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La notte dei lettori e gli stati generali della lettura: appunti tra le pagine

19 giugno 2017
La notte dei lettori e gli stati generali della lettura: appunti tra le pagine

Simile a Pordenone Legge, La notte dei Lettori  raccoglie una serie di iniziative legate alla promozione del libro e alla divulgazione della lettura, si sviluppa su tutto il territorio urbano di Udine.

Eventi, incontri, workshop culturali si alternano tra loro determinando vari percorsi trasversali dove la parola d’ordine è leggere, incontrarsi e confrontarsi.

Il programma si fa ogni anno più ampio e più ricco ma venerdì scorso ho scelto di seguire un unico incontro, quello sugli Stati Generali della Lettura allestito nella Biblioteca Civica Vincenzo Joppi.

Ero sola. L’unica compagnia era rappresentata da un quaderno e una penna.

Tra le pagine ho preso molti appunti, ricchi di stimoli culturali e di spunti di riflessione che ora sfoglio in questo post resoconto. Te li riporto tutti e spero che abbiano lo stesso effetto che hanno avuto su di me e sulla mia materia grigia.

Gli Stati Generali della Lettura: le voci di biblioteche, editoria e librerie

A presentare gli Stati Generali della Lettura è stato Mauro Gardin della Bottega Errante, un’interessante associazione culturale che ha sede a Pordenone. Il concetto di fondo dell’incontro era di riflettere su tutti i soggetti coinvolti nella filiera del libro e di come ci si sta muovendo per avvicinare alla lettura tutte le fasce d’età.

Il moderatore Romano Vecchiet, Dirigente del Servizio Integrato Musei e Biblioteche, ha raccontato cosa vuol dire per lui La notte dei lettori andando indietro con la memoria. Per la precisione al gennaio del 1984 (quella volta ero talmente giovane che non ero neanche nata!) periodo in cui ci fu un convegno sulla lettura chiamata Leggere cosa, leggere come.

Curioso come il nome di un evento rimandi al titolo del libro di Zanchini presentato l’anno scorso a Pordenone Legge e come, tante volte, il lavoro da fare per acquisire conoscenza sia di unire i puntini e ripercorrere gli intenti passati, per ridefinire il presente e avere una certa idea di futuro. Trentatré anni fa, l’obiettivo di quel convegno udinese era di riqualificare la biblioteca per ricavare degli spazi in cui specializzare la lettura unendo il carattere pubblico e istituzionale del luogo con l’esperienza, personale e individuale, della lettura.

Romano Vecchiet ha parlato di ossimoro da conciliare riconoscendo il fatto che la biblioteca non deve essere autoreferenziale ma aprirsi anche al di fuori del suo contesto per favorire l’incontro tra i lettori.

“Quanto e come far leggere, non solo nelle biblioteche, ma in tutta la città?”

Con questo interrogativo di base, il moderatore ha poi introdotto gli Stati Generali della Lettura dando la parola a Cecilia Cognini, Responsabile Area Servizi al pubblico, attività culturali, Qualità e Sviluppo delle Biblioteche civiche di Torino.

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Gli Stati Generali della Lettura e la biblioteca, tra ruolo istituzionale e spazio da vivere

Cecilia Cognini, partendo dalla definizione di come si colloca la biblioteca all’interno della filiera del libro e della lettura, ha parlato di alcune esperienze torinesi che delineano un possibile percorso culturale. Un percorso eseguito elencando libri che devo leggere assolutamente!

Il primo titolo interessante (e qualcosa mi dice che potrebbe incontrare il gradimento di Lisa Bortolotti) è: Le reti della lettura. Tracce, modelli, pratiche dei social reading a cura di Chiara Faggiolani e Maurizio Vivarelli. Un testo che si sofferma sul come stia cambiando la lettura comparando tra loro le trasformazioni che provengono dal mondo digitale.

“I Social Network stanno interagendo con i lettori e le nostre istituzioni devono fare i conti con questa lettura estensiva e con nuove responsabilità”.

Nei social reading vi è la possibilità di esprimere riflessioni emozionali, che vanno al di là della critica oggettiva. Di conseguenza, le biblioteche digitali hanno aumentato l’esigenza e il bisogno di creare nuovi spazi sociali di apprendimento e condivisione perché, fisicamente, si apprende meglio e di più.

L’intento è di rafforzare la dialettica che corre tra mediazione tradizionale e web, luogo della disintermediazione. Eventi come La notte dei lettori sono importanti proprio per questo, perché permette alla biblioteca di educare alla lettura valorizzandola in modo concreto e tangibile, facilitandone l’accesso.

