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Casa editrice, domande e risposte: intervista alla Talos Edizioni

11 settembre 2017
Come funziona una casa editrice? Intervista alla Talos Edizioni

Mi sono spesso chiesta come funziona una casa editrice e, dato che l’essere curiosi è tra i consigli più gettonati nel mondo del digital, ho pensato di cogliere la palla al balzo e provare a saperne di più.

Casa editrice, già a nominarla rimango incantata.

La casa evoca qualcosa di intimo, di familiare. Primo luogo dove l’individuo impara a fare esperienza di sé, delle relazioni, dell’ambiente che lo circonda. Editrice, quando quell’esperienza ha preso sufficiente forma e concretezza per farsi cultura da divulgare. Mi piacerebbe lavorare per una casa editrice. Leggere, vedere come vengono fatte determinate scelte, i percorsi creativi e culturali da intraprendere, comunicare la cultura. Sono tutte azioni e suggestioni che, coordinate secondo un senso logico e creativo, rendono vero e tangibile ciò che all’inizio è solo una percezione, un’idea effimera.

Tuttavia, come funziona una casa editrice, esattamente?

Tempo fa la Talos Edizioni mi ha proposto la lettura di I giardini incantati di Stefano Labbia. Ho accettato e ne ho fatto una piccola nota Facebook per recensirlo. Eppure, non ero soddisfatta, volevo saperne un po’ di più e così ho fatto una lista di domande che farei a una casa editrice. Ecco le risposte che ho ottenuto e che condivido volentieri con te.

Buona lettura. 🙂

Come funziona una casa editrice: le risposte di Osvaldo Tartaro sulla Talos Edizioni

  • Ci racconti com’è nata la Talos Edizioni e perché?

La Talos è stata pensata a Vilnius e fondata a Cosenza da me e Roberta Lagoteta. In quel periodo io e Roberta ci siamo parlati a lungo e abbiamo deciso di provare a vivere della nostra comune passione per la letteratura. Le nostre strade si sono poi divise e la casa editrice è cambiata nel corso degli anni. Di certo la Talos deve molto al lavoro di Roberta.

  • Una giornata tipo in casa editrice è?

Non abbiamo ancora una vera e propria sede, siamo sparsi in tutta Italia, da Lamezia Terme a Trieste. Ci sentiamo spesso e insieme prepariamo il piano editoriale e decidiamo come muoverci, poi ognuno si dedica alla propria particolare attività.

  • Durante La notte dei lettori sono andata ad ascoltare i relatori de Gli Stati Generali della Lettura e, tra i vari temi legati al libro, è emerso che le case editrici sono portate a pubblicare sempre di più per far fronte ai costi di reso ed eventuale macero delle giacenze. Ci spieghi meglio come funziona questo aspetto e quali potrebbero essere le possibili soluzioni a questa problematica?

La tendenza è a pubblicare di più per vendere di più, perché in Italia ci sono tanti scrittori e pochi lettori, per cui le piccole case editrici si concentrano sugli autori perdendo di vista la promozione del libro. Resi e macero in realtà non sono dei grandi ostacoli, col digitale ormai si possono far stampare piccoli quantitativi. Noi pubblichiamo una ventina di libri all’anno. Potremmo pubblicarne molti di più ma abbiamo deciso di non farlo proprio per le ragioni di cui ti parlavo prima.

  • Cosa vuol dire essere una casa editrice indipendente?

Vuol dire,semplicemente, poter pubblicare i libri che ci piacciono e che pensiamo abbiano qualcosa da dire.

  • Qual è il vostro rapporto con le librerie indipendenti? E con quelle di catena?

Da circa un anno siamo distribuiti a livello nazionale. Il nostro rapporto con le librerie è dunque cambiato, è diventato più distante. Abbiamo però conservato un rapporto diretto con i librai che ci hanno appoggiato sin dall’inizio. Una piccola casa editrice non può prescindere dai librai.

  • Come scegliete i titoli e gli autori da pubblicare?

Prediligiamo le tematiche sociali, ancora meglio se attuali. Pubblichiamo i lavori che ci hanno smosso qualcosa dentro. Altrimenti la lettura sarebbe mero intrattenimento. Un tappabuchi.

  • Ci sono dei libri che risultano fuori catalogo e che vi piacerebbe ripubblicare?

Qualcuno sì. Non è detto che ciò non avvenga. Ovviamente in questi anni abbiamo commesso tanti errori, alcuni libri potevano essere curati meglio. Vedremo se sarà possibile rimediare in qualche modo.

  • Vi è mai capitato di pubblicare delle tesi di laurea? Se è sì, ci racconti perché e come vi siete mossi?

Sì, ci è capitato un paio di volte. Erano delle tesi di laurea che analizzavano fenomeni che ci interessavano: la beat generation e l’immigrazione albanese in Italia. Due ottimi libri, con delle profonde bibliografie.

  • Qual è il vostro rapporto con i social network e che tipo di comunicazione adottate per promuovere le vostre attività?

Usiamo Facebook e Twitter oltre ad aggiornare periodicamente il nostro sito web. A dire il vero non siamo molto social. Ci limitiamo all’essenziale. In questo gli autori ci danno una grossa mano. Spesso sono loro a inviarci i contenuti che condividiamo.

  • Per chi volesse lavorare in una casa editrice, quali competenze servono e quale percorso formativo suggerireste?

All’interno di una casa editrice si muovono tante e diverse figure professionali ognuna delle quali richiede delle competenze specifiche. La voglia di formarsi e aggiornarsi tutti i giorni è quello che fa la differenza.

  • Cosa deve fare un aspirante scrittore per convincervi a pubblicarlo?

Per gli scrittori conta il tempismo. Proporre il libro giusto al momento giusto alla casa editrice giusta. Quello dello scrittore, inteso in un certo modo, è un lavoraccio.

  • Autopubblicati: minaccia o opportunità?

Il processo in corso è chiaro: saltare l’intermediario, più o meno in tutti i settori. L’accesso è all’apparenza più agevole ma alla fine si verifica sempre una sorta di selezione naturale per cui chi si adatta meglio all’ambiente ha maggiori possibilità di sopravvivere.

  • Quali sono i/le book blogger che seguite e apprezzate di più e perché?

Ci sono tanti blogger che si occupano di libri e diffusione della lettura. Molti di loro sono dei veri appassionati. Altri invece hanno l’abitudine a incensare un po’ tutti. Ecco, oggi quasi non esistono più le stroncature, le critiche aspre ma fatte con competenza. Per lo più ci sono solo troll.

Fare il nostro lavoro con convinzione. Non avere rimpianti.

E tu, che ne pensi? Ci sono delle domande che vorresti fare a una casa editrice e che qui mancano? Suggeriscile nei commenti e io proverò a cercare le risposte. 🙂

Photo Credits: immagine in evidenza via Pixabay

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