Tema libero

La comunicazione sta all’empatia come la sensibilità sta a?

10 aprile 2017
Empatia e sensibilità: cosa sono e differenze

Personale o professionale che sia, un blog nasce dall’esigenza di comunicare qualcosa ed è basilare instaurare un minimo di empatia e sensibilità verso i lettori ai quali ci si rivolge.

Questo leggo sul web e sugli spazi di blogger ai quali mi ispiro. Peccato che, sotto sotto, non mi senta una persona empatica. Sensibile, sì. Empatica, a volte.

Sono mesi che rifletto sul ruolo dell’empatia e della sensibilità applicata alla comunicazione. Cerco una risposta e provo a visualizzare un’immagine che mi consenta di comprendere perché l’empatia e la sensibilità siano così importanti nella comunicazione e nelle relazioni umane.

Anche adesso, che sto scrivendo, vedo solo cera (e il cursore che lampeggia beffardo su pagina bianca).

Mi aiuti a venirne a capo?

Empatia e sensibilità: sono la stessa cosa? Ma, soprattutto, cosa sono?

Ci sono persone con le quali si entra in sintonia subito e persone che, invece, determinano una reazione immediata di simpatia o di antipatia. Quando avviene questo, si forma la prima impressione ed è su di essa che si instaura il primo contatto con l’altro. Più profonda è l’impressione e più solidi saranno i legami e le relazioni che si instaureranno.

L’empatia e la sensibilità sono fatte della stessa materia, la cera.

Chi non ha mai giocato con la cera da bambini, commenti questo post. Io sì, andavo pazza per le candele dei ristoranti. Le tenevo d’occhio e aspettavo che la fiamma le sciogliesse, per ficcarci dentro le dita.

Mi piaceva sentire il calore della cera liquida e la velocità con la quale si solidificava sui polpastrelli. Mi piaceva anche il risultato finale, quando staccavo piano piano la patina che si formava e che conservava, all’interno, l’esatta riproduzione delle mie impronte digitali.

Infine, ricollocavo questi esperimenti accanto alla fiamma (e in giro per la tovaglia, sul piatto, ovunque) e aspettavo che tornassero a sciogliersi. Giocavo con la mia sensibilità, con le sensazioni fisiche ed emotive che provavo quando entravo in contatto con questa materia.

Apprendevo e memorizzavo i processi sensibili che si scatenano in ogni persona perché, in parole povere (e da vocabolario), la sensibilità è:

“la capacità di ricevere impressioni dall’esterno; quindi la disposizione a provare sensazioni, emozioni, affetti”

e, allo stesso tempo, avevo sulle dita un esempio concreto di empatia, di come si modella e si adatta a una forma esterna riproducendone le caratteristiche, dettaglio per dettaglio. La cera e le persone empatiche hanno questo in comune:

“La capacità di immedesimarsi nelle condizioni di un altro e condividerne pensieri ed emozioni”.

Capito la differenza tra empatia e sensibilità? Ma come si applicano nella comunicazione e perché sembra essere più importante la prima che la seconda?

comunicazione-empatia-e-sensibilità

Comunicazione: meglio l’empatia o la sensibilità?

L’empatia è una conseguenza della sensibilità e l’obiettivo della comunicazione.
La sensibilità, quindi, dovrebbe essere causa della comunicazione.

Andando ancora più indietro, gli stimoli esterni identificano e determinano il livello di sensibilità di ogni individuo il quale si trova a dover compiere un’operazione di rielaborazione da rivolgere verso l’esterno (se non vuole implodere). A chiudere il cerchio, si ha l’immagine della condivisione.

A volte però non mi sento in grado di tracciare quella piccola linea che mi consenta di seguire questa circolarità. In una chiacchierata a tu per tu con Valentina Baldon, mi ha colpito una sua affermazione.

“Forse hai chiuso le tue emozioni in una scatola in fondo al cuore e, per capire se sei empatica o meno, dovresti trovare il coraggio di aprirla”.

O forse, testando l’arte della maieutica socratica su di me, sto reagendo a un eccesso di stimoli che mi impediscono di trovare la via dell’empatia.

Questo avviene perché cerco di proteggermi o perché, sotto sotto, ho paura di essere l’unica a sentire in un certo modo? O perché penso troppo al quadro generale e su causa ed effetto?
Davvero una persona sensibile non può essere empatica o viceversa? Sicuri che nella comunicazione serva solo essere empatici? Come si fa e, soprattutto, chi sa riconoscere l’empatia?

Lascio a te la risposta.

P.S. Credi che la lettura del Teeteto di Platone possa esserti d’aiuto?

Photo Credits: immagine in evidenza via Pixabay

You Might Also Like

7 Comments

  • Reply Valentina Baldon 10 aprile 2017 at 9:52

    Io sostengo che tu sia molto empatica. Te l’ho detto quella sera e continuo a ripeterlo.
    Devi solo imparare ad aprire la scatolina delle emozioni e lasciarle libere di fluttuare 🙂
    Un abbraccio

    • Reply Rita Fortunato 10 aprile 2017 at 10:03

      Hai ragione, Valentina.
      Mi impegnerò ad aprire quella scatolina piano piano, non vorrei forzarla. Sia mai che quello che c’è dentro non faccia la fine del vaso di Pandora. 😛
      Ricambio l’abbraccio! 😀

  • Reply Nick Murdaca 10 aprile 2017 at 13:45

    Rita, il significato dell’immagine in evidenza che hai scelto, bellissima, mi arriva e mi tocca. Stesso contatto che ho ritrovato lungo tutto il tuo post. Penso sia accaduto perché hai saputo “venirmi incontro” con le tue parole, e forse anche grazie al tuo desiderio di non galleggiare sul mare di spiegazioni scontate e di opinioni precostituite. Guardare da vicino il motivo per cui le persone si cercano (o si evitano) è coraggioso e intelligente. Non so se è stata la tua sensibilità che ti ha resa empatica, letteralmente, fino al punto di attirare la mia di sensibilità. Di fatto, quella scelta mi ha avvicinato a te, mettendomi qui seduto a scriverti un commento, più di pancia che di testa.

    • Reply Rita Fortunato 10 aprile 2017 at 14:05

      Nick, il tuo commento mi ha ricordato i tuoi buoni propositi di questa domenica, di far durare lo strudel fino a oggi.
      Adesso e per tutta la settimana non mi darò pace finché non mi concederò anch’io una fetta di questa leccornia! 😛
      A parte gli scherzi, sono felice di essere riuscita a creare un punto d’incontro con questo post e di aver fornito un contenuto diverso dal solito e utile per te, che l’hai letto fino alla fine. 🙂

      • Reply Nick Murdaca 10 aprile 2017 at 14:16

        Potere dell’associazione mentale con “pancia”! 😉
        Utilissima!
        P.S. “Posso resistere a tutto tranne che alla tentazione.” (Oscar Wilde)

        • Reply Rita Fortunato 10 aprile 2017 at 20:22

          Super, Nick!
          Se chiami in aiuto Oscar Wilde è tutto perdonato e perdonabile. 🙂

  • Reply Il significato di sognatore: da Simonetti alla scuola di Atene di Raffaello 18 agosto 2017 at 23:06

    […] a che fare con un’altra parola molto, molto usata, soprattutto nel mondo del web marketing ovvero empatia. Ma non è questo il luogo o il momento […]

  • Leave a Reply