Leggere è un processo complesso e per far sì che diventi un’esperienza piacevole e arricchente deve diventare desiderabile, utilizzare nuovi linguaggi e toccare non solo l’oggetto libro ma inducendo il lettore a riscoprire i patrimoni culturali dei luoghi in cui vive fornendo nuovi processi di interpretazione e di rilettura.

“Leggere è un atto provocatorio e produce degli effetti sul lettore. Uno dei risultati più importanti della lettura è il desiderio di leggere ancora.[…] E attraverso la condivisione anche sotto forma di semplice conversazione con i propri compagni, la lettura diventa attività sociale”. – Aidan Chambers.

Per favorire il desiderio e la condivisione della lettura si è resa necessaria l’importanza di costruire una rete per far sì che tutti gli attori che si occupano di libri collaborino fra loro così come è accaduto nel 2015 con l’iniziativa Torino che legge portatrice della formazione di reti territoriali che legano le scuole e alle associazioni culturali. A questo percorso fisico e concreto si affianca anche un percorso nel digitale dove sono stati attuati processi di digitalizzazione delle opere di pubblico dominio per rendere disponibili storie condivise. Nel secondo senso, l’idea è di rileggere e raccontare per immagini (Digital Storytelling) le collezioni storiche degli archivi della città.

La biblioteca non è più un luogo chiuso dove si conserva la cultura ma si sta muovendo per rispondere a ciò che le si chiede oggi, ovvero la capacità di divulgare la lettura seguendo parole chiave che ne indichino:

  • Qualità
  • Creatività
  • Proattività
  • Sconfinamenti
  • Esplorazioni
  • Sviluppo e partecipazione dei pubblici

del suo ruolo di istituzione per ampliare il concetto di divulgazione culturale e far sì che essa divenga un’esperienza a tutto tondo.

Stati Generali della Lettura e sua promozione: il punto di vista degli editori

Avrei ascoltato per ore ciò che aveva da dire Cecilia Cognini (docente universitaria di Biblioteconomia) così come avrei regalato volentieri altre ore ad ascoltare anche Francesca Archinto, Responsabile del Gruppo Editori per Ragazzi di AIE – Associazione Italiana Editori.

Si parla tanto di crisi editoriale ma, per quanto riguarda il settore ragazzi, la crisi è relativa perché, tralasciando il fatto che i libri per bambini e ragazzi sono disposti su più canali di vendita che esulano dal contesto librario, questa “branca editoriale” sta vivendo, negli ultimi anni, un’inversione di tendenza che la vede molto, molto apprezzata all’estero.

Un altro mito sfatato è la questione dei lettori complessi. Dati alla mano, la Archinto ha affermato che a leggere sono più i ragazzi che gli adulti.

Seppur in ritardo rispetto agli altri Paesi Europei, la letteratura per ragazzi comincia ad essere finalmente considerata letteratura con la L maiuscola, non è più considerata a fini pedagogici ma invita al piacere della lettura. Un piacere che si ottiene attraverso le emozioni per immagini.

L’offerta editoriale poi non si rivolge direttamente al suo destinatario ma ai soggetti intermedi (librerie e genitori) per fare questo le iniziative culturali sono l’elemento più adatto al fine di creare collaborazione e partecipazione. Iniziative che non si rivolgono solo ai lettori giovani e giovanissimi ma anche agli adulti e alle scuole (ancora carenti in fatto di biblioteche interne). Iniziative che sono state elencate dalla relatrice ma delle quali, spero mi perdonerai, mi sono sfuggiti i titoli di presentazione perché non vi erano slide orientative e, come al mio solito, mi ero seduta in fondo in fondo, nell’ombra.

Tuttavia, gli eventi svoltisi a Milano hanno coinvolto in momenti e obiettivi differenti. I miei appunti così riportano:

  1. Le parole e le immagini, 2008, ambito privato che ha coinvolto librai e addetti lavori. L’obiettivo era di spiegare gli albi illustrati (silent book) perché se gli adulti vogliono parole, i bambini si divertono e leggono molto bene le immagini. A conclusione dell’iniziativa sono state donate 2000 copie di un libro a genitori e insegnanti.
  2. I libri, spediamoli a scuola. Partito dagli editori per bambini e dedicato alle biblioteche specialistiche, il progetto fu un’evoluzione di #ioleggoperché e l’obiettivo era di sostenere le biblioteche scolastiche invitando i cittadini alla partecipazione attiva facendo sì che i genitori acquistassero determinati titoli da regalare alla scuola.
  3. Festa delle librerie indipendenti. Idea di proporre iniziative per bambini e attività per gli adulti. Questi ultimi non vanno dimenticati perché sono loro gli intermediari, i soggetti attraverso i quali è possibile promuovere la lettura per i bambini. La manifestazione poi è stata un modo anche per creare una rete tra librai e tra editori e librai.

