famiglia di provenienza e poi, avevo piacere anche a saperne di più sul protagonista del libro documento scritto in memoria dello zio Renzo.

Zio Renzo, per la precisione, Lorenzo Brosadola era un mio prozio e, divenne neve. Di lui, disperso in Russia, si è sempre atteso il ritorno. Questo zio non l’ho visto mai e non ricordo sia mai stato affermato che era morto, semplicemente. Sempre e solo disperso in Russia, la madre e i fratelli non hanno mai smesso di cercarlo. Questo è tutto quello che riuscivo a carpire quando tutto il parentado per parte di madre si riuniva per festeggiare un’occasione particolare e parlava di vecchie storie di famiglia che io ascoltavo a spezzoni, tra un gioco e l’altro.

Nello sguardo degli anziani, tristezza e speranza. Si respirava un’atmosfera strana, di mistero mai risolto.

Una sensazione provata anche da Francesca Brosadola che si è assunta il compito di cercare questo parente disperso ricostruendo i percorsi da lui intrapresi durante la Seconda Guerra Mondiale. Raccogliendo lettere e documenti conservati in una vecchia scatola. Un lavoro certosino quello dell’autrice di Divenne neve che, per certi versi, mi ha fatto venire in mente l’ultima lettura di cui ti ho parlato in questo blog.

Il desiderio, percepito nelle motivazioni che hanno spinto l’autrice a intraprendere questo progetto, è quello di dare una risposta e un po’ di conforto a un dolore, quello della perdita, mai sopito e che è stato tramandato di generazione in generazione. Un desiderio che ha trovato accoglimento anche dalla casa editrice friulana Aviani & Aviani rendendo tangibile e concreto il lavoro di Francesca e un desiderio che ha portato il padrone di casa Pontotti Brosadola ad aprire le porte all’evento arricchito da intermezzo musicale. Un desiderio che ho voluto condividere, parzialmente, sulle Stories di Instagram e che sto cercando di fissare in questo post.

Ho ascoltato voci e suoni legati al libro e alla persona narrata che non è mai tornata indietro e, l’effetto finale, mi ha impensierita. La serata, infatti, ha lasciato intravedere anche altre domande su cui vale la pena interrogarsi. Non solo in famiglia, ma anche in un contesto più ampio.

Divenne neve: quello che, forse, non si vede nelle Stories su Instagram

Lorenzo poteva non andare in Russia. Poteva rimanere a casa, al sicuro. Se avesse scelto di restare, forse avrebbe avuto un futuro. Una moglie, dei figli, escursioni in montagna.

Aveva combattuto in Grecia e in Albania, ricevuto una medaglia d’oro. Insomma, aveva compiuto il suo dovere e, se avesse chiesto di restare, non avrebbe perduto in meriti e rispetto e, invece, divenne neve. A 23 anni.

Durante la presentazione, l’editore non ha potuto fare a meno di sottolineare la giovane età e il forte senso del dovere che l’ha spinto a non abbandonare i suoi uomini entrando a far parte di una delle tante vite sacrificate durante la Seconda Guerra Mondiale. Ha spiegato le motivazioni che l’hanno indotto a pubblicare Divenne neve spostando la ricerca storica sul singolo per divulgare qualcosa che non si studia sui libri di storia ma che è ugualmente importante per ridefinire la scala di valori su cui ci si sta proiettando.

Secondo quanto recepito dal discorso dell’editore, i giovani di oggi studiano e vivono cercando di realizzare tre S; successo, sesso e soldi. In tal senso, l’opera dedicata al percorso di vita interrotta di Lorenzo non è solo la concretizzazione del desiderio di dare un corpo a un’anima dispersa in Russia ma del quale si conserva memoria tra i familiari. Il libro vuole essere anche un augurio per le nuove generazioni a seguire altre tre S:

“Salute, Sapere e Serenità”.

Rivolgere lo sguardo al passato non è quindi congelarsi nel rimpianto di ciò che sarebbe stato se, né elencare e memorizzare meccanicamente gli errori da non ripetere nel presente ma rendersi conto che c’è già tutto quello che serve e che vale la pena di essere conservato e tramandato nel futuro.

Secondo te, è ancora possibile seguire e riscoprire questo percorso di valori?

Io voglio sperare di sì perché più che della testa, andrebbero a far parte della memoria del cuore e il cuore ricorda più a lungo della mente. Se poi la memoria del web dura di più delle Stories su Instagram allora un post, questo post, durerà un po’ più a lungo perché vuole dare un’idea di come l’attimo dell’esistenza di Lorenzo Brosadola non si è sciolto nel tempo, grazie a Divenne neve.

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