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Curriculum Del Lettore di Rossana Cavallari: giornalista e copywriter

5 aprile 2017
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Il Curriculum Del Lettore di questa settimana è di Rossana Cavallari. Sul suo blog si presenta come una giornalista, copywriter e storyteller circondata da libri e parole da mettere al posto giusto.

Giornalista è la prima parola con la quale Rossana Cavallari si identifica ed è giornalista colui che si pone nel mezzo, nel ruolo di mediatore informativo e culturale così come è scritto su Leggere, cosa e come. Il giornalismo e l’informazione culturale nell’era della rete di Giorgio Zanchini, Donzelli Editore:

“Il nuovo mondo è ricco e aperto, molto più ricco e aperto del secolo scorso, ma è un mondo straordinariamente complesso e mutevole e la complessità vuole interpreti, i nuovi assetti hanno bisogno di lettori consapevoli, di formazione e orientamento”.

Il tema di riflessione sul ruolo del giornalista è complesso e sarà approfondito più avanti, una volta che avrò concluso la lettura del libro dal quale ho tratto la citazione. Oggi è il giorno di Rossana Cavallari e di come si narra attraverso le sue letture.

Il suo stile di scrittura mi è parso visivo, emozionale e le parole non solo sono messe al posto giusto ma scorrono veloci, una riga dopo l’altra. Insomma, il suo Curriculum Del Lettore si legge tutto d’un fiato.

Ti ci butti anche tu?

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Curriculum Del Lettore di Rossana Cavallari: giornalista, copywriter e storyteller

Non ricordo di essere mai stata senza libri.
Nei libri trovo tutto. Trovo le risposte alle mie domande e trovo certezze.
Sono fondamentali e non potrei farne a meno.

Rigorosamente cartacei perché ho bisogno di sentirli, sottolinearli e renderli miei con appunti e pensieri perché i libri sono vivi e per me, negli anni, si sono trasformati da semplici compagni di giochi e avventure in strumenti di lavoro.

Sì perché non potrei fare il mio lavoro di copywriter e storyteller se non nutrissi le mie parole. Quelle che io uso per raccontare il meglio degli altri. Le parole sono vive, crescono, cambiano, si evolvono e hanno bisogno di studio continuo. Per me è così.

Amo leggere tutto e non ho un unico genere letterario di riferimento.
Se penso al mio percorso di crescita, personale e professionale, l’unica certezza che ho sono i libri che mi hanno accompagnata.

Tra le pagine mi sono persa ogni volta che una storia mi rapiva, mi sono chiusa quando la vita mi ha messo davanti a sfide non semplici da affrontare, mi sono trovata a sorridere oppure a piangere e a imparare. Sempre e tanto.

Ricordo da piccola, alla scuola elementare, un giorno d’inverno in cui ero felicissima perché Santa Lucia mi aveva portato in dono un libro piccolo piccolo dalla copertina giallo ocra e le pagine antiche. Un libro scritto con caratteri minuscoli, senza immagini e con le prime lettere di ogni nuovo capitolo decorate in modo elegante. Erano Le mille e una notte. Non un’edizione nuova ma una speciale perché quel testo, a suo tempo, era stato di mia mamma e per me rappresentava il passaggio ai libri dei grandi.

Rivedo ancora la curiosità che avevo di leggere tutte quelle pagine viaggiando in un mondo incantato che non conoscevo. A me sembrava una sensazione bellissima.

L’adolescenza, invece, è stata segnata da un autore che ancora oggi amo molto. Uno scrittore che mi ha permesso di osare e considerare la lettura, ma non solo, in modo diverso. Da lui ho imparato a non dare nulla per scontato.

Io che da ragazzina vivevo di regole e senso di responsabilità, mentre le mie amiche iniziavano a divertirsi, incrociai Daniel Pennac e il suo Come un romanzo che, ancora, considero uno dei miei libri preferiti in assoluto.Qui Pennac, con la sua caparbietà, stila il decalogo per eccellenza indicando i 10 diritti del lettore. E che diritti.

