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Comunicazione, fama e Momus: le prospettive di Leon Battista Alberti

24 aprile 2017
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Ieri, 23 aprile, si celebrava la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore e io sentivo la necessità di leggere qualcosa che ancora una volta potesse connettersi al mondo del web e dei social.

Quale libro, quale grande letterato poteva giungere in mio aiuto per rispondere a domande che a volte temo di pronunciare, con l’ansia di destabilizzare un certo equilibrio apparente? Il Momus di Leon Battista Alberti. (Da non confondere con Momo di Michael Ende).

Sì, Leon Battista Alberti non fu solo pittore, artista e architetto. Fu anche letterato, un umanista a tutto tondo. Seppe divertire i lettori proponendo un contenuto applicabilissimo anche alle dinamiche del web e non è meno fine, intelligente e sagace de Il principe di Niccolò Machiavelli.

Il proemio del Momus di Leon Battista Alberti: la dichiarazione d’intenti e genesi di un contenuto

“Come vorrei avere tanto ingegno! […]
Ho imparato dal mio stesso lavoro quanta fatica bisogna metterci se si vuol essere a qualunque costo originali, mantenendo però decoro e serietà.
[…] Uso le divinità per parlar con ironia dei passionali, degli iracondi, dei gaudenti, degli ignoranti, dei superficiali e dei pieni di sospetti”.

La cosa meravigliosa dei libri e di chi ad essi è devoto è che, tutto sommato, non dicono nulla di nuovo ma conservano dettagliatamente l’analisi precisa e lungimirante della natura umana.

Come vorrei aver tanto ingegno anch’io, come Leon Battista Alberti. Penso proprio che sarebbe stato un blogger e professionista dei social con fiocchi e contro fiocchi poiché già in queste poche righe ha fatto quel che fece Il principe di Machiavelli, una fotografia della realtà che lo circonda. E forse anche qualcosa di più, una fotografia delle varie forme di superficialità e dei difetti che stimolano alla rincorsa della fama per ottenere un successo che sa di effimero.

Niccolò fu uomo pratico, pragmatico e concreto e, per la sua analisi, si concentrò su dati materiali e casi documentati offrendo soluzioni e schemi strategici per formare principi e contenuti.

Leon Battista Alberti opera più o meno allo stesso modo destreggiandosi in un tema più vischioso, quello della natura umana fatta a immagine e somiglianza di quella divina concentrandosi, più che sui comportamenti da adottare, su un elenco più esaustivo dei vizi, dei difetti e delle abilità manipolatorie di chi sta al governo e dell’entourage che lo circonda. Il bisogno di consolidare il potere del singolo e di assicurarsene una fetta da parte dei molti genera tutta una serie di relazioni basate su interessi e opportunità. Gli obiettivi e i modi fanno parte delle strategie di comunicazione narrate e colte dalle molteplici prospettive di Leon Battista Alberti.

La fatica non è tanto nello scrivere e parlare di temi nuovi e di padroneggiare l’arte della persuasione, al fine di generare belle opere per decorare la realtà e costruire il percorso verso una gloria valida e duratura, ma nel saper far emergere i trucchetti e le insidie di chi, desideroso di spiccare tra la massa, si adopera per velocizzare la scalata verso il successo.

“Tu, infatti, agisci per conto tuo in modo tale che la tua virtù si diffonderà con chiara fama per tutta l’opinione pubblica, conseguendo ampiamente il premio della gloria tra i posteri: in questo perciò non hai bisogno dell’appoggio altrui”.

Quello che più rimane impresso nella lettura del Momus è la chiarezza e la trasparenza con cui Leon Battista si rivolge al lettore fregandosene bellamente di quello che può o non può dire pur mantenendosi oggettivo e coerente con sé stesso.

Se Petrarca può insegnare molto in tema di Personal Branding, Leon Battista Alberti può essere un modello più che valido per formare un blogger, insegnandogli a riconoscere il vero dal falso, l’opportunità dall’opportunismo, la rivalità dalla concorrenza. Insomma, di saper leggere e interagire con il mondo tenendone in considerazione sia il lato positivo sia quello negativo.

In una diretta su Facebook Salvatore Russo ha detto una cosa molto interessante sulla figura del blogger.

