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Curriculum Del Lettore di Angela Del Prete: blogger di Righe Vaghe

6 settembre 2017
Curriculum Del Lettore di Angela Del Prete: Book Blogger di Righe Vaghe

Ci vuole tempo e pazienza e passione per la lettura e i lettori per ottenere un Curriculum Del Lettore come quello di Angela Del Prete. Ci leggiamo abitualmente, chiacchieriamo del più e del meno, sfogliamo pagine che raccontano di storie scritte e non scritte.

Sono sempre stata convinta del valore di lettrice della mia ospite. Una lettrice con un passato da correttrice di bozze e un blog battezzato RigheVaghe. Eppure la mia richiesta l’ha messa in ansia quando invece cercavo l’effetto contrario. Non ho voluto arrendermi, sapevo che Angela Del Prete ha tanto da raccontare e io volevo sapere, conoscere le sue letture.

Ho atteso, sono stata ricompensata. Vieni a leggerla anche tu?

Curriculum Del Lettore di Angela Del Prete: blogger di Righe Vaghe

Curriculum Del Lettore di Angela Del Prete: libri e letture di righe vaghe

È passato un po’ di tempo da quando Rita mi ha chiesto di scrivere il mio Curriculum del lettore e io ho rimandato finché ho potuto. Non per colpa di Rita, sia chiaro, semplicemente, non mi sentivo all’altezza. Leggevo i Curriculum di altri ospiti e mi dicevo: non sarò mai in grado, non ho lo stesso bagaglio, lo stesso livello. Io sono meno. Leggo solo romanzi!

Perché tutte queste ansie?
Perché ho iniziato a leggere tardi.
Così tardi che ci sono delle lacune che non credo che riuscirò mai a colmare.
L’esempio conta e se non ce l’hai, a meno che non metti la testa fuori dal guscio, non è che puoi farci molto.
Io sono uscita dal guscio a 19 anni e, se prima ero stata curiosa e qualcosina avevo letto, da quel momento in poi non ricordo un momento della mia vita durante il quale a farmi compagnia non ci fosse un libro.

Ero affamata, perché le mie esperienze da lettrice erano state poche, ma mi avevano ‘aperto lo stomaco’, si direbbe a casa mia.

L’infanzia

Non leggevo, né qualcun altro leggeva spesso per me, ma ero circondata da storie. Mia nonna e mio nonno erano narratori bravissimi, che tenevano incollati le persone intorno a loro. Le domeniche durante i lunghissimi pranzi napoletani, per esempio. Storie di guerra e di una famiglia numerosissima, dove di cose, di generazione in generazione, ne sono successe a bizzeffe.

Se c’è però una storia alla quale sono affezionata e che mi è stata raccontata e non letta è La storia dell’uccello grifone.

Ricordo nettamente la voce di mio nonno che, all’occorrenza, cantava pure qualche passo. Una storia parecchio inquietante, a dire il vero, ma non tutte le storie sono felici, anche questo è il bello.

Mio padre, però, qualche volta mi leggeva le fiabe dei fratelli Grimm per farmi dormire. Donnette è forse la prima storia ‘letta’ che ricordo.

E, sì, ricordo quando ho scartato il mio primo libro in regalo: Il giardino segreto di Frances Hodgson Burnett. Era un Natale e questo credo sia stato il primo libro che ho letto da sola. Uno dei pochissimi di quei tempi.

Poi c’era Piccole donne. E ovviamente io volevo essere Jo. C’è qualcuno che non voleva essere Jo?

L’adolescenza

Dell’adolescenza non ho ricordi ‘libreschi’ particolari. Studiavo e leggevo le cose che mi davano da leggere. Ero poco curiosa e non avevo grandi stimoli. Ora, col senno di poi, posso dire che non ero una persona felice a quei tempi, per colpa di nessuno in particolare. Ero rinchiusa in stereotipi e convinzioni e non avevo ben chiara la mia identità. Come forse tutti gli adolescenti.
Ricordo però con chiarezza di aver letto Il barone rampante.
E Va’ dove ti porta il cuore.
E Il diario di Bridget Jones.

Erano libri che mi sono capitati per caso. O perché assegnati come compito o perché mi sono in qualche modo caduti in testa. Non avevo particolari stimoli, non sapevo neanche da dove iniziare. Non ero completamente a digiuno, perché i libri mi chiamavano, ma io pensavo di non avere gli strumenti per rispondere.
Risale a quell’epoca la lacuna, la mancanza di letture adatte a quel periodo che non credo recupererò mai.

Quelli sono anni nei quali se qualcuno avesse detto che poi avrei aperto un blog letterario mi sarei messa a ridere.

La ‘rinascita’ universitaria

Poi sono andata via da casa e sono arrivata ad Arezzo, all’Università.