Il diritto di non leggere, di saltare le pagine, di non finire un libro, di rileggere, di leggere qualsiasi cosa, il diritto al bovarismo, di leggere ovunque, di spizzicare, di leggere a voce alta e di tacere.

La prima volta che ho letto questo testo me ne sono letteralmente innamorata. Per me, in fondo, era avanguardia. A distanza di anni i miei diritti preferiti sono sempre il diritto di spizzicare e il diritto di tacere. Nel primo caso un’emozione unica perché è l’istinto a fare la differenza.

Spizzico ogni volta in cui entro in una libreria. Mi aggiro tra gli scaffali, mi faccio sorprendere dai libri e poi, sempre e immancabilmente, ne scelgo uno lo apro a caso e leggo un pochino.

Il diritto di tacere, invece, penso oggi non sia una cosa scontata. Spesso ritenuto un difetto per me rappresenta una virtù intesa come l’arte di parlare quando e se necessario.

Arrivata a essere grande sono stati, ancora una volta, i libri a darmi degli insegnamenti e farmi crescere. Se non penso ai testi di studio e aggiornamento, che leggo senza tregua perché tutto è in costante evoluzione e cambiamento, sono due quelli che vorrei ricordare. Li ricordo con affetto perché mi sono stati consigliati da una persona speciale che mi ha fatto scoprire le letture eleganti, raffinate e se vogliamo anche più importanti.

Importanti per me e per la mia crescita culturale.

Il primo romanzo, che mi ha segnato in questo periodo, è stato Suite Francese di Irène Némirowsky un’ autrice dalla quale non sono più riuscita a staccarmi. Lei ,che nei mesi che precedettero il suo arresto e la sua deportazione ad Auschwitz, scrisse Temporale di Giugno e Dolce, raccolti appunto in Suite Francese, come a voler narrare in diretta il destino di una nazione occupata dai nazisti. Un romanzo che, ancora a distanza di qualche anno, ha un ruolo fondamentale per me e la mia formazione. Un libro ricco e denso di storie, personaggi, emozioni e colori tenuti insieme dal filo rosso dettato da un tono impeccabile. Un esempio di scrittura nobile in grado di descrivere al meglio anche tutto ciò che l’uomo può essere in senso positivo oppure negativo.

Insomma una scoperta.

Infine mi piace tanto Zia Mame di Patrick Dennis.

Zia Mame mi ha fatto compagnia in un momento particolarmente complesso portando un carico di sorrisi che non avrei immaginato di riuscire ad avere. In Zia Mame un pochino mi rivedo. Quel modo di essere fuori dagli schemi dove nulla appare sbagliato oppure fuori luogo se solo tu non ti fai influenzare dalle convenzioni. Zia Mame è la zia che tutti, in cuor nostro, almeno per un giorno vorremo avere per vivere sempre in balia di avventure, emozioni e personaggi tanto strani quanto divertenti. Da lei ho imparato ad apprezzare il mio senso di leggerezza nell’affrontare le cose anche quelle più difficili.

A volte, quando sento che gli altri mi percepiscono strana o quanto meno con la testa tra le nuvole, penso a lei e mi dico che Zia Mame sarebbe contenta di sapere che mi accompagna con la sua verve e i suoi sorrisi. Perché, in fondo, tutti abbiamo i nostri modelli di riferimento. Io, tra i miei, ho certamente lei.

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1 Comment

  • Reply Leggere, cosa e come. Il giornalismo e l'informazione culturale nell'era della rete di Giorgio Zanchini – ParoleOmbra 26 maggio 2017 at 10:04

    […] che decido a chi dare la precedenza, ho chiesto a Rossana Cavallari cosa ne pensa del libro di Giorgio Zanchini. In quanto giornalista, sta vivendo sulla sua pelle […]

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