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Pordenone Digital Day: di cosa si è parlato

5 giugno 2017
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Più ci si addentra nel mondo digitale e più si sente la necessità di informarsi per avere coscienza degli strumenti messi a disposizione dalle moderne tecnologie. Per questo ho colto l’opportunità offerta e lo scorso lunedì sono andata al Pordenone Digital Day.

Vorrei tanto dirti che sono arrivata sul posto senza perdermi ma, purtroppo, non è così. Rispetto alla prima volta, almeno, sono arrivata in perfetto orario e ho preso un po’ di appunti.

Vieni a leggere di che cosa si è parlato?

Pordenone Digital Day: appunti sparsi sui temi trattati

Sul palco del Pordenone Digital Day si sono avvicendati sette professionisti del web che hanno fornito una panoramica ampia e generale (ma non per questo superficiale) del mondo virtuale, dei suoi strumenti e degli usi che se ne possono fare.

Nello specifico e in base agli appunti presi e dopo l’illustrazione del Social Media Glossario fatta da Walter Paradiso all’inizio della conferenza, ho imparato che:

Secondo Raffaele Landolfi il consulente digitale studia, pianifica e analizza la strategia aziendale legata ai canali web. Una sorta di giocoliere che ha in mano i social e sa per quali step passare per attuare una strategia di local marketing per un’attività commerciale che vuole costruire una solida presenza online al fine di attrarre nuovi clienti nel mondo reale. Sulla base di questa consapevolezza, il local marketing non è altro un insieme di attività digitali scelte per portare più clienti al negozio fisico. In quest’ottica, è ondamentale coinvolgere chi lavora e collabora con l’attività sfruttando punti di forza preesistenti (presenza sul territorio, identità riconosciuta e rapporto con la clientela di vecchia data) per trasportarli e farli conoscere sul web. Per fare questo, il consulente digitale segue i seguenti step:

  • Definisce dei questionari da far compilare a clienti e dipendenti. Sulla base delle risposte si passa a una serie di colloqui individuali utili per stabilire il livello di coinvolgimento operativo e per gettare le basi per la creazione di un progetto comune.
  • Analizza il materiale raccolto per formare i collaboratori all’uso dei social network al fine di invogliarli a produrre una serie di contenuti, pertinenti al punto vendita, da distribuire su canali web creati.
  • Una volta impostati e raggiunti gli obiettivi concordati e progettati, la strategia di Local Marketing entra in una fase di mantenimento che comprende una formazione continua e l’ascolto attento delle proposte che partono dai collaboratori coinvolti.

Il tutto avviene senza dimenticare di analizzare i risultati perché, secondo la teoria dei vasi comunicanti, ad ogni azione corrisponde una reazione che può misurata in base:

  • al posizionamento raggiunto dall’azienda,
  • all’aumento delle interazioni,
  • alla soddisfazione dei collaboratori coinvolti nel progetto,
  • al numero di richieste di contatto,
  • all’aumento delle presenze all’interno del luogo fisico in cui è presente l’attività e, di conseguenza,
  • all’aumento del fatturato.

A chiusura dell’intervento, Raffaele ha esposto un caso pratico rendendo chiaro al pubblico tutte le potenzialità della rete e di una strategia studiata a monte e da un consulente digitale debitamente preparato.

Apparentemente più leggero da ascoltare è stato l’intervento di Francesco Mattucci riguardo Instagram e il suo ruolo strategico nel settore Food & Beverage turistico.

Il relatore (fondatore di @garageraw, un’agenzia che crea contenuti visuali per le aziende) ha spiegato tutte le potenzialità di Instagram la cui natura rivoluzionaria sta nella condivisione istantanea e immediata dell’attimo (l’immagine non è più archiviazione di un ricordo). Instagram è il social più usato perché:

  • ha un aumento costante di iscritti,
  • il livello di engagement e interazioni è più alto rispetto agli altri social,
  • è in grado di raggiungere un pubblico più ampio,
  • ha un notevole potenziale narrativo,
  • il suo punto di forza sta nell’uso degli hashtag, utili etichette che ci permettono di farci trovare dal proprio pubblico e di intercettare chi già “parla” di noi. (Sono quindi fondamentali per ottenere e dare visibilità. Puoi crearne di personalizzati o sfruttare quelli più popolari e/o creativi. Le possibilità sono molte, l’importante è usarli in modo sensato).