Perché ho scelto Lettere?
Perché i libri mi chiamavano, appunto, e quel mio lato caratteriale che non mi permette di lanciarmi in qualcosa se prima non so almeno un po’ da dove iniziare, quella mia mancanza di flessibilità (o di coraggio?), che, ahimè, certe volte è un fardello, mi bloccava. Ho deciso che volevo imparare, e soprattutto volevo darmi degli strumenti per poter ‘leggere’. E allora, stando insieme a persone che leggevano e che parlavano di libri, ho cominciato. E non mi sono fermata più. Ho studiato, studiato e studiato. E letto, letto, letto.
E poi ho voluto che le parole, in qualche modo, diventassero il mio lavoro.

I libri di quegli anni sono stati tutti importantissimi. Leggevo qualsiasi cosa, chiedendo consiglio ai prof, ai colleghi, ai librai.
Ho scoperto i classici: ho letto Flaubert, Stendhal, Dickens, Zola, Hugo e così via. Mi sono innamorata dei Viceré di De Roberto, al di là di Verga.

Ricordo la voce tuonante del mio prof di Letteratura che citava, ironicamente, Il Gattopardo, un libro meraviglioso:

“Se non ci siamo anche noi, quelli ti combinano la repubblica. Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi. Mi sono spiegato?”.

Ho letto Tabucchi, sognando Lisbona. E Calvino e Hemingway, Marquez, la Allende. Ho letto Roth e Baricco.
Ho letto tanto, sì, ma mi sentivo sempre un passo indietro.

Di quegli anni, in particolare, ricordo Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio, con tutta la sua storia complicata. Con quello, e Primavera di bellezza, ho imparato una “Storia” che dalle mie parti non è così ovvia. E poi l’idea di questo scrittore che parlava e scriveva benissimo in inglese senza mai uscire da Alba mi ha sempre affascinata. Sapete che Il partigiano Johnny ha una storia editoriale pazzesca? Andrebbe davvero raccontata.

E Quaderno proibito, di Alba De Céspedes. Una scrittrice italo cubana che conoscono in pochi, che mi ha aperto il mondo della consapevolezza femminile. Grazie a questo libro, che mi è stato indicato dal mio relatore come “il libro che tutte le donne italiane dovrebbero leggere”, ho scoperto ben altre donne grandi: la Wolf, la Aleramo, la Morante e così via… Un punto di partenza al quale sono molto affezionata.

Mi tocca citare anche Zeno. Il mio caro Zeno.
Mi sono sempre identificata con lui. E alla sua brutta moglie ho anche dedicato un saggio per un esame universitario. Uno dei primi richiami triestini, un libro che porto nel cuore.

Le letture di oggi

Anche in questa fase della mia vita non sarei in grado di definire bene i libri che mi hanno segnata. Sono più lenta, più attenta, tendo a dimenticare, quindi preferisco assorbire meno, ma leggo comunque tanto e ogni libro, a suo modo, mi regala doni preziosi.

Open di Agassi è uno dei libri più formativi che io abbia mai letto, chi lo avrebbe mai detto. Di tennis non ci capisco niente. Non è solo il contenuto, ma anche come viene raccontato. Se un giorno dovessi mai incontrare J.R. Moehringer, il non troppo “ghost writer” di Agassi, credo che mi inchinerei. Per il suo talento.

In Atti osceni in luogo privato di Marco Missiroli, anche se racconta la storia di un uomo, mi sono rivista in ogni riga. Con Libero ho fatto un viaggio che difficilmente potrò dimenticare. Non solo tra l’Italia e la Francia, e non solo tra amori e dolori, ma anche tra i millemila riferimenti culturali che Missiroli mette in campo, senza farti sentire mai uno stupido.

E poi c’è I miei piccoli dispiaceri di Miriam Toews, perché parla di due sorelle e di famiglia. E di quello che saresti disposto a fare per una persona che ami, anche quando non riesci a capirlo. Un capolavoro, secondo me. Non solo di stile e di bravura, ma anche di emozioni.

Quando siete felici fateci caso di Kurt Vonnegut è un prontuario di vita, per me.

“E io consiglio a voi, Adami ed Eve, di proporvi come obiettivo quello di prendervi una piccola parte del pianeta e metterla in ordine, rendendola sicura, sana di mente e onesta.
C’è un sacco di pulizia da fare.
C’è un sacco di ricostruzione da fare, sia a livello spirituale che materiale.
E, ripeto, ci sarà anche un sacco di felicità. Mi raccomando: rendetevene conto!”

Oggi, come ieri, le mie esperienze di lettura sono in costante divenire, il mio sentirmi sempre un passo indietro mi fa venire ancora più voglia di continuare. Tra i manuali di Copywriting, sui Social Media e Comunicazione e i libri che parlano di running, che è uno dei miei ultimi interessi, leggo ultimamente soprattutto scrittori italiani (Bartolomei, Bacchilega, Cuomo, per esempio) e soprattutto editori indipendenti.

Scopro ogni giorno delle vere e proprie perle in un mare di pubblicazioni non sempre all’altezza. Questo, con gli anni, ho imparato a capirlo. E sono contenta di essere un po’ ambasciatrice di una narrativa che non trovi da tutte le parti, che devi cercare, ma che regala tante soddisfazioni. E che merita di essere conosciuta.

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