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Curriculum Del Lettore di Riccardo Esposito: i libri e le letture del blogger di My Social Web

24 maggio 2017
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Finalmente ho anche il Curriculum Del Lettore di Riccardo Esposito!

Volevo ospitarlo fin dagli albori dell’iniziativa ma come convincere un blogger e web writer di questo livello a far parte del mio “minuscolo” spazio web? Scrivendo a bestia e leggendo, leggendo, leggendo.

Ho detto scrivere a bestia? Sì, l’ho fatto! Troverai questa dicitura anche nel primo libro del mio ospite, Keep Calm And Write e, non riesce a uscirmi di testa perché è partendo dai contenuti di Riccardo Esposito che ho cercato di:

  • dare un tema e una struttura al mio blog,
  • di lavorare sul calendario editoriale,
  • di cercare di migliorare il mio modo di scrivere integrando il tutto con la lettura di libri di ogni genere.

Alla ricerca continua (e forse un po’ ossessiva) del tra, dell’equilibrio tra cultura tradizionale e cultura digitale.

Molte delle informazioni, delle cose che ho imparato sul web writing e sul blogging provengono dal mio ospite di oggi perché, nel tempo e nonostante le critiche e il non si può piacere a tutti, ha saputo mantenersi costante e coerente con il suo modo di essere e di lavorare.

Il Curriculum Del Lettore di Riccardo Esposito è particolarmente prezioso perché, per una volta, lo scrittore si fa da parte per far emergere il lettore – ricercatore, una persona con una formazione culturale raffinata e sofisticata, che si approccia al libro non solo per svagarsi ma anche per imparare e scoprire, per viaggiare o per esplorare saperi complementari e/o trasversali.

Vieni a leggere i libri e le letture del fondatore di My Social Web?

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Curriculum Del Lettore del blogger e Web Writer Riccardo Esposito

Interessante l’idea: descriversi attraverso un curriculum letterario. Ovvero un percorso fatto di libri, ma non testi qualsiasi: solo quelli che hanno segnato la tua vita, l’evoluzione della tua esistenza professionale e personale. Voglio dare una linea da seguire: quella del mutamento, dello spostamento. Le mie scelte letterarie, in una fase matura, sono legate all’evoluzione.

Bene, da dove inizio?
Voglio andare subito al sodo e citare il primo libro che ho letto: La Società Dei Gatti Assassini, un testo per ragazzi con una storia terribile: una banda di gatti nell’antica Roma che indaga su una serie di omicidi. E aiuta a risolvere il caso.

Banale, lo so. Però questo libro ha segnato la mia vita perché mi ha fatto scoprire l’interesse per la lettura, un interesse basato su un aspetto specifico: immaginarsi una storia, calarsi nei panni del protagonista, vivere un’avventura diversa dalla propria vita. Però nel frattempo ho incrociato un altro titolo diverso dal precedente: La Storia Della Gestapo, un documento storico che affronta un tema difficile con la giusta oggettività.

In questo modo ho scoperto un’altra faccia del libro: leggere per imparare. Poi per riequilibrare il tutto ho letto Quaderni Dal Carcere di Antonio Gramsci e ho incrociato il primo concetto sostanzioso – e mai passato di moda – della mia esistenza: egemonia.

Passare dal romanzo al saggio
Ho alternato romanzi e saggi perché la voglia di imparare e scoprire è stata un motore importante della mia formazione. Così ho scoperto nuovi autori che ancora oggi fanno parte della mia dieta letteraria. E in un curriculum del genere devo aggiungere per forza Il Nome Della Rosa, un testo che mi ha permesso di raggiungere i due poli: è possibile leggere un romanzo e imparare qualcosa. Inoltre questo libro introduce il tema del viaggio, di questi monaci che arrivano in un’abbazia immersa del mistero. E che ripartono dopo aver messo in discussione ogni certezza.

Può sembrare banale tutto questo. Ma sto parlando del mio passato, avevo 13 anni quando accadeva tutto questo: un periodo in cui internet non esisteva, Amazon neanche. E per trovare un libro diverso da quelli che avevi già letto dovevi esplorare, viaggiare, spostarti. Soprattutto per me che vivevo stabilmente a Capri e c’era un’unica libreria sull’isola.

Il tema del viaggio nel libro
Ed è proprio il viaggio, il concetto di spostamento, che segna con prepotenza la terza fase del mio curriculum letterario. Tre autori da aggiungere subito in agenda: Ernest Hemingway, Italo Calvino e Jack Kerouac. I titoli che mi hanno guidato con più forza, nel rispettivo ordine: Fiesta, Le Città Invisibili e On The Road. Sono titoli che si trovano un po’ ovunque. E che rientrano nell’esperienza letteraria di tante persone, ma per me questi titoli sono fondamentali ancora oggi. Perché raccontano storie di nomadi, di individui incapaci di sentirsi a casa propria nel luogo in cui vivono.