Una volta specificati questi punti base, Francesco Mattucci, ha elencato le 8 “regole” sul come stabilire una strategia visuale su Instagram. Eccole, in sintesi:

  • Crea engagement partecipando attivamente alla community nella quale ti vuoi inserire (o formare). Questo vuol dire che è importante cercare gli utenti che potrebbero interessarti, seguirli, commentarli, apprezzarli.
  • Condividi materiali di ottima qualità. Il contenuto va declinato per questa piattaforma e con quasi 90 milioni di foto condivise diventa basilare la capacità di interpretare in modo creativo le presentazioni di prodotti e servizi in modo da attirare l’attenzione.
  • Definisci un progetto.
  • Studia la tua audience.
  • Usa le inserzioni sponsorizzate
  • Lancia dei contest
  • Coinvolgi gli influencer del settore in cui ti muovi
  • Leggi gli insight

A chiudere i lavori della mattinata è stata Cinzia Di Martino che ha parlato, in collegamento via Skype, di Pinterest e come usarlo. Me lo sono perso.

Eh, non guardarmi con quella faccia ma, dopo quaranta minuti di ringraziamenti, introduzioni, glossari e due ore abbondanti di Local Marketing (materia a me sconosciuta) e Instagram (tema che è stato abbondantemente sviscerato) avevo bisogno di un caffè.

Un caffè che ho sorseggiato in compagnia di Raffaele Landolfi, Francesco Ambrosino, Sara Daniele (presente in veste di fotografa) e Mirko Saini. Agli eventi è bello andare non solo per formarsi, ma anche per stare in compagnia delle persone con le quali si interagisce abitualmente online e che, peraltro, non vedevo dal Seo & Love di Verona.

Il pranzo l’ho passato in solitaria. Triste? Non più di tanto. Mi è bastato andare in uno dei locali convenzionati per usufruire dei buoni pasto consegnati al Pordenone Digital Day per mangiare bene e a buon prezzo e fare la conoscenza di Silvia, neo laureata in Scienze della Comunicazione, con la quale si è instaurata una conversazione, molto leggera e pacata, che ha toccato vari temi legati al mondo virtuale e alla riflessione su di esso.

Pordenone Digital Day

Pordenone Digital Day: il secondo round di formazione

A prendere la parola è stato Francesco Ambrosino con il suo intervento intitolato Dal locale al digitale: la digital evolution per il local marketing. La scelta perfetta dopo un pranzo luculliano (tradotto, abbondante) perché Francesco ha la bella capacità di semplificare concetti complessi in uno stile comunicativo tutto suo, che oscilla tra il serio e il faceto. Dato che però conosco il suo modus operandi (le mie conoscenze di base del blogging e sue applicazioni in ambito lavorativo partono dai suoi insegnamenti) non ho preso molti appunti.

Riassumendo, Ambrosino ha basato il suo intervento sull’approccio che adotta per convincere le Piccole e Medie Imprese a studiare una strategia di marketing usando gli strumenti offerti dal mondo digitale. Partendo dal presupposto che le PMI guardano al digitale con una certa diffidenza ha concentrato tutta la sua dialettica facendo una distinzione tra Digital Evolution e Digital Transformation preferendo la prima rispetta alla seconda perché:

“Il processo di Digital Evolution non si può forzare, si può solo stimolare in modo naturale oppure in modo indotto”.

Andando nello specifico, ha parlato degli step che portano all’evoluzione naturale:

  • organizzare un sistema organizzativo per le comunicazioni cartacee,
  • raccogliere gli indirizzi email di tutti i dipendenti e sostituire l’uso dei post -it
  • creare un gruppo di lavoro su Facebook,
  • definire un archivio digitale introducendo, ad esempio, l’uso di strumenti come Google Drive e, infine,
  • implementare il CMR (Customer Relationship Management) ovvero migliorare la relazione e il grado di soddisfazione dei clienti che sono interessati ai prodotti e/o servizi dell’azienda

e di quelli che determinano l’evoluzione indotta e che sono stati spiegati in apertura del Pordenone Digital Day da Raffaele Landolfi.