“È un esperto di comunicazione e si divide in tre categorie/obiettivi:

Semplificatore di informazioni,
Amplificatore di emozioni e,
Attivatore di riflessioni”

Bene, Leon Battista Alberti è tutte e tre le cose e scrive con pungente ironia. Leggerlo è fondamentale per la formazione di contenuti che vanno oltre la fama per ottenere la gloria (che, si sa, nella maggioranza dei casi risulta postuma. Che fortuna, perdincibacco!). Se non si ottiene né l’una né l’altra, poco male, l’importante è capire che c’è una distinzione fra le due aspirazioni (fama e gloria) e sapere che non c’è niente di innovativo nelle dinamiche social.

Non tutto è oro ciò che luccica e che ci sarà sempre qualcuno che saprà incasinarti la vita, reale e virtuale. Il gran incasinatore è Momus.

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Il Momus di Leon Battista Alberti: coerenza, dissimulazione e comunicazione manipolatoria

“Mi meravigliavo ogni volta che mi capitava di notare, nel trascorrere la vita in mezzo a noi umili mortali, una qualche discordanza d’opinione o incostante nei giudizi: ma da quando ho preso ad osservare più accuratamente gli stessi dèi massimi, a cui è attribuita ogni lode di saggezza, ho smesso di stupire per le inezie umane. Ho infatti scoperto tra di loro una diversità di tendenze e di caratteri che ha quasi dell’incredibile”.

Con questa finta meraviglia, Leon Battista Alberti presenta il protagonista della storia, Momus. Un dio minore odiato da tutti per la sua vena satirica e per l’incapacità a tener il becco chiuso. Un criticone che viene cacciato dal gruppo dei suoi simili e mandato a vivere tra i mortali. Non è un personaggio positivo ma ciò non toglie che fa parte del circolo divino e la divinità, per come la intende Leon Battista Alberti, non è altro che un espediente per mostrare ciò che si nasconde dietro le apparenze.

Momus assume una connotazione negativa perché, animato dalla rabbia e dalla frustrazione di essere caduto in un tranello intessuto da Afrodite a suo danno, denuncia tutte le bassezze degli dei incorrendo anche nella ribellione, nella follia e nella violenza degli uomini. Non è altri che sé stesso, coerente alla sua natura e al suo brutto carattere. Esiste e il fatto stesso che sappia vedere la natura umana e divina anche nei suoi aspetti più infidi e volubili lo rende una vera e propria mina vagante. Non c’è una collettività che lo accetti (e sopporti) per quello che è. Quel che è peggio è che possiede un notevole spirito critico e ogni sua invenzione e manipolazione contiene, per quanto riguarda la conoscenza della natura umana, un fondo di verità. E la verità, pura e semplice, fa male.

Riesce a far danno con la sua linguaccia (prima in forma di poeta, poi di filosofo) anche tra i mortali. Per timore di perdere autorità sugli uomini, Giove manda Virtù e i figli e le figlie di lei (Trionfo, Trofeo, Lode e Posterità) a cercar di limitare i danni causati e subiti dall’esiliato.

All’inizio Momus riflette se cambiare atteggiamento ma poi, attratto da Lode, commette su di lei violenza dopo essersi mutato in edera. Dall’unione delle due divinità nasce Fama, forse la piaga peggiore delle società passate e contemporanee:

“[…] aveva dato alla luce un mostro orribile e spaventoso. […] Aveva tanti occhi, tante orecchie, tante lingue quante erano le foglie dell’edera che erano cresciute in corpo a suo padre. […] quel che sconcertava ancor di più, era dotato d’una loquacità straordinaria fin troppo precoce. […] non la finiva più di spifferare tutto ciò che si poteva vedere, anzi, riferiva talvolta il vero e il falso”.

Non ti sembra che la stessa cosa accada nel mondo del web e dei social? Per ottenere un po’ di fama o, dicesi, visibilità, le persone usano i social come palcoscenico o una vetrina attraverso cui mettersi in mostra. Non c’è nulla di male in questo, nel farsi vedere.

Quello su cui Leon Battista Alberti pone l’accento è con quali intenti l’uomo ricerca il successo attraverso gli strumenti di comunicazione che ha a disposizione.

  • Si ha a che fare con un Momus, dall’animo alterato dalla rabbia e dal desiderio di vendicarsi dei torti subiti sfruttando tutte le occasioni per seminar zizzania?
  • Si ha a che fare con Lode, che sa e fa di tutto per piacere a tutti?
  • Si ha a che fare con un Giove che vuole saperne di più sui filosofi o, semplicemente, capire cosa fare per preservare il suo posto di comando?
  • Si ha a che fare con un Ercole che si pone come leader e protettore del genere umano?
  • Si ha a che fare con un Apollo, affascinato da Socrate e Democrito o con un Mercurio preso a bastonate da Diogene?

