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Letture e riflessioni sulla leggerezza dello scrivere e…

4 settembre 2017
Lettura e riflessioni sulla leggerezza dello scrivere e l'esperienza della lettura

Sono stati mesi difficili per questo blog. Si avvicina ai tre anni di vita più volte mi sono chiesta se ne vale la pena. E mi domando:

  • Perché continuare a scrivere di libri e di cultura, se ci sono altri che lo fanno da più tempo di me?
  • Ha senso?
  • Serve?
  • Che peso avrà su chi lo leggerà?
  • Perché scriverlo?
  • Quale bisogno mi spinge a ragionare su un argomento piuttosto che un altro?
  • A quanti e quali pensieri e ragionamenti si può collegare?

La stesura di ogni articolo è incappata spesso in queste domande. Ogni volta che mi muovo per smuovere risposte avverto un senso di pesantezza dettato dalla paura di scrivere qualcosa di incompleto, superficiale, noioso, inutile. Eccetera, eccetera, eccetera.

Settembre è appena iniziato e, a quanto pare, per chi si occupa di contenuti per il web e comunicazione, l’anno inizia ora. Non a dicembre. In questo mese ci si organizza per raggiungere obiettivi concreti da raggiungere secondo un percorso scansionato da un calendario tematico ben preciso. Questo mese mi sono organizzata con un non calendario da collegare o lasciare scollegato.

Oggi lascio andare un contenuto seguendo letture, riflessioni e pensieri sulla leggerezza dello scrivere (cercando di capire che cosa vuol dire).

Sulla leggerezza dello scrivere: cosa vuol dire?

Il mio modo di approcciarmi alle cose appare come una perenne contraddizione in termini, in bilico tra due poli, tra cultura e web.

  • Che cos’è veramente la cultura?
  • Si può fare cultura, in generale?
  • Quali percorsi vanno intrapresi per avere un’idea dello scibile umano nella sua interezza?

Le domande sono il motore che spingono a scrivere, confrontare, comparare, analizzare. Non basta basarsi sulla lettura di dati e statistiche ma vanno tenute in considerazione anche le connessioni esperienziali ispirate dai libri e dalle persone con le quali si entra in contatto sia nella realtà fisica sia in quella virtuale.

A me interessa comprendere il mezzo e trovare il suo perché. Individuare il momento in cui temi trasversali si connettono fra loro e si mescolano. Scattare un fermo immagine su un aspetto appena un attimo prima che esso sfugga, inghiottito da mille pensieri e suggestioni.

Non è un processo facile quello che sto cercando di definire, non lo è mai stato. Mentre lo osservo e provo a mostratelo, ecco che mi arrivano mille dubbi sui percorsi da intraprendere. Cerco suggerimenti graditissimi su cui soffermarmi, per poi ripartire e poi mi chiedo, cosa vuol dire essere leggeri?

Lezioni americane di Italo Calvino, Oscar Mondadori

Sulla leggerezza dello scrivere: lezioni un po’ qua e un po’ là, tra libri e ricordi

La leggerezza, è diventata il mantra di chiunque nutra una passione per la scrittura.

Il mondo digitale pullula di contenuti che spiegano, raccomandano e definiscono la leggerezza che altri non è che la dimostrazione di saper fornire al lettore quello di cui ha bisogno, con precisione e chiarezza. A volte ho l’impressione che questa fantomatica leggerezza nel comunicare venga applicata:

  • tenendo sotto controllo il contatore delle parole o lo stile e la scelta del linguaggio nello scrivere,
  • evitando parole troppo forbite a favore di termini più terra terra,
  • preferendo post brevi a quelli lunghi perché, si sa, la soglia dell’attenzione è bassa e non bisogna far perdere tempo al lettore (che, oltretutto è una delle 5 leggi della biblioteconomia formulate da Ranganathan)
  • strutturando un articolo secondo la logica del risolvo subito e avanti al prossimo quesito/bisogno/desiderio da risolvere/soddisfare. Tipologia di articoli che, chissà perché, mi sanno tanto di informazione usa e getta che offre poco spazio alle domande e all’approfondimento.
  • facendo attenzione all’attenzione per attirare l’attenzione e invitare alla riflessione per soddisfare bisogni e desideri.

Leggi Lezioni Americane di Calvino e scopri che parla della leggerezza come di un qualcosa che non gli apparteneva e alla quale ha sempre aspirato.

“La mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso”

Poi mi è venuta in mente una mostra di De Chirico e su come l’artista lasciava tracce dei riquadri e delle strutture compositive delle sue opere.

Ci vuole metodo, sia per sottrarre (come faceva Calvino) sia per aggiungere lasciando vedere il dietro (come faceva De Chirico) e mi sorge il dubbio che forse più pesante è uno scrittore o un artista (per peso intendo il patrimonio culturale e le conoscenze di cui si sono nutriti lasciandoli depositare nel corso della loro esistenza) e più la sua opera sarà leggera e incisiva. Un piccolo miracolo la cui certezza non sta nella sua forma finale ma nelle diverse interpretazioni che ispireranno chi si ferma a leggerlo e osservarlo.

Emerge un altro ricordo infantile. Penso a quei pomeriggi d’estate in compagnia di una zia, insegnante di lettere (come tutte nella mia famiglia. Non avevo scampo!) e dello studio dei verbi. Uh, quanto mi annoiavano. Io volevo andare avanti con gli esercizi per poter andare fuori a giocare ma lei no, mi bloccava e mi diceva:

“Prima ragioniamo bene sul participio passato. È importante che lo comprendiamo, prima di procedere con la lezione!”

Ero arrivata al punto che io, del participio passato, ne avevo “fin donde di siffatte ciuffole”. Trovavo pesante quel suo continuo bloccarmi alla sedia usando l’accorto uso della prima persona plurale e del verbo comprendere. Non le bastava che le dicessi che avevo capito, voleva essere certa che le dimostrassi perché, prima di andare avanti. Non le bastava l’attenzione, voleva concentrazione.

Quel giorno ebbi un assaggio sul come e su che cosa ci si deve soffermare. Per intuire come si avvia il processo di insegnamento e apprendimento che si instaura tra insegnante e allievo, tra lettura e scrittura, acquisizione di una regola e comprensione della stessa. Tra leggerezza e pesantezza, informazione e conoscenza, del tra prima di partire e arrivare a.

Tornando a Lezioni Americane, Calvino scrive anche che:

“La leggerezza si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono”

segnalando una distinzione importante su cosa vuol dire scrivere per trasmettere un’informazione (attirando l’attenzione) e scrivere per veicolare cultura (chiedendo concentrazione). L’una fornisce un dato, una nozione, l’altra rielabora il dato in base all’esperienza acquisita.

La zietta mi fornì regole che applicavo diligente ma, non le bastava. Voleva aiutarmi a comprendere la regola. Era determinata a far sì che facessi esperienza della nozione che mi stava tramandando. L’informazione è il dato di un’esperienza che si trasforma in cultura. Sono passaggi sottili, sfumature di significato, sono il participio passato sul quale mi soffermo e, il motivo per cui mi sono chiesta cosa sia la leggerezza dello scrivere non era altro che un tentativo per farti fare esperienza della lettura, non solo del post ma anche del libro di Calvino.

Lo leggerai e me ne parlerai nei commenti?

Photo Credits: immagine in evidenza via Pixabay

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