Una volta intrapresa una delle due strade e ottenuta la fiducia dell’azienda nei confronti degli strumenti digitali il compito del consulente passa dalla fase di avviamento del percorso evolutivo a quella di affiancamento e aggiornamento. Uhm, forse spiegata a voce da Francesco sembrava più semplice di come l’ho riportata scritta e no, non ho preso appunti (ma ho fotografato le slide). 😛

Bene, dopo aver messo una pietra sopra su Tumblr in Tutti i social di ParoleOmbra e mentre stavo per seppellire LinkedIn sotto chili e chili di polvere e ragnatele (oh, un minimo di rete con questo social professionale l’ho fatta) è arrivato il turno di Mirko Saini.

Secondo quanto detto da Mirko, LinkedIn è uno dei social più complicati ma, ai giorni nostri, non ci si può permettere di non esserci. Il suo uso è importante non per trovare ma per individuare nuove opportunità di lavoro grazie alla costruzione di una rete professionale. Una rete professionale che si basa su tre pilastri fondamentali:

  • Identità. LinkedIn non è il posto dove caricare un curriculum e basta, va creato un profilo che comunichi al potenziale cliente che cosa “il candidato” può fare per lui e deve rispondere alle seguenti domande: come voglio essere percepito dal mio cliente? chi è il mio potenziale cliente? qual è il valore che offro? e, cosa mi distingue dagli altri?
  • Capitale sociale. Per incrementarlo è necessario costruire la propria reputazione partecipando alle conversazioni, pubblicando contenuti interessanti (soluzioni concrete ad esigenze concrete) e risolvendo problemi.
  • Relazioni. Per queste, come in tutti i social che si decide di presidiare, ci vuole tempo e personalizzazione nelle richieste di contatto, pazienza e stabilire le priorità per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Errori da evitare su LinkedIn? Eccoli:

  • parlare di politica,
  • lamentarsi,
  • condividere gattini,
  • vendere (non è il luogo adatto)

Il discorso di Mirko Saini mi ha convinto a dedicare a LinkedIn 10 minuti al giorno (e ad accedere all’applicazione sul mio telefono come prova di buona volontà).

L’intervento di Michela Mazzotti sul potere del Content Marketing e dello Storytelling l’ho seguito in parte. Un po’ perché sono entrata nella sindrome da pesciolino rosso e ho avuto uno spaventoso calo d’attenzione e un po’ perché dovevo rientrare a casa per un impegno personale.

Per fortuna il Pordenone Digital Day ha messo a disposizione tutte le slide utilizzate dai relatori nel corso dell’evento e, rileggendole, non ho potuto fare a meno di notare quanto la materia trattata da Michela sia molto pratica, concreta e professionalmente stimolante.

Il sospetto che il raccontare le emozioni e umanizzare un brand non sia né semplice, né scontato, né spontaneo è stato non solo confermato ma anche ampiamente documentato con casi studio che sono stati spiegati partendo dalla fase preparatoria (analisi di dati, raccolta di materiale, scelta dei canali di comunicazione da utilizzare e con quali tecniche) passando per la fase operativa (sviluppo dei contenuti e definizione di un piano editoriale) fino a concludere, o meglio chiudere il cerchio, studiando le strategie di Content Marketing e di Storytelling più originali ed efficaci. Perché, per fare questo lavoro, non basta scrivere bene e Michela Mazzotti l’ha provato e comprovato durante il suo intervento.

Eppure qualcosa mi dice che ne vale la pena!

Sei arrivato fino alla fine di questo lungo, lunghissimo post? Se è sì, mi riempi il cuore di gioia.

Se invece ti sei annoiato, consigliami nei commenti la via per raccontarti meglio di libri, persone ed eventi e prometto di migliorare con il prossimo post (ma non garantisco sul mio senso dell’orientamento).

Photo credit: immagine in evidenza via Pixabay

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