Perché ho apprezzato e continuo ad apprezzare tutto questo? Non so, forse per una sorta di insofferenza nei confronti della stabilità e della routine. Ad ampliare quest’armonia c’è il boss: Charles Bukowski, probabilmente il mio autore preferito. Sempre instabile, vagabondo, in bilico.

L’industria culturale e il pensiero critico
Negli anni universitari le scoperte sono state tante, ma ne ricordo un paio su tutte. In primo luogo L’Industria culturale di Alberto Abruzzese e Davide Borrelli, un testo chiarissimo che spiega l’evoluzione della produzione dei contenuti rispetto a una prospettiva critica. Di conseguenza il secondo libro è Dialettica dell’Illuminismo di Adorno e Horkheimer, lavoro essenziale per la formazione del mio pensiero. Un pensiero critico proprio come quello che viene descritto da questo libro:

ogni elemento del sistema è interconnesso, e viene stabilito in modo da sostenere il potere.

Una delle riflessioni più interessanti di Dialettica dell’Illuminismo si ritrova del parallelismo tra Ulisse e l’uomo borghese, l’individuo disposto a fare qualsiasi cosa per emergere e imporsi. Anche infrangere il patto con la natura, ovvero il mito. Ulisse può passare davanti alle sirene con la cera nelle orecchie come la sua ciurma, ma lui vuole ascoltare. Vuole conoscere ma, al tempo stesso, si impone sulla natura e la distrugge. Perché il mito delle sirene è fissato dalla norma: nessuno ascolterà il nostro canto e vivrà.

Tuffo nell’antropologia culturale
Ultimo libro del periodo universitario che ha segnato il mio percorso: La linea di polvere di Massimo Canevacci, che mi apre le porte dell’Antropologia Culturale. E mi permette di abbracciare la causa del relativismo, della comprensione dell’altro in termini di diversità e umanità. In questo libro è descritto il funerale Bororo, indios del Mato Grosso in Brasile.

Il corpo del defunto viene sepolto ma senza bara e a circa 50 centimetri dal suolo. Viene bagnato per facilitare la decomposizione. Poi dopo un mese di lutto la salma viene riesumata, ed è qui che inizia il funerale: le ossa vengono pulite e il teschio diventa totem. Dipinto di rosso, ricoperto di piume. Piume di pappagallo, animale sacro per gli indios perché reincarna l’anima dei morti.

La circolarità è centrale: il morto diventa pappagallo (teschio/totem) grazie alle persone che già sono morte e sono ritornate in veste di uccello. Nel frattempo si celebra l’inizio della vita (il nostro battesimo). E i bambini sono cosparsi di piume. La morte e la vita fanno parte di un unico ciclo e nel decesso l’uomo diventa elemento chiave per aiutare gli altri a far parte di questo percorso.

Ecco, tutto questo trovi nella linea di polvere e ho avito la fortuna di trasformare un sogno in realtà: con il professore Canovacci abbiamo organizzato un viaggio di ricerca proprio in Mato Grosso, e abbiamo trascorso 7 giorni in un villaggio di indios Bororo. Senza acqua potabile e senza letti, con la salma tumulata da poco: purtroppo abbiamo mancato il rito del funerale (il tempo tra gli indios è un concetto particolare) ma l’emozione nel toccare con mano qualcosa che hai letto su un libro è tanta. E riguarda sempre lo stesso concetto: il viaggio.

La mia mucca viola
Manca un’ultima fase della mia vita e del mio curriculum: il web marketing. Chiusa la parentesi universitaria, ho iniziato a lavorare in una web agency come web writer. Così ho scoperto una cosa: non basta leggere per viaggiare e imparare, lo devi fare anche per creare. Per modellare qualcosa di tuo, e trasformare le tue passioni in realtà. Quindi metto in primo piano un libro essenziale (dal mio punto di vista) per chi lavora in questo settore: La Mucca Viola di Seth Godin.

Il concetto è decisivo: devi essere diverso, in un mondo di mucche uguali il tuo colore ti consente di avere la visibilità necessaria per trovare clienti. L’idea è chiara: è metterla in pratica che diventa un problema. Ed è proprio qui che il libro di Seth Godin diventa decisivo. Mi dà il coraggio e la convinzione per intraprendere una strada che percorro ancora oggi: diventare freelance, un libero professionista. La qualità del mio operato? Non sta a me definirla, ma posso dire che oggi io sono indipendente grazie alla mia scelta. E questo è già un grande traguardo.

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