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Da zia Mame a Genio: leggere i romanzi di Patrick Dennis

7 luglio 2017
Da zia Mame a Genio: leggere i romanzi di Patrick Dennis

Il libro della settimana è Genio di Patrick Dennis e edito Adelphi. L’ho letto tutto d’un fiato e, in certi punti, mi sono divertita così tanto che scoppiavo a ridere di gusto mentre il mio compagno si preoccupava della mia effettiva salute mentale.

Si può scoppiare a ridere mentre si legge, come se si stesse guardando un film divertente? Certo che sì e ho il sospetto che ci sia pure il rischio di leggere ad alta voce il passo in questione a chi ci sta accanto, per far sì che l’ilarità diventi comune e condivisa. Tuttavia, l’impulso a condividere la lettura con altri mi ha fatto riflettere un pochino sul senso dell’umorismo e se un romanziere può essere un copywriter o viceversa.

Genio di Patrick Dennis: trama e confronti con zia Mame

La storia di Genio ruota attorno al regista Leander Starr, fuggito in Messico per scampare a ex mogli e creditori.

In un’insolita località di soggiorno abitata da una vasta gamma di personaggi ancora più insoliti, Starr rivedrà un suo vecchio amico e, sfoderando il suo indubbio fascino e carisma, riuscirà a convincerlo a scrivere la sceneggiatura per il film migliore di tutti i tempi, La valle degli avvoltoi.

“Il risultato del loro incontro è questo libro, dove si racconta il making di un film che sembra concepito da Orson Wells in stato di ebbrezza, girato da Ed Wood in stato di grazia e scritto – qui non ci si sbaglia – semplicemente da Patrick Dennis”.

La prima cosa che si potrebbe pensare, quando si impara a conoscerlo, è che Leander sia la versione maschile di zia Mame. Ci sono delle differenze, certo.

Lui è un regista che ha creato vere e proprie opere d’arte del cinema americano, costate una fortuna a tutti quelli che vi hanno collaborato. Un creativo geniale, spesso volubile. Un furbacchiotto, un artista della fuga – oltre che del linguaggio cinematografico – e un donnaiolo. Un uomo che riesce ad incantare per le sue istrioniche caratteristiche. Anche se si dichiara di odiarlo, rimane nel cuore delle persone che l’hanno conosciuto o che hanno avuto a che fare con lui, direttamente o indirettamente. Riesce a incantare perfino l’esattore delle tasse che gli dà la caccia portandolo a collaborare nella produzione del progetto cinematografico in questione. Leander Starr è un personaggio unico e originale e, anche quando non si vuole più avere niente a che fare con le sue idee strampalate, ecco che tira fuori una soluzione accattivante per convincere e coinvolgere il suo interlocutore a dargli una mano (o un po’ più di tempo).

Mame, appartiene alla schiera delle donne eccentriche, di libero pensiero e dagli atteggiamenti che oscillano tra l’ingenuo e lo svampito. Un’ereditiera che spende un patrimonio in abiti, gioielli, viaggi. Un’educatrice alternativa in Intorno al mondo con zia Mame che alla fine, tra un tintinnio di pietre preziose e un’alzata di sopracciglio, cattura l’attenzione del lettore mostrandogli cosa vuol dire non aver paura di esplorare e guardare le cose dalle prospettive più svariate. A vedere le cose con ironia e leggerezza. L’importante è non importunarla all’alba delle nove di mattina.

L’elemento in comune tra Genio e zia Mame è la loro prospettiva. I personaggi tratteggiati sono strani, affascinanti e carismatici proprio perché hanno una visione del mondo originale. Da qualunque lato si guardano, si finisce sempre per innamorarsene. Sono creature di carta e inchiostro quasi inverosimili, troppo particolari perché possa esisterne un corrispettivo umano. Sono unici e insostituibili eppure non a tutti arriva il senso dell’umorismo incarnato dalla penna del loro creatore. O meglio, forse non arriva a tutti perché, per paradosso, il linguaggio e le situazioni che si vengono a creare in entrambi i romanzi di Patrick Dennis possono sembrare anche troppo immediati.