Che ne pensi di queste iniziative? Mentre ne prendevo coscienza, il criceto nella mia testa correva impazzito su percorsi sani, ideati e organizzati non solo da persone competenti nel loro ma anche animate da un forte senso della cura delle relazioni. Soggetti che hanno ricercato la collaborazione piuttosto che la concorrenza e che tendono l’orecchio invece di lamentarsi sul fatto che la gente non legge e via dicendo.

Librerie in evoluzione: un po’ di dati con Alberto Galla

Il terzo e ultimo relatore degli Stati Generali della Lettura è stato Alberto Galla, titolare della libreria storica e omonima di Vicenza.

Quando ha esordito dichiarando che avrebbe fornito dei dati statistici per argomentare il suo intervento, mi sono inquietata. I numeri sono brutti, le parole sono belle. Non mi piace scrivere di numeri, sono noiosi. Invece un po’ di appunti li ho presi, assieme a un altro titolo da inserire nella lista letture di questo blog e cioè Aprire una libreria nonostante l’ebook di Giovanni Peresson e Alberto Galla.

Un titolo curioso che il relatore avrebbe volentieri modificato sostituendo il termine ebook con la parola Amazon. Sottolineando il fatto che in Italia il mercato del libro in formato elettronico è ancora in una sorta di recinto immaginario, anche se in crescita, e che non vi è ancora un vero e proprio regolamento sui processi di vendita, Galla ha fatto una panoramica molto interessante. Soprattutto per le sue contraddizioni.

Il Paese degli scrittori, dei festival letterari e culturali, della “guerra” tra Milano e Torino e di tutte quelle attività che promuovono il libro e la lettura registra, per paradosso, un calo di lettori, la chiusura delle librerie indipendenti e il proliferare delle librerie di catena. Perché accade questo? Perché nel sistema del Franchising librario vi sono delle dinamiche economiche che, pur essendo convenienti, sacrificano l’identità libraria.

La sparizione dei libri nei supermercati e nella grande distribuzione segnala un meccanismo superato (ma non sostituito) dalla vendita online e l’aumento di titoli pubblicati dalle case editrici per stare in piedi hanno determinato un aumento dell’offerta al quale i librai, per tempi e spazi, non riescono a stare dietro. Forse, per capire meglio questo processo, potrebbe esserti utile leggere questo articolo, Il circolo vizioso dell’editoria libraria suggeritomi dalla mia amica e grillo librario che ti presentai in Chiacchiere tra lettrici.

In seguito, il relatore ha augurato un’evoluzione del franchising librario che permetta al librario stesso di essere meno vincolato a una logica di catena ed è in questo senso che si muove l’istituzione di corsi di alta formazione voluti dall’AIE.

Gli obiettivi non sono solo quelli di aggiornare e specializzare il lato imprenditoriale del mestiere del libraio, ma di rivalutare un ruolo, simile a quello del bibliotecario. Compito del libraio e del lavorare in libreria è anche occuparsi e preoccuparsi di offrire un servizio qualitativamente accurato mettendo a disposizione un luogo che favorisca non solo l’acquisto di libri ma anche la conversazione e l’incontro fra i lettori.

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Coffee Break con le delizie del Dusci.

Gli Stati Generali della Lettura: impressioni e provvisorie conclusioni

Tra le cose più belle che ho rilevato durante l’incontro è che ero seduta in uno dei tavoli predisposti per lo studio. Al mio fianco si sono alternati studenti universitari armati con dispense, carta, penna e evidenziatori. Tra un tema e l’altro (sì, ho sbirciato ma non voglio spiare) era palese che, oltre a prepararsi per l’esame, ascoltavano anche quanto avevano da dire i relatori. Studenti multitasking?

Il Coffee Break offerto da Dusci era delizioso e molto ricco. A proposito, ho scoperto che Dusci si scrive senza la S e che, dal siciliano, vuol dire dolce. (Che ti ridi, io non lo sapevo!)

Non ho avuto il coraggio di avvicinarmi ai relatori per dare loro il mio biglietto da visita, per avere il loro autografo. Sia mai che mi prendano per strana, ma sono state belle le conversazioni con una signora e una ragazza del pubblico e l’atmosfera che si percepiva e che mi trasmetteva voglia di confrontarsi di capire, di approfondire, di fare cultura.

Nel pomeriggio mi sono incontrata con la mia amica e lettrice anarchica. Il nostro, come sempre, è stato un incontro ricco di chiacchiere ma di queste è forse meglio che te ne parli in altri post.

P.S. Se per caso ti stai domandando se ho resistito dall’acquistare altri libri, la risposta è no. Ho portato a casa tre titoletti dei quali ti racconterò più avanti, magari su Instagram o Telegram. Chi lo sa! 😀

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