Su qualsiasi moto dell’animo e difetto di dei o dee, uomini o donne, Fama esercita un forte potere seduttivo (pur essendo orribile a vedersi). Solo la dea Virtù, stufa di combatterla, la manda in malora convinta che le sue chiacchiere avrebbero avuto vita breve quando, invece, le fanno acquisire velocità e influenza. Non c’è luogo che ella non riesca a raggiungere e sondare con i suoi mille occhi e orecchie.

E Momus? Anche lui è disgustato da ciò che ha generato ma sotto sotto ne è anche orgoglioso:

“Fama si divertiva a passare in rassegna non solo le altrui azioni meritevoli ma anche e soprattutto quelle disoneste. Aveva osservato come gli uomini abbiano la tendenza a scandalizzarsi per le azioni che non hanno tutta l’apparenza della correttezza più di quanto non li commuovano quelle giuste e pie”.

Sarà poi grazie all’intromissione di Fortuna, desiderosa di aver più poteri di quelli che possiede, che poi Momus e Fama torneranno sull’Olimpo accolti con tutti gli onori (più o meno).

Nel frattempo, il protagonista descritto da Leon Battista Alberti di batoste ne ha ricevute tante. Momus si è fatto più scaltro decidendo di nascondere la sua vera natura dietro una maschera di umiltà e disponibilità, adattando il suo linguaggio a favore di temi che possano essere utili interessanti per chi è al comando, ovvero Giove. Peccato che tutto ciò che dice e il modo in cui lo dice non viene preso seriamente.

Momus è tornato sì tra gli dei che lo disprezzavano, ma in veste di buffone e come tale viene trattato. In particolare quando gli si chiede di narrare, all’infinito, un episodio in cui subisce dagli uomini una pesante umiliazione.

Il padre di Fama, che tutto sommato cerca un equilibrio per stare in mezzo agli altri pur mantenendosi coerente con sé stesso, sente emergere la rabbia e cede al desiderio di scombinare gli equilibri tra dei maggiori e dei minori, tra dei e genere umano e viceversa.

Lo fa usando ancora una volta la parola e manipolando lo scontento di dei e mortali verso il governo di Giove il quale, esasperato, esprime il desiderio di fare tabula rasa e creare un altro mondo.

A questo sfogo, Momus (infido, ma proprio tanto) così risponde:

“Penso che non ti manchi nulla, dopo aver portato a termine una creazione così bella e perfetta; non vedo neanche il motivo, dopo che hai messo la tua cura e tutte le forze del tuo ingegno per terminare questa, di voler cambiare qualcosa per rinnovare, se non in peggio. Se invece è l’interesse del prossimo a spingerti a un’impresa del genere […] suggerirei di fare prima un sondaggio d’opinione tra loro. Penso che la prima cosa da verificare sia se vogliono la rivoluzione o solo riforme; subito dopo si dovranno indagare le loro preferenze su un modello di mondo futuro.”

In questo modo, il divino attaccabrighe obbliga Giove a mettere in discussione tutto il suo operato, a chiedere consiglio a tutti gli dei e a sondare il mondo degli uomini per capire quanto sanno delle sue intenzioni innovatrici. Insomma, si mette in moto un bello scompiglio tra i due mondi e tutto grazie e purtroppo all’arguzia di Momus e alle sue doti di dissimulatore e comunicatore.

Nonostante ciò, Giove ne esce bene. Momus viene evirato e incatenato allo scoglio dove, prima di lui, fu imprigionato Prometeo per il suo furto del fuoco. Tutto risolto, dunque? No, questa è appena la fine del terzo libro.

Il Momus è composto da quattro volumi in tutto e qui c’è il rischio che continui a scrivere altre duemila parole per illustrare quanto possa essere utile la sua lettura, per comprendere le dinamiche del mondo dei social online con i suoi pregi e difetti.

Non ti racconterò, quindi, come andrà a finire ma, se può valere qualcosa, sappi che la parte che più ha colpito la mia sensibilità di lettore sta tutta nel quarto libro, qualcosa mi fa sentire in empatia con i dialoghi che si svolgono tra il filosofo Gelasto e Caronte, il traghettatore dei morti.

Vuoi leggere anche tu il Momus di Leon Battista Alberti?

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1 Comment

  • Reply Leggere L'amante di Lady Chatterley di David Herbert Lawrence – ParoleOmbra 28 aprile 2017 at 12:32

    […] l’immenso vuoto che si sta creando tra Uomo e Natura per colmare la distanza con il Denaro, la Fama, lo stare al passo con i […]

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