Il motto di spirito sembra più una presa in giro di atteggiamenti umani grotteschi e un po’ surreali che una sfumatura ironica sulle fisse e vanità della natura umana riportate, senza tanti orpelli, all’interno dell’intreccio narrativo.

Genio di Patrick Dennis

Pensieri a parte sullo stile di Patrick Dennis: romanziere o copywriter?

Ho adorato zia Mame perché, prima ancora di leggerlo, avevo preso in simpatia più il percorso della storia che la storia in sé. Ho un debole per le opere letterarie che non vengono baciate dal successo di critica, non subito almeno. Per quei romanzi che, chissà perché o per come, fanno fatica a prendere il volo e devono fare il giro di tutte le case editrici prima di approdare alla scrivania e tra le mani di chi deciderà se trasformarlo da manoscritto a libro stampato o dimenticarlo. Magari sostano per anni tra i sogni nel cassetto e qualche centimetro di polvere fino a quando, in circostanze fortuite, verranno scoperti e introdotti nel processo di produzione editoriale.

Il zia Mame di Patrick Dennis ha avuto una partenza lenta e un’ascesa costante e, mentre leggevo Genio, mi domandavo perché il romanzo precedente fosse stato accolto, ai tempi, con sospettosa diffidenza.

Quando entra in scena Mrs Clarice Pomeroy, si potrebbe individuare un possibile perché:

“Ci eravamo conosciuti nella vecchia agenzia. Da anni il Favolax andava a ruba come purga dei poveri e, sebbene il tratto digerente sia uguale per tutte le classi sociali, Clarice voleva imprimere una svolta al prodotto ammantando il più grande lassativo d’America del prestigio sociale di una cura a Baden – Baden. Suggerirle che le élite non parlavano delle condizioni delle loro budella durante le partite di polo, regate, cacce, balle delle ambasciate e cene di gala si rivelò vano.

Quotidiani, riviste, tabelloni pubblicitari e onde radio di tutta la nazione si popolarono di tizi altolocati […] che discettavano della regolarità intestinale.

Dubito che il bel mondo si sia recato in massa dal simpatico farmacista di quartiere in cerca del nuovo, straordinario Favolax […] ma l’autostima dei poveri crebbe perché ora sapevano di avere lo stesso disturbo e la stessa cura dei Vanderbilt e, quindi, gli affari continuavano ad andare a gonfie vele”.

Quando ho smesso di ridere per la situazione descritta (e per il soggetto/prodotto) mi è però sorta spontanea la domanda se la partenza lenta di zia Mame fosse dovuta allo stile di scrittura di Patrick Dennis. Forse troppo diretto, preciso e comunicativo. Uno stile capace di catturare l’attenzione e scatenare una reazione immediata nel lettore. Riesce a raggiungere lo scopo del far ridere ma, d’altra parte, non induce alla riflessione. Le fissazioni, le manie, le situazioni buffe e un po’ surreali che vengono descritte sembrano quasi rimanere in superficie, alla psicologia e personalità dei personaggi e, una volta raggiunto lo scopo e l’intento umoristico, non è necessario andare più a fondo, nella natura umana.

De Sade, in Dialogo tra un prete e un moribondo, diceva che scopo del romanzo è indagare il cuore umano. Indagine che, in fondo, nei romanzi di Patrick Dennis non traspare pur offrendo al lettore una narrativa acuta e intelligente, mai banale o scontata.

Forse, più che un bravo romanziere fu un brillante copywriter? Chissà…

Tu che ne pensi?

Autore: Patrick Dennis (pseudonimo di Edward Everett TAnner III)
Titolo: Genio
Titolo originale: Genius
Traduzione: Mariagrazia Gini
Casa editriche. Adelphi
Anno di pubblicazione: settembre 2012
Pagine: 330
Prezzo di copertina: € 19

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